Voto al film:

Quisquilie e pinzillacchere

Difficile annoiarsi quando si parla di Jimi Hendrix. Difficile sì, ma non impossibile. Jimi Hendrix: the Uncut Story è certo un titolo invitante, poiché convince l’ignaro spettatore di poter accedere ad una verità senza censure. In realtà, già dalla prima delle tre parti del documentario, si comprende il vero significato della parola “uncut”, definizione azzeccatissima per un prodotto fastidiosamente prolisso: per una durata totale di ben tre ore, una serie di teste parlanti snocciola la vita di Hendrix abbandonandosi all’aneddoto, con una pedanteria che risulta quasi completamente inutile ai fini della comprensione musicale. Mancando una tesi di fondo che non sia il semplice ordine cronologico, il documentario di Steven Vosburgh ha un approccio ipermnestico che sembra voler compiacere il tipico fan talmente accecato dall’idolo da aver perso qualsiasi coscienza critica, con il risultato di elevare ad eccezionalità l’agire quotidiano e di assegnare perciò massima importanza ad ogni minuzia.

Il materiale d’archivio è limitato e la trovata formale maggiormente ricorrente consiste in uno sgradevole zoom sulle foto: ancora una volta, il fatto che il documentario sia ‘non autorizzato’ non si riferisce certo all’inserimento di contenuti scomodi, quanto, più semplicemente, al mancato pagamento dei diritti. Sfortunatamente, la libertà che una simile scelta sembrerebbe concedere non si traduce in una lettura inedita o in un’analisi dello stile di Hendrix, ma è vanificata da un goffo tentativo di arrampicarsi sugli specchi all’insegna del risparmio.

Se si esclude qualche proposta di esegesi dei testi, la grande assente resta la musica: mancando le canzoni, mancano anche i riferimenti musicali, anche perché i riff di sottofondo – perlopiù calchi di brani celebri – hanno unicamente funzione di riempitivi. La musica, solo vagheggiata, resta occultata da un indisponente alone mistico, di volta in volta attribuito alla sensibilità spirituale di Hendrix o alle sue magiche capacità. Si dice che Jimi utilizzasse la sala di registrazione come uno strumento, ma senza chiarire di quali apparecchiature si servisse o quali fossero le sue intuizioni in fase di missaggio. Guardando il documentario si ha quasi l’impressione che il suono della chitarra non abbia nulla a che fare con la tecnica strumentale, la disposizione degli accordi, le scelte di accordatura, la scalatura delle corde o la pedaliera, ma sia una sorta di dottrina, da accogliere senza fare domande. E Jimi Hendrix: the Uncut Story non intende certo far luce sui misteri dell’Electric Church.

SCHEDA TECNICA
Jimi Hendrix: the Uncut Story (Id., USA, 2004) – REGIA: Steven Vosburgh. SCENEGGIATURA: Steven Vosburgh. FOTOGRAFIA: Jose Bugarin. MONTAGGIO: †. MUSICHE: †. CAST: Jimi Hendrix, Dave Fennoy, Steven Roby. GENERE: Documentario. DURATA: 180′. Trasmesso su Rai5 dal 3 dicembre 2017

About Federica Maragno

Nata a Bologna nel 1985, si diploma in pianoforte nel 2005 presso il Conservatorio G.B.Martini. Nel 2011 consegue la Laurea Specialistica in Cinema, Televisione e Produzione Multimediale con una Tesi in Cinema e Studi Culturali sul lolitismo nel cinema statunitense. Appassionata di cinema nordamericano, ha finora ricoperto posizioni molto diverse, tra cui promoter, pianista accompagnatrice, responsabile del personale, sistemista informatica. Attualmente insegna pianoforte in una scuola elementare.

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