Voto al film:

You don’t have to be rich to be my girl

Come definire Under the Cherry Moon? Sebbene le etichette possano risultare decisamente odiose e fuorvianti, il debutto alla regia di The Purple Purv è un assoluto concentrato di pop post-moderno in stile Prince.

Siamo nel 1986 (anno in cui, non a caso, David Bowie in pantaloni stra-aderenti arrivava nei cinema con Labyrinth) e, dopo due anni dal suo esordio cinematografico con Purple Rain, Prince torna sul grande schermo con quel fare “inquietante, violento, destabilizzante […] una perfetta fusione tra il lessico più aggressivo dei neri (funky, rhytm’ n’ blues, electric boogie) e il nuovo rock bianco”, queste le illuminanti parole de La Repubblica nel 1984.

Certo Under the Cherry Moon, di cui Prince curò anche la regia dopo il declino di Mary Lambert, non riuscì a bissare il successo di Purple Rain, tuttavia resta un’opera interessante per comprendere il significato e la portata della capacità espressiva dell’artista di Minneapolis sul finire degli anni ’80.

Ambientato sulla riviera francese, il film racconta le tragicomiche vicende di Christopher Tracy (Prince) e Tricky (Jerome Benton), due gigolò di Miami che vorrebbero irretire la giovane e ribelle milionaria Mary Sharon (Kristin Scott Thomas al suo debutto cinematografico) per ereditarne il patrimonio. Ovviamente nulla di quanto stabilito va secondo i piani, ma Prince riesce comunque a prendersi gioco degli spettatori con un finale inaspettato quanto bizzarro e al limite del grottesco.

Sebbene l’intreccio della storia non riveli particolari sorprese, è comunque interessante vedere come Prince si appropri, rielabori e adatti a sé stesso certi stilemi già esistenti, dando vita a una sorta di pastiche in cui il protagonista assoluto è sempre il suo personaggio. In questo senso sono evidenti i richiami alla screwball comedy, basti pensare alle gag in stile Dean Martin e Jerry Lewis, ma anche al classico intreccio boy-meets-girl in stile Astaire e Rogers.

Eppure, illuminato da un bianco e nero luminosissimo, vestito con tacchi alti e completi stravaganti, Christopher Tracy porta al cinema anche qualcosa di estremamente diverso. Molto più che in Purple Rain, qui Prince diviene metafora di ambiguità e sessualità estremamente marcate, bucando lo schermo con una presenza magnetica talmente attraente e furbesca da riuscire a ingannare personaggi e spettatori. Forse è proprio per questo che la sceneggiatura potpourri di Becky Johnston (Sette anni in Tibet) sulla sua bocca riesce a diventare ironica, sorniona e quasi interessante: “Do you love me?” / “Define love”.

La colonna sonora del film è interamente tratta da Parade, ottavo album dell’artista uscito nello stesso anno e l’ultimo registrato con la band The Revolution; non a caso lo stesso titolo del film e il nome del protagonista sono ispirati a due brani dell’album, rispettivamente Under the Cherry Moon e Christopher Tracy’s Parade. A differenza di Purple Rain, in cui l’album (anche in quel caso uscito poco prima del film) diveniva un vero e proprio supporto per le immagini dando vita a un connubio notevole, Under the Cherry Moon non fornisce spunti troppo significativi per l’utilizzo dei brani.

I pezzi di Parade sono sempre usati come commento extradiegetico, a tratti un po’ ruffiano, basti pensare alla hit Kiss o alla goffa chiosa della lirica Sometimes It Snows in April. C’è solo un momento, sul finale del film, in cui Prince squarcia la parta parete e accompagnato dai The Revolution canta Mountains. Il risultato è una performance visivamente bizzarra e non-sense, in cui ancora una volta l’artista si prende gioco dello spettatore creando uno straniamento tra musica e immagine – come in tutto il film, dopotutto.

Potremmo chiudere gli occhi e scegliere di ascoltare soltanto… ma perché rinunciare a parte dello spettacolo?

SCHEDA TECNICA
Under the Cherry Moon (USA, 1986) – REGIA: Prince. SCENEGGIATURA: Becky Johnston. FOTOGRAFIA: Michael Ballhaus. MONTAGGIO: Éva Gárdos, Rebecca Ross. MUSICHE: Prince and The Revolution. CAST: Prince, Kristin Scott Thomas, Jerome Benton. GENERE: Musical/Drammatico. DURATA: 98’.

About Federica Marcucci

E' nata ad Assisi nel 1990. Si laurea nel 2013 in Lettere Moderne presso l'Università degli studi di Perugia con una tesi sull'enigmatico romanzo "Parigi" di Lorenzo Viani. Nel 2016 consegue la laurea specialistica in Cinema, Televisione e Produzione Multimediale con una tesi in Cinema e Studi Culturali sul rapporto tra Woody Allen e la musica. Attualmente è redattrice di cinema per GingerGeneration.it e collabora con Spotzer in veste di copywriter freelance.

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