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Voto al film:

“È tutto sentimento…

… Puoi suonare mille note al minuto… ma se non riesci a esprimere quel sentimento meraviglioso, non serve a niente”. La frase di B.B. King racchiude in sé il segreto della propria musica, un motto che è in fondo espressione della sua stessa vita, come raccontato in The Life of Riley di Jon Brewer.

Manager e regista di numerose biografie filmate di personaggi della scena musicale americana tra cui Cream, Yes, Kurt Cobain, Jimi Hendrix, Nat King Cole, Guns n’ Roses, Brewer rende omaggio al re del blues, B.B. King – al secolo Riley King – chitarrista divenuto egli stesso sinonimo della “musica del diavolo”, capace di raccogliere consensi a livello mondiale da un pubblico ampio, di diversa etnia, età ed estrazione.

Più di altri suoi colleghi, King ha saputo fare della sua musica un linguaggio universale, smentendo la concezione popolare del blues quale canto di sofferenza e dolore, facendone piuttosto una questione di passionalità. Una musica in sé povera, che trova nell’intensità dell’interpretazione la sua vera forza. La lezione di B.B. è proprio questa: con uno stile energico, privo di particolari virtuosismi ma sempre riconoscibile nei suoi tratti caratteristici (l’uso del falsetto, il fraseggio “nota per nota” e il vibrato della sua Lucille o l’incalzante ritmica sostenuta dai fiati), King ha trascinato e affascinato generazioni di appassionati, dimostrando come la radice comune a tutta la musica leggera contemporanea sia ancora viva e malleabile in forme nuove e originali. A dimostrazione di ciò, i numerosi duetti che hanno segnato la carriera del chitarrista, dagli Stones agli U2 passando per Eric Clapton, Johnny Winter e Slash: incontri in cui mai uno stile si è imposto sull’altro, ma invece si è data regolarmente vita a qualcosa di nuovo, impossibile da inquadrare in una qualsiasi categoria di genere.

Attraverso racconti personali e aneddoti di conoscenti, colleghi e collaboratori, B.B. King ripercorre la carriera dell’artista, dalla povera infanzia rurale nel Mississippi al trasferimento a Memphis in cerca di fortuna e il suo debutto radiofonico, fino al successo con alcuni tra i suoi album più fortunati (Live at the Regal, Completely WellIndianola Mississippi Seeds, in London e Riding with the King) e alle varie onorificenze alla carriera in riconoscimento alla sua arte.

Quel che manca al film è il coraggio di andare oltre il ritratto dell’uomo – tra l’altro illustrato dettagliatamente nell’autobiografia Il blues intorno a me (1996) – e azzardare magari un’opera più incentrata sulla tecnica, sullo stile o sull’influenza dell’artista sui suoi contemporanei, scollandosi dunque dall’immagine “da santino” che il documentario biografico tende generalmente a offrire del suo soggetto. Un’occasione dunque in parte mancata, che omaggia sì il musicista ma senza aggiungere molto a quanto di lui noto da tempo. È l’annosa questione di the best of o greatest hits: senza inediti, è già tutto sentito.

SCHEDA TECNICA
B.B. King: The Life of Riley (Id., USA, 2012) – REGIA: Jon Brewer. FOTOGRAFIA: Josh Gibson, Matt Greenham, Willie Mann, Jeff Smart. Montaggio: Andrij Evans. MUSICA: B.B. King. CAST: Morgan Freeman (voce narrante), B.B. King, Carlos Santana, Bonnie Raitt. GENERE: Documentario. Durata: 123′

About Lapo Gresleri

Critico e storico cinematografico iscritto al Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (SNCCI). Nato a Bologna nel 1985, si laurea nel 2008 in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo con una Tesi in Caratteri del Cinema Nordamericano sul noir classico. Nel 2010 consegue la Laurea Specialistica in Cinema, Televisione e Produzione Multimediale con una Tesi in Cinema e Studi Culturali sull’opera di Spike Lee. Collaboratore esterno presso la Cineteca di Bologna dal 2009, è autore di saggi, articoli e recensioni a carattere cinematografico pubblicati su volumi e riviste tra cui Inchiesta, Archphoto 2.0, Cinergie, Mediacritica, Parole Rubate, Fermenti, Studi Pasoliniani, Cineforum Web, Cinefilia Ritrovata e Le Magazine Littéraire.

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