Voto al film:

Disegni in jazz

A 24 anni dall’uscita in sala, La freccia azzurra resta uno dei capisaldi dell’animazione italiana contemporanea, raro esempio cinematografico lontano dalla roboante effettistica digitale e dal canone moralistico coevo tipicamente disneyano. Opera prima di Enzo d’Alò, il film traspone l’etica rodariana dell’omonimo racconto dando vita ai suoi personaggi in uno stile volutamente d’antan.

  I disegni a campitura piatta sullo stile della linea chiara del fumetto anni ‘30, le ambientazioni prospettiche di eco dechirichiano, così come il tempo imprecisato di svolgimento dell’azione, sono scelte che accentuano il carattere atemporale di una narrazione volutamente onirica. La fuga dei giocattoli dal negozio della Befana per donarsi a bambini poveri risulta così una fantasia puerile, ingenua e per questo irresistibile, in cui realtà e magia, paura e divertimento si fondono con un gusto di lieve nostalgia proprio dell’infanzia.

Ad accentuare tale idea è la colonna sonora affidata a Paolo Conte, autore che ha fatto dell’atemporalità una cifra della sua opera in costante equilibrio tra jazz e canzone d’autore. David di Donatello e Nastro d’argento nel 1997, le musiche de La freccia azzurra non fungono da semplice riempitivo, ma danno al film uno spessore emotivo raro per un’opera d’animazione. Così, ad esempio, per le versioni di Vita da sosia e Il miglior sorriso della mia faccia (entrambe dall’album Una faccia in prestito) dove la voce del cantautore di Asti è sostituita da strumenti che ne riprendono i toni, accentuandone la malinconia; oppure la suggestiva versione di Don’t Break My Heart interpretata da Miriam Makeba e Dizzy Gillespie sulla scena di fuga dal negozio o della separazione di alcuni balocchi dalla comitiva errante o ancora l’inedito Chican’ Moein’ sui titoli di coda.

Ma è soprattutto in una scena che l’astrattismo del jazz completa l’anarchica visionarietà del disegno, ovvero quando i pastelli si scatenano per rallegrare il bambino a cui sono andati in dono. Le animazioni sullo stile di Bruno Monari di animali e oggetti che prendono letteralmente forma e vita dal frenetico rincorrersi dei colori sulla carta, sono scandite dal ritmo del contrabbasso, la cui linea melodica fatta di semplici accostamenti ritmici sposa idealmente i tratti schematici dell’immagine stilizzata in un dialogo artistico di indubbia suggestione.

SCHEDA TECNICA
La freccia azzurra (Italia, 1996) – REGIA: Enzo d’Alò. SCENEGGIATURA: Enzo d’Alò, Umberto Marino [dall’omonimo racconto di Gianni Rodari]. MONTAGGIO: Rita Rossi. MUSICA: Paolo Conte. CAST: Dario Fo, Lella Costa, Vittorio Amandola, Pino Ammendola. GENERE: Animazione. DURATA: 92′

About Lapo Gresleri

Critico e storico cinematografico nato a Bologna nel 1985. Si laurea nel 2008 in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo con una Tesi in Caratteri del Cinema Nordamericano sul noir classico e nel 2010 consegue la Laurea Specialistica in Cinema, Televisione e Produzione Multimediale con una Tesi in Cinema e Studi Culturali sull’opera di Spike Lee. Collaboratore esterno presso la Cineteca di Bologna dal 2009, è autore di saggi, articoli e recensioni a carattere cinematografico pubblicati su volumi e riviste tra cui Inchiesta, Archphoto 2.0, Cinergie, Mediacritica, Parole Rubate, Fermenti, Studi Pasoliniani, Cineforum Web, Cinefilia Ritrovata e Le Magazine Littéraire. Nel 2018 pubblica la monografia "Spike Lee. Orgoglio e pregiudizio nella società americana" (Bietti).

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