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Voto al film:

Tra abissi psichici e sonori, si respira grande cinema

Non sei mai stato qui realmente, così dovrebbe tradursi letteralmente il titolo del quarto lungometraggio di Lynne Ramsay (tratto dal romanzo di Jonathan Ames), anche questo, come il precedente, presentato a Cannes dove ha vinto nel 2017 il premio per la miglior sceneggiatura e il premio per il miglior interpretazione maschile, consegnato a Joaquin Pohenix.

Joe è un veterano di guerra, un uomo abituato alla violenza, a subirla e all’occorrenza, anche ad utilizzarla nel modo più brutale. Un uomo alla deriva che si muove fra i demoni del suo passato in un presente che attraversa, quasi senza farne parte. Trasformatosi ormai in una maschera abbrutita e allucinata, continua a lavorare prestando servizio come sicario per i clienti più diversi. Unico suo contatto con quel briciolo di umanità che ancora resiste in lui, il rapporto con l’anziana madre, che accudisce amorevolmente ogni giorno. Ingaggiato per liberare la figlia di un senatore, rapita e costretta in un giro di prostituzione minorile, Joe si vedrà trascinato in una spirale di violenza inarrestabile.

Con un piglio decisamente autoriale, la regista inglese mette in scena un thriller, cupo e dolente che poggia sulle spalle solidissime di Joaquin Phoenix: nella sua recitazione allucinata e senza sbavature, controllatissima sopratutto quando sembra senza controllo, risiede buona parte della forza di questa pellicola. Una recitazione la sua fatta di pochi gesti, pochissime parole appena sussurrate (se ne suggerisce la visione in originale per apprezzare a pieno queste sfumature), un ondeggiare goffo e sgraziato, quasi il suo personaggio inciampasse nel mondo, incerto e angosciato, alternando crolli nervosi a scatti di violenza disumana.

La scurissima e livida fotografia di Thomas Townend spinge ogni luogo in una oscurità fonda e impenetrabile, dove si mescolano personaggi reali e i fantasmi della mente del protagonista, i suoi demoni privati, che ancora lo ossessionano e lo spingono verso una autodistruzione implacabile e apparentemente senza rimedio.

Ma c’è almeno un secondo protagonista in questa pellicola che, al pari di Phoenix, la rendono pregevolissima e imperdibile: la musica di Jonny Greenwood. Oltre ad essere lo straordinario chitarrista dei Radiohead che tutti conosciamo, dal 2007, con Il Petroliere di Paul Thomas Anderson, Greenwood ha iniziato ad affiancare alla sua carriera anche quella di compositore di musiche da film, curando da quel momento tutte le musiche del regista americano. La collaborazione con Lynne Ramsay inizia con il suo film precedente, …e ora parliamo di Kevin, ma è con questo che il genio di Greenwood trova il modo di esprimersi più compiutamente.

Il mondo interiore di Joe, turbato e pieno di allucinazioni, incapace di tenere insieme i frammenti laceri della sua esistenza ci viene restituito sul piano sonoro, e quasi metaforizzato da questo, con una raffinata e complessa colonna sonora che mescola con grande intelligenza archi, musica elettronica, rumori, suoni, voci fuori campo, sia reali che mentali. Sovrapponendo anche linee melodiche differenti e attraverso un raffinato gioco di dissonanze e suoni elettronici distorti, Greenwood, costruisce delle vere e proprie scenografie sonore, ambienti musicali opprimenti e asfittici eppure di grande tridimensionalità e ricchezza, che trascinano lo spettatore nel baratro psicologico del protagonista.

Un film stratificato e ricco di tensione, simile a tanti ma uguale a nessuno, angosciante e problematico, che non si dimentica così facilmente.

SCHEDA TECNICA
A Beautiful Day (You Were Never Really Here, Inghilterra, 2017) – REGIA: Lynne Ramsay. SCENEGGIATURA: Lynne Ramsay FOTOGRAFIA: Thomas Townend. MONTAGGIO: Joe Bini, Jeffrey Ford. MUSICA: Jonny Greenwood. CAST: Joaquin Phoenix, John McClean, Judith Roberts, Ekaterina Samsonov. GENERE: Thriller. DURATA: 95’

About Edoardo Graziani

Classe 1980, nasce e lavora a Bologna come grafico editoriale e come fotografo. Amante del cinema da sempre, folgorato lungo la via da Antonioni e Wenders, dopo aver atteso molti anni per ragioni di lavoro, si è finalmente trovato nella condizione di poter intraprendere gli studi di cinema presso il Dams di Bologna, dove attualmente, è iscritto.

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