Voto al film:

Touble Man

Ci sono solo tre cose sicure: le tasse, la morte ed i problemi (There’s only three things that’s for sure: Taxes, death and trouble). Così canta Marvin Gaye in Trouble Man (grandissimo pezzo tratto dalla colonna sonora dell’omonimo film blaxploitation del 1972) mentre Roman J. Israel (Denzel Washington), un avvocato idealista che di troubles ne ha moltissimi (sta anche per perdere nuovamente il lavoro), compie un gesto destinato a cambiargli la vita, ma anche a fargli rischiare di perderla. Un bel movimento di macchina da presa che piomba sul protagonista, la fotografia hopperiana di in un vicolo di Los Angeles bagnato dalla pioggia e soprattutto la meravigliosa, calda e sensuale voce di Marvin Gaye danno vita a uno dei momenti migliori di End of Justice – Nessuno è innocente.

In questo suo secondo lungometraggio Dan Gilroy continua scandagliare le disfunzioni della società americana: se nell’ottimo Nightcrawler aveva evidenziato il cortocircuito della spettacolarizzazione delle notizie, qui il tema è l’ingiustizia del sistema legale, soprattutto nei confronti degli afroamericani. In entrambi i film il protagonista è un disadattato pieno di frustrazioni, ma mentre nella prima opera il personaggio di Jake Gyllenhaal calpestava ogni legge morale solo per sete di successo, qui Roman è un uomo di grandi principi, un ingenuo ma strenuo difensore dei diritti civili, un altruista che sarà quasi costretto dalle circostanze a venire a patti con la sua coscienza.

Ma nonostante l’indubbia bravura di Denzel Washington nell’interpretare una sorta di rain man impegnato e filantropo, il film delude sotto molti aspetti: tentando di mettere assieme legal thriller, anatomia di un emarginato, impegno civile ed un embrione di love story crea solo un quadro confuso in cui si perde senza riuscire a prendere una direzione precisa. Inoltre tutto è troppo schematico e didascalico, con un finale che non sfugge alla retorica.

A non deludere per niente è invece la musica, parte essenziale del film e della vita di Roman, il quale, perennemente isolato nel suo Ipod, ascolta solo musica black degli anni settanta: da grandi pezzi soul funky come Keep on Truckin’ di Eddie Kendricks, Cosmic Slop dei Funkadelic e l’ossessiva It’s Just Begun dei The Jimmy Castor Bunch, al jazz funk di Pharoah Sanders con Elevation (magnifico il sassofono nell’esaltare un’alienante sensazione di caos mentre in Roman aumenta la frustrazione per un’ulteriore denuncia inascoltata), al rhythm and blues di Trouble Man e I’ll Be Around dei The Spinners. Una nostalgica colonna sonora che gli fa compagnia nella campana di vetro in cui ha cercato di chiudersi per non vedere che il mondo è cambiato, che il movimento di emancipazione degli afroamericani degli anni sessanta e settanta è stato sconfitto e che nessuno ha più voglia di combattere contro il sistema. Cullato dai Funkadelic e Marvin Gaye è più facile fingere che il tempo si sia fermato e che la propria vita non sia stata un’unica grande sconfitta.

SCHEDA TECNICA
End of Justice – Nessuno è innocente (Roman J. Israel, Esq., USA-Canada-Emirati Arabi Uniti, 2017) – REGIA: Dan Gilroy. SCENEGGIATURA: Dan Gilroy. FOTOGRAFIA: Robert Elswit. MONTAGGIO: John Gilroy. MUSICA: James Newton Howard. CAST: Denzel Washington, Colin Farrell, Carmen Ejogo. GENERE: Drammatico, Thriller. DURATA: 122′

 

About Andrea Zacchi

Nato a Bologna nel 1971, si laurea in Scienze Politiche indirizzo internazionale presso l'Università di Bologna. E' un grande appassionato di cinema e di musica rock. Ha suonato per diversi anni il basso e la chitarra in un gruppo ed ha frequentato diversi corsi di cinema e di critica cinematografica. Ha un blog di recensioni di film e serie tv.

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