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Voto al film:

La musica è cambiata

Guardando a Baby Driver – Il genio della fuga di Edgar Wright, pare evidente che l’argomento centrale di questa rivista risulta più che mai attuale e in via di evoluzione, segno di un cambiamento in atto che richiede uno studio sempre più accurato e al passo coi tempi.

La musica nella settima arte, come più volte è stato messo in luce dai nostri collaboratori, non è più semplice accompagnamento alle immagini sullo schermo, in una furba scaletta atta il più delle volte a sottolineare determinati snodi narrativi o ad arricchirli di ulteriori significati, attraverso una rete di rimandi e citazioni. Nel cinema contemporaneo, come mai prima d’ora, la componente sonora assume un ruolo sempre più rilevante, oggetto stesso del film o suo tema centrale (i biopic che annualmente popolano le sale, così come i numerosi lungometraggi a sfondo musicale degli ultimi anni), ma anche e soprattutto costante estetica che condiziona e caratterizza la struttura stessa delle pellicole.

Il pregio maggiore di Baby Driver è proprio l’uso sapiente della colonna sonora, protagonista invisibile, ma non discreta delle quasi due ore di montato, costantemente sulla scena a scandirne ritmi e accadimenti in una ricerca quasi maniacale di un sincrono perfetto tra immagini e note, passando rapidamente dagli auricolari del protagonista Baby allo spazio diegetico e viceversa. I brani del film si fanno così tutt’uno con l’esperienza sensoriale dello spettatore, in costante simbiosi con il protagonista e i suoi stati d’animo.

La selezione voluta da Wright spazia dal rock al soul passando per il funky, in una playlist raffinata alla Scorsese, ma declinata al ludico divertissement tarantiniano che racchiude in sé le tracce della logica postmoderna insite nella cultura pop. Un’esaltante concezione del mezzo musicale che supera i confini dello schermo, di cui la rapina in apertura del film e la sparatoria ribattezzata “Tequila Shooting” sono esempi tra più significativi. Nella prima è Bellbottoms dei Joe Spencer Blues Explosion a scandire tanto il montaggio quanto le azioni in scena sulle sonorità del noto gruppo punk blues il cui stile asciutto e vigoroso si fa accompagnamento ideale dei quasi sei minuti dell’adrenalinica sequenza di fuga. Similmente nel secondo esempio, il manierismo del regista porta a far corrispondere gli spari alle singole battute del noto riff per fiati di Tequila dei The Champs nella cover dei Button Down Brass.

Baby Driver allarga e reinventa dunque gli orizzonti del legame tra cinema e musica ponendo l’accento su quest’ultima, che arriva così a riempire lo schermo più delle immagini stesse rendendosi elemento trainante del racconto e non solo suo collante emozionale. Una sfida tentata prima forse solo dal videoclip e ora finalmente vinta.

SCHEDA TECNICA
Baby Driver – Il genio della fuga (Baby Driver, Inghilterra-USA, 2017) – REGIA: Edgar Wright. SCENEGGIATURA: Edgar Wright. FOTOGRAFIA: Bill Pope. MONTAGGIO: Jonathan Amos, Paul Machliss. MUSICA: Steven Price. CAST: Ansel Elgort, Kevin Spacey, Lily James, Jamie Foxx. GENERE: Azione. DURATA: 113′

About Lapo Gresleri

Critico e storico cinematografico iscritto al Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (SNCCI). Nato a Bologna nel 1985, si laurea nel 2008 in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo con una Tesi in Caratteri del Cinema Nordamericano sul noir classico. Nel 2010 consegue la Laurea Specialistica in Cinema, Televisione e Produzione Multimediale con una Tesi in Cinema e Studi Culturali sull’opera di Spike Lee. Collaboratore esterno presso la Cineteca di Bologna dal 2009, è autore di saggi, articoli e recensioni a carattere cinematografico pubblicati su volumi e riviste tra cui Inchiesta, Archphoto 2.0, Cinergie, Mediacritica, Parole Rubate, Fermenti, Studi Pasoliniani, Cineforum Web, Cinefilia Ritrovata e Le Magazine Littéraire.

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