Voto al film:

Il Modugno e il Rain Man della Dalmazia

Elena e Mario sono sposati. Mario fa l’editore e ha adottato il figlio di lei, un ragazzo autistico che la donna ha chiamato Vincent come la canzone di Don McLean dedicata a Van Gogh che ha sentito cantata dal vero padre di Vincent, il cantante Willy, la sera che se n’è innamorata. Willy ha abbandonato Elena non appena l’ha saputa incinta. Ha poi sviluppato un suo giro di date in Slovenia e Croazia tanto da farsi crescere i baffetti e meritarsi il nome di “Modugno della Dalmazia”. Ecco, sedici anni dopo l’uomo torna a Trieste – sa di avere un figlio e sa dove abita Elena. Piomba di nuovo nella sua vita, litiga con lei, conosce Vincent e se ne va. Il ragazzo però s’infila nel suo pick-up. Inizialmente restio, Willie decide allora di portarselo dietro attraverso un viaggio avventuroso fra Slovenia e Croazia, passando il confine senza documenti, subendo incidenti, passando attraverso matrimoni, mariti gelosi, circensi ed eco villaggi. Elena e Mario partono a loro volta sulle tracce del cantante.

Tutto il mio folle amore è un film molto delicato. A Salvatores, si sa, piacciono i road movies dove l’importante non è dove si arriva ma il viaggio stesso. Giulio Pranno è molto bravo, totalmente credibile ed è molto bello il momento in cui Vincent e Willie riescono a parlare e a capirsi attraverso la parola scritta. La scelta di inserire Valeria Golino nel cast invece ci suggerisce, neanche troppo velatamente, il parallelo con Rain Man: essendo impossibile non fare paragoni, Salvatores ha giocato d’anticipo sullo spettatore suggerendoli egli stesso. Cruise e Hoffman erano due fratelli in viaggio, Santamaria e Pranno sono padre e figlio. Probabilmente la differenza sostanziale è che qua c’è dietro un libro e una storia vera, quella di Franco e Andrea Antonello e del loro viaggio negli Stati Uniti in Harley Davidson. Anche Andrea, come Vincent, sembra beneficiare in salute della vita che fa con il padre, entrambi si danno molto da fare con la fondazione I Bambini delle Fate, nata per l’inclusione sociale degli affetti da autismo. In effetti, come Vincent si esprime meglio per iscritto, Andrea (con l’aiuto del padre) ha scritto un libro.

L’unica cosa che mi è un po’ mancata in questo film è una migliore amalgama fra personaggi e background: Willie e Vincent sono due personaggi forti, Elena e Mario sono una coppia interessante nella quale il padre adottivo (Abatantuono, adorabile orso) forse capisce il figlio meglio della madre. Tuttavia ho sentito a un certo punto il bisogno, forse per una necessità di distacco dal modello di Rain Man, che ci si soffermasse di più sulle situazioni che padre e figlio attraversano. Il passaggio del confine con la Croazia in direzione uguale e contraria agli immigrati extra-comunità europea per esempio è un momento molto interessante forse un po’ schiacciato dalle problematiche dei due personaggi. Un altro momento che forse meritava di essere più approfondito è l’eco villaggio dove non esistono i soldi ma solo il baratto. È vero che la destinazione in questo road movie non interessa, ma è anche vero che si tratta di un film di “strani” (così Willie definisce se stesso e il figlio): aprire prospettive un po’ più ampie sui luoghi e le situazioni strane incontrate e intersecarle di più con Willie e Vincent sarebbe forse stata cosa da tentare.

La colonna sonora originale oscilla fra componimenti strumentali d’atmosfera di Mauro Pagani, oramai da tempo collaboratore di Salvatores e canzoni molto popolari. Claudio Santamaria, da buon “Modugno della Dalmazia”, canta molto del repertorio del Mimmo nazionale (Tu si na cosa grande, Nel blu dipinto di blu, Marinai donne e guai e ovviamente Che cosa sono le nuvole? da cui viene il titolo del film), poi c’è Next to Me degli Imagine Dragons, e a sorpresa Santamaria e Pranno cantano assieme un bellissimo pezzo quasi dimenticato di Pierangelo Bertoli, A muso duro.

SCHEDA TECNICA
Tutto il mio folle amore (Id., Italia 2019) – REGIA: Gabriele Salvatores. SCENEGGIATURA: Umberto Contarello, Sara Mosetti. FOTOGRAFIA: Italo Petriccione. MONTAGGIO: Massimo Fiocchi. MUSICHE: Mauro Pagani. CAST: Claudio Santamaria, Giulio Pranno, Valeria Golino, Diego Abatantuono, GENERE: Drammatico. DURATA: 97′

About Martina Biscarini

Martina Biscarini è traduttrice, saggista e videomaker. Nata a Empoli nel 1985, si laurea nel 2009 in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo con una tesi sull'autobiografia di Harpo Marx che in seguito verrà ampliata e tradotta integralmente. Tutto ciò confluirà nel volume, edito nel 2017 da Erga editore (Genova) "Harpo Speaks". Nel 2012 consegue il Master Degree in videomaking all'università di Kingston-upon-Thames (Surrey) specializzandosi in sceneggiatura. Nel 2016 consegue la Laurea in Lingue e Letterature Moderne e Classiche con una tesi sui temi dell'utopia e della distopia rapportati al videogioco. Collabora con la rivista "Tysm" ed è autrice del libro "Mannarino, Cercare i colori" (Arcana Editore) che uscirà nel marzo 2018.

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