Voto al film:

Ascesa e caduta del La Motta di Scorsese

Esce solo quattro anni dopo l’epopea pugilistica di Rocky, eppure si distanzia nettamente dallo stile e dalle intenzioni di John G. Avildsen: fotografato magistralmente dal bianco e nero di Michael Chapman, nel 1980 Toro Scatenato di Martin Scorsese racconta una storia di colpa e di autodistruzione, affermandosi come il film che ha cambiato in maniera netta e definitiva la rappresentazione della boxe nel cinema.

Tre corde di un ring tagliano in lungo l’inquadratura: un pugile con addosso l’accappatoio e il cappuccio saltella sul ring sulle note dell’Intermezzo della Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni. Sembra fluttuare in un bianco e nero onirico, dando pugni all’aria, contro un avversario invisibile. Sono gli stessi pugni che nel finale darà contro la propria immagine riflessa allo specchio, degno coronamento di una parabola autodistruttiva.

Il pugile è l’italo-americano Jack La Motta, soprannominato il Toro del Bronx, campione mondiale di pesi mesi di cui Martin Scorsese ci racconta ascesa e caduta. Il regista sale sul ring insieme a lui e sceglie di dettare un nuovo modo di costruire le riprese degli scontri tra i boxeur. Lo spettatore non osserva i combattimenti da lontano, dal consueto punto di vista, ma ne è totalmente assorbito: sentiamo il sudore di Jack sulla nostra pelle e quando il sangue esce a fiotti dalle ferite, abbiamo la sensazione che ci arrivi addosso. Il montaggio di Thelma Schoonmaker – storica collaboratrice del regista – insieme a un gioco di luci, ralenti e alternanza di soggettive, contribuisce ad accentuare la sensazione dello spettatore di trovarsi nel bel mezzo degli scontri.

Sullo sfondo della Little Italy di New York, per il ritratto del suo Toro scatenato Scorsese sceglie musiche della tradizione italiana: oltre alla Cavalleria rusticana dell’incipit, dello stesso compositore livornese viene inserito l’Intermezzo del Guglielmo Ratcliff e la Barcarola del Silvano, quest’ultima scelta come commento sonoro delle uniche immagini a colori del film, un insieme di filmini amatoriali che riprendono il matrimonio di Jack e del fratello Joey. Mentre è diegetica, anche se acusmatica, la musica de Gli stornelli fiorentini di Carlo Buti, brano popolare italiano che fa da sottofondo alla scena in cui Jack porta Vicky nella casa di suo padre e si trovano per la prima volta da soli.

Il regista italo-americano mostra le debolezze, le convinzioni maniacali, le paranoie di Jack La Motta, dipingendone tutte le sfumature caratteriali, attraverso le battaglie combattute sul ring e quelle combattute nel privato, in primis contro se stesso. Celebre l’inquadratura di Jack (auto)crocifisso sulle corde del ring, in attesa di subire il colpo letale da Sugar Ray Robinson, e a seguire il dettaglio del sangue che cola da una corda del ring. Uno dei tanti riferimenti religiosi nella pellicola di Scorsese, che si chiude con la seguente didascalia finale: «Se egli sia un peccatore, non so; una cosa so, che ero cieco e ora ci vedo». Proprio citando questo passo del Vangelo, lo stesso regista ha spiegato il percorso di redenzione compiuto dal suo protagonista. Toro scatenato è il film che non solo ha salvato la vita a Scorsese – quando temeva che la sua carriera fosse giunta al termine – ma che si è anche imposto come uno dei maggiori vertici mai raggiunti dalla settima arte.

SCHEDA TECNICA
Toro scatenato (Raging Bull, USA, 1980) – REGIA: Martin Scorsese. SCENEGGIATURA: Paul Schrader, Mardik Martin. FOTOGRAFIA: Michael Chapman. MONTAGGIO: Michael Chapman. MUSICHE: AA. VV.. CAST: Robert De Niro, Joe Pesci, Cathy Moriarty, Frank Vincent, Nicholas Colasanto. GENERE: Biografico. DURATA: 129′

About Mariangela Carbone

Nata a Brescia nel 1991, consegue la Laurea Triennale presso la Facoltà di Discipline dello Spettacolo e della Comunicazione dell'Università di Pisa, con una Tesi sulla dimensione metacinematografica del cinema di Brian De Palma. Continua il percorso universitario a Bologna, frequentando il corso magistrale di Cinema, Televisione e Produzione multimediale. Da un anno collabora con riviste online, tra cui “Rivista Paper Street”. Nel settembre 2016 vince il secondo premio al concorso “Scrivere di cinema – premio Alberto Farassino”, indetto da mymovies.it, con una recensione del film “Non essere cattivo”.

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