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Voto al film:

Amore, ossia dolce sinfonia del tormento

Identificazione. Perdita. Dolore. Chiamami col tuo nome è il racconto senza tempo di infinite estati lontane, in cui il primo amore è un sensuale brivido lungo la schiena, un desiderio viscerale tanto immenso da non trovare spazio fuori da letti di ferro e sentieri persi nel verde; una dimensione delicata ed estetizzante, in cui prende forma e si incarna un desiderio ancestrale. Qualcosa di straordinariamente bello e irresistibile, come un bronzo antico che emerge dalle acque.

Guadagnino tratteggia un’immortale egloga estiva dagli inconfondibili echi bertolucciani in cui, “da qualche parte in nord Italia”, la prorompente sessualità acerba di un giovane e il fascino maturo di un uomo nascosto dalle pieghe di camicie arruffate si incontrano per desiderarsi e amarsi irresistibilmente di quell’amore senza limiti. Un sentimento che è identificazione totale e che, bruciando in fretta, lascia la sua traccia in specchi d’acqua, fili d’erba e in una morbida polpa di pesca, prima di dissolversi nel dolore della perdita.

Un turbinio di desideri e sconvolgimenti destinati – forse – a reiterarsi, in cui la musica cadenza i momenti cruciali della vita del giovane protagonista fino a diventare essa stessa metafora di condivisione dell’amore completo.

Così osserviamo che prima dell’arrivo di Oliver la musica fa parte della vita di Elio, ma in un modo che suggerisce un certo senso di isolamento, essendo allo stesso tempo interna ed esterna all’universo narrativo. Le cuffie del protagonista, le stesse con le quali ascolta gli amati brani di musica classica da trascrivere, ci suggeriscono soltanto di che materia possa essere costituito il suo mondo. Un mondo di cui noi, così come Oliver, facciamo fatica a varcare la soglia pure quando la musica entra prepotentemente nella narrazione. Basti pensare alla sequenza della discoteca, in cui l’insicurezza giovanile di Elio è contrapposta alla sicura solarità di Oliver, ma anche alle esecuzioni domestiche al pianoforte in cui la musica, oggetto privato e personalissimo, si fa per il protagonista condivisione forzata.

Il punto di svolta è rappresentato dal momento in cui, con una tenera quanto goffa strategia seduttiva, Elio fa in modo tale che la musica diventi una via prediletta per lo sfiorarsi con la persona amata. Non a caso, il contatto di svolta tra i due avviene quando Oliver chiede a Elio di replicare al pianoforte una melodia di Bach.

In questo senso la musica si fa metafora della scoperta e della condivisione dell’amore stesso. Qualcosa che non è più necessario tenere soltanto per sé, anche in mancanza della persona amata. Pensiamo alla scena di sesso tra Marzia ed Elio in cui una piccola radio sostituisce le solitarie cuffie per diffondere una gracchiante hit anni ’80, ma anche quando Elio languisce nell’attesa di Oliver ascoltando Radio Varsavia.

Tuttavia notiamo come nel film di Guadagnino l’interpolazione dell’elemento sonoro nel montaggio trovi la sua acme proprio nella rappresentazione lirica della massima felicità tra i due amanti un attimo prima della fine della loro relazione. La natura incontaminata delle Alpi fa da cornice alla caducità di un momento tanto intenso in cui la musica (qui extradiegetica) è ovunque. Mystery of Love di Sufjan Stevens non proviene da alcuna fonte sonora dell’universo narrativo, è ovunque e da nessuna parte, e perdendo ogni contatto con il reale si fa chiosa perfetta dell’amore totale.

Che cosa resta? Il silenzio e il dolore. La musica di Elio è tornata dentro ai suoi preziosi auricolari, via prediletta affinché sconosciute sinfonie possano accogliere e abbracciare il dolore prima di poter essere pronti a donarsi ancora una volta.

SCHEDA TECNICA
Chiamami col tuo nome (Call Me by Your Name, Italia-Francia-Brasile-USA, 2017) – REGIA: Luca Guadagnino. SCENEGGIATURA: James Ivory. FOTOGRAFIA: Sayombhu Mukdeeprom. Montaggio: Walter Fasano. MUSICA: Sufjan Stevens. CAST: Timothée Chalamet, Armie Hammer, Michael Stuhlbarg, Amira Casar, Esther Garrel. GENERE: Drammatico. Durata: 132′

About Federica Marcucci

E' nata ad Assisi nel 1990. Si laurea nel 2013 in Lettere Moderne presso l'Università degli studi di Perugia con una tesi sull'enigmatico romanzo "Parigi" di Lorenzo Viani. Nel 2016 consegue la laurea specialistica in Cinema, Televisione e Produzione Multimediale con una tesi in Cinema e Studi Culturali sul rapporto tra Woody Allen e la musica. Attualmente è redattrice di cinema per GingerGeneration.it e collabora con Spotzer in veste di copywriter freelance.

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