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Voto al film:

Nostalgia canaglia

Al The Space cinema di Bologna, che per l’occasione ha regalato ai fan il poster celebrativo stampato in esclusiva, è stato proiettato Solo: A Star Wars Story, spin off dedicato al celebre contrabbandiere intergalattico.

Nonostante una genesi creativa problematica, i continui cambi di rotta nella gestione e le svariate difficoltà produttive Solo: A Star Wars Story è finalmente venuto alla luce. Vera e propria mina vagante nelle cronache da una galassia lontana, lontana, il film di Ron Howard è un bizzarro ibrido che rinverdisce ed esalta la figura di Han Solo senza tuttavia mantenerne l’epos che aveva contraddistinto la sua figura nella vecchia trilogia.

Sghembo nella sceneggiatura e spettacolare nell’estetica, monocorde a tratti e dall’ampio respiro romanzesco in altri, Solo riporta anarchia nel preordinato universo Disney grazie alla sua genuina e sincera imperfezione. Come una scheggia impazzita zigzagante tra il pianeta Corellia e il ben più celebrato Kessel, il film ha un capo ma sviluppa poi innumerevoli code, l’ultima delle quali potrebbe prefigurare addirittura un sequel con tanto di oscuri Sith e con un’organizzazione criminale spietata pronta a dar manforte all’impero.

Ad alimentare l’intrattenimento e ad enfatizzare la dimensione fanciullesca scelta da Ron Howard e gestita attraverso una semplicità di narrazione ed un coinvolgimento sensoriale senza limiti, ci pensa soprattutto la colonna sonora del compositore britannico John Powell che, della tradizione orchestrale risalente a Williams e Goldsmith, ritrova lo spirito epico e lo stile pomposo, mentre se ne distacca totalmente per alcuni inserti musicali più leggeri e ariosi e per una certa propensione verso una comunicazione musicale stringente, soprattutto nei momenti in cui l’azione prende il sopravvento sullo studio di ogni singolo personaggio. Powell, insomma, utilizza il metodo dell’accerchiamento sonoro per le scene arrembanti, mentre per la caratterizzazione degli eroi o per la descrizione dei momenti chiave riprende il sistema sonoro della saga e lo piega alla sua poetica, preservando in tal modo il marchio di fabbrica consolidato – grazie soprattutto al riconoscibile main theme accennato in più di un’occasione – e garantendo una piena immedesimazione tanto al fan più accanito quanto al nuovo adepto.

Il risultato, granitico e poderoso, assicura una pienezza musicale senza precedenti, capace di riempire ogni spazio remoto della galassia e, come già fatto in precedenza con la soundtrack della saga di Jason Bourne, è lo stesso compositore a concedersi molto spazio per concepire l’evoluzione in musica degli avventurieri galattici, attraverso un attento lavoro sul timbro e sui temi scelti. Solo: A Star Wars Story è in fin dei conti una piacevole e divertente divagazione fantastica che riconduce la saga ad una più rassicurante misura adolescenziale che cattura in virtù della sua semplicità di scrittura e di narrazione.

SCHEDA TECNICA
Solo: A Star Wars Story (Id., Usa, 2018) – REGIA: Ron Howard. SCENEGGIATURA: Lawrence Kasdan, Jon Kasdan. FOTOGRAFIA: Bradford Young. MONTAGGIO: Chris Dickens. MUSICA: John Powell. CAST: Alden Ehrenreich, Donald Glover, Woody Harrelson, Emilia Clarke. GENERE: Fantascienza. DURATA: 135′

About Vincenzo Palermo

Vincenzo Palermo è giornalista, critico cinematografico e docente di lettere. Nato a Catanzaro nel 1984, dopo aver conseguito presso l’Università di Bologna la Laurea Triennale in Lettere moderne con Tesi su Ingmar Bergman e le letterature romanze, si laurea a pieni voti in Italianistica con una Tesi in letteratura medievale: “Paure infernali e magia tragica nel Decameron”. È redattore della testata giornalistica online “Cultura & culture” e del portale di critica cinematografica “Mediacritica”. Si dedica all’insegnamento di materie letterarie, scrive saggi ed è autore di una rubrica di recensioni cinematografiche sul mondo della scuola per la rivista di “Scienza dell’amministrazione scolastica”. Ha contribuito alla stesura del catalogo del 33° Premio Sergio Amidei di Gorizia.

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