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Voto al film:

Do Androids Dream of Old Tunes?

Il sogno è memora e la memora è sogno. Un valore talmente potente da determinare la concezione di essere e tempo in nome della nullità del presente-futuro dipinto splendidamente da Denis Villeneuve in Blade Runner 2049.

Un tempo che si autodetermina prendendo le mosse, con rispetto reverenziale, da quel 2019 filmato da Ridley Scott 30 anni fa e che, come tanti critici hanno giustamente sottolineato, si espande andando a creare un universo narrativo forse ancor più potente.

Tanto si è parlato delle suggestioni visive del film, merito della fotografia di Roger Deakins che alterna sapientemente conturbanti visioni al neon ad abbaglianti paesaggi desertici; tuttavia è quantomeno necessario spendere qualche parola sulla componente musicale diegetica in Blade Runner 2049, indispensabile a nostro avviso, per afferrare e comprendere la tematica portante del film.

Tralasciando il funzionale, seppur non spettacolare, commento sonoro di Hans Zimmer, ci sembra infatti che la musica diegetica, nonché l’idea stessa di musica, siano intese come una sorta di custode della memoria. Qualcosa in grado di simboleggiare un passato lontanissimo, forse dimenticato, dell’umana specie.

Non a caso i pezzi musicali che entrano nella narrazione filmica sono concettualmente legati all’identità del protagonista K. (Ryan Gosling), oltre a essere fortemente contestualizzati a livello storico culturale, fattore che ancora di più contribuisce a sottolineare la necessità di un legame con una tradizione. O meglio, un’idea di tradizione innestata anch’essa, esattamente come i ricordi, e che viene presentata attraverso degli innesti stessi: dispositivi ultratecnologici e luminosi ologrammi.

Nella primissima metà del film assistiamo alla sequenza del ritorno a casa di K. dove ad attenderlo vi è Joi (Ana De Armas), dolcissima ologramma più umana degli umani che seleziona per lui una vecchia canzone da replicare grazie ai dispositivi digitali presenti nell’appartamento. “Questo pezzo è stato pubblicato dalla Reprise Records e arrivò in testa alle classifiche nel 1966…”. Non siamo in grado di comprendere da dove fuoriesca il suono, ma la voce di Frank Sinatra che intona Summer Wind è pressoché inconfondibile.

Un chiaro richiamo a una memoria creata, ma tuttavia viva, che appare ancor più forte nella lunga sequenza ambientata all’interno dell’hotel abbandonato in una altrettanto desolata Las Vegas. Qui l’incontro tra K. e il vecchio Deckard (Harrison Ford) avviene in due momenti commentati da un interessante contrappunto musicale. Deckard appare dopo che K. fa suonare il tasto di un vecchio pianoforte, quasi come se avesse bussato a una porta; in seguito i due si scontrano in una suggestiva sequenza destinata a diventare cult.

Nella sala adibita agli spettacoli dell’hotel, un vecchio e malfunzionante ologramma di Elvis accompagna muto la lotta fra i due, fino al momento della tregua sulle note di una Can’t Help Falling In Love finalmente udibile. Nonostante la potenza visiva delle immagini, è impossibile non cogliere una malinconica decadenza di un mondo dal presente distrutto e ancorato alla musica del passato, ai ricordi. Reali o innesti che siano.

Da non dimenticare anche una terza sequenza in cui K., il quale su suggerimento di Joi rinuncia al suo nome di replicante per adottare quello di Joe, ascolta nuovamente Sinatra con One For My Baby (And One More For the Road). La voce fuoriesce da una sorta di vecchio jukebox sulla cui sommità appare l’ologramma del crooner, come una sorta di ancestrale coscienza: “It’s quarter to three, there’s no one in the place except you and me/So, set ’em up, Joe, I got a little story I think you should know.”

Legata a doppio filo ai meccanismi della memoria e all’idea stessa di passato che emerge dalla narrazione, la musica diegetica in Blade Runner 2049 è un triste lamento custodito dai replicanti e che, a sua volta, ne custodisce i segreti. Sin dal 1982-2019 quando davanti a un pianoforte Deckard diceva di aver sognato musica e Rachel confessava di non sapere di essere in grado di suonare. Non a caso è proprio un pianoforte, all’interno della casa di Sappert Morton, a custodire un frammento segreto del grande miracolo degli androidi.

SCHEDA TECNICA
Blade Runner 2049 (Id., USA, 2017) – REGIA: Denise Villeneuve. SCENEGGIATURA: Hampton Fancher, Michael Green. FOTOGRAFIA: Roger Deakins. MONTAGGIO: Joe Woalker. MUSICA: Jóhann Jóhannsson, Hans Zimmer, Benjamin Wallfisch. CAST: Ryan Gosling, Harrison Ford, Robin Wright, Jared Leto. GENERE: Fantascienza. DURATA: 117’

About Federica Marcucci

E' nata ad Assisi nel 1990. Si laurea nel 2013 in Lettere Moderne presso l'Università degli studi di Perugia con una tesi sull'enigmatico romanzo "Parigi" di Lorenzo Viani. Nel 2016 consegue la laurea specialistica in Cinema, Televisione e Produzione Multimediale con una tesi in Cinema e Studi Culturali sul rapporto tra Woody Allen e la musica. Attualmente è redattrice di cinema per GingerGeneration.it e collabora con Spotzer in veste di copywriter freelance.

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