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Voto al film:

Didascalia di una morte celebre

Otto dicembre 1980, New York City. Alan Weiss, un giovane giornalista ambizioso, rimane vittima di un incidente col proprio motorino vicino a Central Park. Lo ricovereranno nella struttura più vicina, il Roosevelt Hospital. A un certo punto però i dottori e le infermiere attorno a lui spariranno per assistere un moribondo appena arrivato attorno a cui gravita molto mistero. Alan carpisce da due poliziotti il nome di John Lennon e fiuta lo scoop, poi vede Yoko Ono e non ha più dubbi. Nel mentre le infermiere e la guardia, Joseph Medina, cercano in ogni modo di impedirgli di diffondere la notizia mentre in sala operatoria si fa sia il possibile che l’impossibile per salvare l’ex Beatle.

Ora, chi conosce i Beatles, si interessa alla loro vita privata e ha letto i vari resoconti sulla morte di John Lennon, in genere conosce anche questa storia. Sia il dott. David Halleran che lo stesso protagonista, Weiss, l’hanno spesso raccontata più e più volte. Esistevano varie possibilità, varie maniere per trasformare la vita vissuta in una storia filmica che andasse oltre la mera, triste, illustrazione didascalica di una morte celebre. Purtroppo, The Lennon Report di queste possibilità non approfitta, almeno non fino in fondo.

I titoli di testa ad esempio, composti da brandelli di telegiornali per contestualizzare storicamente il dicembre del 1980, sembrano alludere alla morte di Lennon come a una simbolica uccisione degli anni Settanta a cui è seguita l’entrata in grande stile degli Stati Uniti nell’era Regan. Ecco, questa strada narrativa non viene portata avanti fino in fondo, rimane una nota a piè di pagina nelle parole del giovane dott. Halleran, triste e arrabbiato per non aver potuto salvare, con parole sue, “la voce della mia giovinezza”.

Altro esempio: a fine film, fra i personaggi intervistati che hanno vissuto il dramma in prima persona, Weiss (quello vero) dice che la morte di Lennon, avendolo “toccato di persona”, gli ha insegnato a trattare le notizie tragiche in maniera più umana. È un bel concetto che, se esplorato in profondità, poteva dare più corpo al personaggio Weiss (interpretato da uno degli sceneggiatori), il quale invece resta piuttosto bidimensionale.

Terzo tema sfiorato: la fama. La morte di Lennon è stata, insensatamente, conseguenza della sua fama. Il giovane chirurgo Halleran tratta la ferita a morte del musicista come quella di un paziente qualunque, ma una volta che l’operazione finisce (e finisce male), lui stesso tradisce affetto per l’ex Beatle che non conosceva, ma la cui voce gli era familiare. Ecco, anche questa strana “familiarità unilaterale” deriva dalla fama. Ma il film non si orienta neanche in questa direzione, non prende in effetti nessuna direzione che non sia la stretta attinenza ai fatti (la sceneggiatura è stata praticamente scritta assieme ai protagonisti reali della vicenda) o il titanismo di un giovane il cui lavoro eroico (un massaggio cardiaco senza fine a cuore aperto, letteralmente col cuore di Lennon in mano) viene da ultimo perfino usurpato dal capo reparto più illustre. Ma anche il fatto che, accanto ai guitar heroes, ci siano eroi non celebri e non celebrati, specialmente negli ospedali, non è una novità anzi è una constatazione piuttosto banale per costruirci attorno un film.

Insomma, chi ama i Beatles troverà The Lennon Report triste da morire, chi ama le storie di dottori in stile E.R. forse gradirà. Una sincera nota di apprezzamento comunque c’è: l’assassino di Lennon non viene mai menzionato e lo si intravede, giusta punizione filmica per chi uccide per fama.

SCHEDA TECNICA
The Lennon Report (Sati Uniti, 2016) – REGIA: Jeremy Profe. SCENEGGIATURA: Walter Vincent, Jeremy Profe. MONTAGGIO: Alexander Hammer. MUSICHE: Loren Toolajian. CAST: Walter Vincent, Evan Jonigkeit, David Zayas, Adrienne C. Moore. GENERE: Drammatico. DURATA: 87′

About Martina Biscarini

Martina Biscarini è traduttrice, saggista e videomaker. Nata a Empoli nel 1985, si laurea nel 2009 in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo con una tesi sull'autobiografia di Harpo Marx che in seguito verrà ampliata e tradotta integralmente. Tutto ciò confluirà nel volume, edito nel 2017 da Erga editore (Genova) "Harpo Speaks". Nel 2012 consegue il Master Degree in videomaking all'università di Kingston-upon-Thames (Surrey) specializzandosi in sceneggiatura. Nel 2016 consegue la Laurea in Lingue e Letterature Moderne e Classiche con una tesi sui temi dell'utopia e della distopia rapportati al videogioco. Collabora con la rivista "Tysm" ed è autrice del libro "Mannarino, Cercare i colori" (Arcana Editore) che uscirà nel marzo 2018.

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