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Voto al film:

Living the polka dream

Nonostante l’impianto didascalico e di scarsa originalità, il biopic Il re della polka di Maya Forbes (produttrice e sceneggiatrice alla sua seconda prova come regista dopo Teneramente folle) risulta un film abbastanza riuscito, lodevole senza dubbio per l’interpretazione di Jack Black nel ruolo del protagonista Jan Lewan, già soggetto del documentario The Man Who Would Be Polka King (2009).

L’attore, la cui strabordante comicità lo lega a quella prettamente fisica di John Belushi, qui riduce al minimo le proprie caratteristiche espressioni e atteggiamenti per dar corpo e voce a un personaggio di per sé istrionico, misconosciuto cantante di polka di origini polacche che negli anni Novanta, intenzionato a rincorrere il sogno americano con la sua orchestra, dalla Pennsylvania coltiva l’aspirazione di diventare il re della musica da ballo. Scorato dall’irta strada per il successo, l’uomo decide di trasformare il suo lavoro in business, aggirando il fisco e vendendo illegalmente ai fan le azioni di un’improvvisata impresa commerciale di prodotti tipici con la promessa di esorbitanti interessi o altri improbabili affari, tra cui un’udienza papale, reinvestendo regolarmente nell’orchestra e nell’attività musicale il denaro rilevato.

La rincorsa del successo diviene il sintomo di un Paese assetato di denaro e ancora stupidamente convinto di poterlo ottenere con il minimo sforzo o patetiche furbizie. Jan e i suoi finanziatori diventano così le due facce della stessa medaglia, chiusi nell’illusione posticcia e ovattata di una fortuna a portata di mano per chiunque voglia farla propria, come dimostra To Be an American intonata dal cantante in segno della propria fede del mito statunitense. Nel film la musica diviene allora il mezzo attraverso cui raggiungere i propri sogni, ma a differenza dei zuccherosi talented movies, Il re della polka mette in luce ciò che tendenzialmente l’american way of life nasconde, ovvero il fallimento e il prezzo da pagare per i propri sbagli.

Così, più che la scalata al successo del protagonista, sono la sua caduta e la risalita della china con Rappin Polka i momenti migliori e i più interessanti della pellicola di Forbes, in fondo in empatia col personaggio quanto Black che, distante dai classici di School of Rock e Tenaciuous D, interpreta con il medesimo convincimento i successi di Lewan, imitandone addirittura accento e movenze sceniche sulle note di Ole Ole Polka, Everybody Polka o More is My Love.

SCHEDA TECNICA
Il re della polka (The Polka King, USA, 2017) – REGIA: Maya Forbes. SCENEGGIATURA: Maya Forbes, Wallace Wolodarsky [dal documentario “The Man Who Would Be Polka King” di Joshua Brown e John Mikulak]. FOTOGRAFIA: Andrei Bowden-Schwartz. MONTAGGIO: Catherine Haight. MUSICHE: Jan Lewan. CAST: Jack Black, Jenny Slate, Jason Schwartzman, Jacki Weaver. GENERE: Commedia. DURATA: 95’. Disponibile su Netflix dal 12 gennaio 2018

 

About Lapo Gresleri

Critico e storico cinematografico iscritto al Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (SNCCI). Nato a Bologna nel 1985, si laurea nel 2008 in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo con una Tesi in Caratteri del Cinema Nordamericano sul noir classico. Nel 2010 consegue la Laurea Specialistica in Cinema, Televisione e Produzione Multimediale con una Tesi in Cinema e Studi Culturali sull’opera di Spike Lee. Collaboratore esterno presso la Cineteca di Bologna dal 2009, è autore di saggi, articoli e recensioni a carattere cinematografico pubblicati su volumi e riviste tra cui Inchiesta, Archphoto 2.0, Cinergie, Mediacritica, Parole Rubate, Fermenti, Studi Pasoliniani, Cineforum Web, Cinefilia Ritrovata e Le Magazine Littéraire.

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