Omaggio a Jonathan Demme – Dove eravamo rimasti

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Dove eravamo rimasti, l’ultimo film di finzione Jonathan Demme è recensito per Leitmovie da Marcello Polizzi.

Voto al film:

Il grande concerto americano

La capacità di Jonathan Demme di filmare la musica è davvero impressionante, e non è certo questa una novità. Dopo aver indagato in profondità nei suoi documentari artisti e generi musicali tanto diversi – dai Talking Heads di Stop Making Sense a Storefront Hitchcock, dai tre film dedicati a Neil Young fino ad Enzo Avitabile Music Life – Demme nella sua ultima pellicola compie un passo importante: lo spostamento del racconto musicale dalla forma documentaristica alla fiction.

dove eravamo rimasti 2Sfruttando tutta l’intelligenza che lo contraddistingue, il regista statunitense focalizza su questo delicato passaggio l’intera forza del film. Dove eravamo rimasti risulta essere infatti in molti momenti un vero e proprio concerto filmato, in cui Demme ci mostra tutte le sue doti tecniche. La grande capacità così di filmare la musica live e di dirigere gli attori nelle esibizioni sul palco, nonché di renderli credibili nei panni di mancate ed attempate rock star, fa sì che la musica o meglio i momenti musicali diventino il fil rouge narrativo attraverso cui ricucire le trame del racconto, pur conservando la loro funzione di puro pretesto nello sviluppo della storia. Pretesto in quanto la musica non è il fulcro del racconto bensì il mezzo, il tramite attraverso cui esso si dispiega.

Sin dal titolo originale possiamo riscontrare l’astuzia di Demme nel suggerire in quel Ricki and the Flash, sia la presentazione di una band, enfatizzando quell’aspetto concertistico del film, ma anche la presentazione di una donna, della sua passione e di conseguenza delle vicende della sua vita. Dove eravamo rimasti racconta allora la storia di Ricki (una fantastica Meryl Streep), madre poco devota alla famiglia e ai figli, abbandonati per inseguire quel sogno forse sfumato già da tempo, ma che oramai è parte costitutiva di una donna che si è cucita addosso un vero e proprio personaggio, dallo stile di vita profondamente lontano da quello della sua ex famiglia. E proprio l’annullamento di questa lontananza, la messa in discussione delle proprie scelte, il guardarsi indietro e rimettersi in gioco per recuperare i valori essenziali dell’esistenza, diventano i grandi temi di questo racconto. Racconto che certamente ha il sapore del già visto e sentito, ma in cui Demme riesce a sfruttare i cliché e l’impianto decisamente classico per giocarci a suo piacimento, riuscendo nella non facile operazione di creare una giusta empatia e genuinità a partire da situazioni comuni ma universali.

E a farsi carico di tutti i buoni valori è quindi la musica, il rock nel caso specifico. Quel sano e vecchio rock, detentore morale di tutti i valori dell’America, diventa così il portavoce di una storia qualunque e di chiunque che scava nostalgicamente nelle pieghe del tempo e della vita. Le grandi conquiste per forza di cose avvengono perciò su di un palcoscenico e l’interpretazione della springsteeniana My Love Will Not Let You Down racchiuderà in sé il potere di un impegno d’amore dalle proprietà curative, che supera tutte le difficoltà e scioglie i nodi del proprio passato. Nel più americano degli happy ending.

SCHEDA TECNICA
Dove eravamo rimasti (Ricki and the Flash, USA, 2014) REGIA: Jonathan Demme. SCENEGGIATURA: Diablo Cody. FOTOGRAFIA: Declan Quinn. MONTAGGIO: Wyatt Smith. MUSICA: Jenny Lewis, Jonathan Rice. CAST: Meryl Streep, Kevin Kline, Mamie Gummer, Audra McDonald, Rick Springfield. GENERE: Commedia. DURATA: 101′

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