Voto al film:

In onda giovedì 7 settembre su IRIS, ore 21.00

Spirale rosso sangue

Giri di basso ossessivi, sintetizzatore ansimante, batteria vibrante. Poi l’irruzione improvvisa di una nenia infantile, mentre lo schermo si riempie delle immagini allucinate dell’incubo domestico. Siamo solo ai titoli di testa di Profondo rosso, ma l’intro rappresenta la chiave di lettura del thriller che ha rivoluzionato i codici narrativi e stilistici del genere di riferimento. La struttura della musica nel capolavoro di Dario Argento ha una funzione ricompositiva e ricorsiva: assembla i pezzi “gialli” del puzzle sanguinario e guida lo spettatore alla ricerca della verità, gettandolo in un pathos asfissiante che si avvita in un circolo vizioso da cui è impossibile uscire indenni.

La spirale dell’orrore acustico, che ha influenzato molti celebri registi tra cui il John Carpenter di Halloween, aderisce perfettamente ai violenti quadri pittorici del film per annodarsi su frequenti cambi di registro, dal prog-rock all’elettronica, fino a sconfinare in un poderoso hard-rock (lo stesso che Argento avrebbe voluto utilizzare per Quattro mosche di velluto grigio) e all’esplorazione di orditi sonori in lenta progressione climatica.

Il magma in ebollizione che scorre impetuoso nelle eruzioni vibranti dei Goblin (scritturati dopo aver ricevuto le partiture jazz da Giorgio Gaslini, poi allontanatosi per divergenze artistiche) produce ansia e tensione nello spettatore, ma arpeggi e melodie hanno anche la funzione di confondere i sensi intorpidendoli per poi svegliarli all’improvviso. E sono proprio queste le sollecitazioni che ricevono da quarantadue anni gli spettatori del film, ossessivo e disturbante, ma a tratti anche contemplativo e mistico, soprattutto nella recherche che conduce il pianista e l’aitante giornalista d’assalto sulle tracce dell’assassino alla scoperta di ville maledette in stile Liberty e dimore infestate da un male antico.

La colonna sonora di Profondo rosso, tra le sezioni orchestrali messe a punto da Giorgio Gaslini e le melodie progressive realizzate dai Goblin di Claudio Simonetti, ha una vocazione eclettica nel sintetizzare il suono multiforme della paura, attraverso il richiamo alla condizione infantile in School at Night, prima di addentrarsi nella violenza cieca in Death Dies, sprofondare in una dimensione perturbante con il crescendo di Deep Shadows e valicare i confini del meraviglioso sulle delicate sfumature jazz di Gianna.

Se Argento è maniacale nella ricostruzione del dettaglio macabro e nella sua esibizione artistica, i Goblin d’altro canto hanno saputo raggrumare in un rigoroso e composito impasto sonoro tutta la straripante materia emoglobinica sparsa dal maestro sullo schermo, componendo una trama musicale ansiogena e spettrale. Insomma, una vera spirale di terrore.

La recensione è apparsa anche su Cinefilia Ritrovata
SCHEDA TECNICA
Profondo rosso (Id., Italia, 1975) – REGIA: Dario Argento. SCENEGGIATURA: Dario Argento. FOTOGRAFIA: Luigi Kuveiller, Ubaldo Terzano. MONTAGGIO: Franco Fraticelli, Piero Bozza. MUSICA: Giorgio Gaslini, Goblin. CAST: David Hemmings, Clara Calamai, Daria Nicolodi, Gabriele Lavia. GENERE: Thriller. DURATA: 96’

 

About Vincenzo Palermo

Vincenzo Palermo è giornalista, critico cinematografico e docente di lettere. Nato a Catanzaro nel 1984, dopo aver conseguito presso l’Università di Bologna la Laurea Triennale in Lettere moderne con Tesi su Ingmar Bergman e le letterature romanze, si laurea a pieni voti in Italianistica con una Tesi in letteratura medievale: “Paure infernali e magia tragica nel Decameron”. È redattore della testata giornalistica online “Cultura & culture” e del portale di critica cinematografica “Mediacritica”. Si dedica all’insegnamento di materie letterarie, scrive saggi ed è autore di una rubrica di recensioni cinematografiche sul mondo della scuola per la rivista di “Scienza dell’amministrazione scolastica”. Ha contribuito alla stesura del catalogo del 33° Premio Sergio Amidei di Gorizia.

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