Voto al film:

La musica come rinascita

Un uomo perde suo figlio in una tragica sparatoria in un campus universitario. Tutta la sua vita fatta di benessere economico e successi professionali, in quel momento si interrompe in modo irrimediabile. Lo ritroviamo anni dopo a vivere su una barca, mentre le sue giornate sono scandite solo da un lavoretto precario e dalle copiose quantità di alcol consumate per stordirsi.

La lenta discesa agli inferi di chi è incapace di vedere un senso qualsiasi nelle sue giornate, viene interrotta un giorno dalla sua ex moglie che gli riconsegna la chitarra e tutta la musica che suo figlio scriveva e cantava. Inizialmente reticente, decide di prendere in consegna quella sorta di prezioso e sconosciuto testamento artistico.

Inizia veramente qui il film, con questo percorso di rinascita di un padre e della sua riscoperta del figlio perduto e mai del tutto compreso. Una riscoperta che passa attraverso i versi delle canzoni che il ragazzo incideva nella propria stanza e che il padre ora può finalmente ascoltare, quasi iniziasse a conoscere suo figlio per la prima volta.

 Ma per trasformare quelle bellissime riflessioni in musica, in una sorta di dialogo a distanza che possa, se non colmare, almeno elaborare questo distacco col figlio scomparso, occorre cantare quelle canzoni, riportarle alla vita, farle conoscere e lasciare che altri le sentano.

Così, un locale che apre le porte a cantanti dilettanti, diventa l’occasione per proporsi in una nuova veste, cantando e condividendo con altri, quelle canzoni così private, dolorose e ingombranti. Di serata in serata, ricevendo un inaspettato apprezzamento, avrà anche l’occasione di provarsi in una ritrovata veste paterna, aiutando un giovane e bravo musicista a credere in se stesso e ad emergere come artista.

Tuttavia, mentre crediamo, al di qua dello schermo come spettatori e in larga parte anche al di là dello schermo fra i personaggi, di conoscere già tutto sulla vicenda, il passato torna a bussare nella vita del protagonista, cambiando radicalmente la prospettiva su quanto credevamo di aver capito fino a quel momento.

Presentato al Sundance Festival nel 2014 e distribuito direttamente su piattaforme on demand, il film rappresenta la prima prova registica del grande attore William H. Macy che ha lavorato a lungo sulla sceneggiatura del film, ritagliandosi per sé, anche un piccolo ruolo.

Billy Crudup presta volto (e doti canore) al protagonista della pellicola, con una intensa e assai convincente interpretazione. Per il resto il film è completato e sorretto dalle bellissime canzoni di Simon Steadman e Charlton Pettus, che riescono nel difficile compito di dare voce, senso e spessore poetico ad un dolore altrimenti indicibile.

SCHEDA TECNICA
Ti lascio la mia canzone (Rudderless, USA, 2014) – REGIA: William H. Macy. SCENEGGIATURA: Jeff Robison, Casey Twenter, William H. Macy. FOTOGRAFIA: Jérôme Alméras. MONTAGGIO: John Axelrad. MUSICHE: Simon Steadman, Charlton Pettus. CAST: Billy Crudup, Felicity Huffman, Anton Yelchin, Selena Gomez, Laurence Fishburne. GENERE: Drammatico. DURATA: 105’. Edizione italiana in DVD distribuita da Eagle Pictures dal 11 aprile 2018

About Edoardo Graziani

Classe 1980, nasce e lavora a Bologna come grafico editoriale e come fotografo. Amante del cinema da sempre, folgorato lungo la via da Antonioni e Wenders, dopo aver atteso molti anni per ragioni di lavoro, si è finalmente trovato nella condizione di poter intraprendere gli studi di cinema presso il Dams di Bologna, dove attualmente, è iscritto.

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