In onda venerdì 26 gennaio su RSI LA 2, ore 21.00

Voto al film:

Una favola sulla “creatività simbolica”

Affascinante per qualità dell’animazione, virtuosismi di regia e caratterizzazione dei personaggi, Sing è un film di respiro internazionale, capace di integrare tanti generi musicali quante sono le specie di animali coinvolte. Rischia di essere ingiustamente liquidato come scaltro prodotto da botteghino: un accettabile ibrido tra un backstage musical e una commedia d’animazione con qualche risata e tanta emotività, che infarcisce un plot standard di suggestioni televisive e sfrutta la trasversalità della musica per interessare più generazioni. Tutto qui.

Eppure, a ben vedere, la pellicola di Garth Jennings e Christophe Lourdelet apre una riflessione sul consumo di merci culturali.

Il koala Buster Moon, neanche fosse un’incarnazione dell’industria culturale, è confuso: da un lato si ostina a rimpiangere il fallimento della Cultura e del teatro come tempio dell’élite artistica, dall’altro subisce e rincorre passivamente il mercato limitandosi allo sfruttamento di format collaudati.

Il conflitto si risolve in un talent show, tutti contro tutti: “Questa gara è una guerra. Questo palco è il campo di battaglia. La vostra canzone è la vostra arma”. Schiere di aspiranti cantanti sgomitano per farsi corrompere da una trita declinazione del sogno americano, in vista di un premio economico e del riconoscimento sociale. Ma – sarà la crisi – al giorno d’oggi certe chimere non reggono nemmeno in un cartone animato.

Così, una provvidenziale inondazione distrugge il teatro e lava via la discutibile ideologia. Morta la Cultura, viva la cultura: eliminata la competizione (e dunque il giudizio), sopravvive l’esigenza di cantare. A questo punto si legittima la creazione di significati personali, ormai completamente emancipati rispetto agli umori del mercato. Sing fa luce sull’immenso patrimonio dell’industria musicale e invita ad attingerne liberamente. Il premio per il consumo attivo non sta tanto nel successo poco più che familiare, ma nella definizione e nella sopravvivenza della propria identità. Utilizzando l’espressione di Paul Willis, si potrebbe dire che qui la musica è celebrata come il veicolo della “creatività simbolica”. Ricostruire il teatro significa allora ripristinare uno spazio mentale, prima ancora che fisico, un santuario dell’immaginario necessario al lavoro simbolico.

L’articolo è apparso anche su Cinefilia Ritrovata
SCHEDA TECNICA
Sing (Id., USA, 2016) – REGIA: Garth Jennings, Christophe Lourdelet. SCENEGGIATURA: Garth Jennings. MONTAGGIO: Gregory Perler. MUSICHE: AA.VV.. CAST VOCALE: Matthew McConaughey, Reese Witherspoon, Seth MacFarlane, Scarlett Johansson. GENERE: Animazione. DURATA: 108′

About Federica Maragno

Nata a Bologna nel 1985, si diploma in pianoforte nel 2005 presso il Conservatorio G.B.Martini. Nel 2011 consegue la Laurea Specialistica in Cinema, Televisione e Produzione Multimediale con una Tesi in Cinema e Studi Culturali sul lolitismo nel cinema statunitense. Appassionata di cinema nordamericano, ha finora ricoperto posizioni molto diverse, tra cui promoter, pianista accompagnatrice, responsabile del personale, sistemista informatica. Attualmente insegna pianoforte in una scuola elementare.

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