{"id":29808,"date":"2025-09-06T10:06:11","date_gmt":"2025-09-06T10:06:11","guid":{"rendered":"https:\/\/leitmovie.it\/?p=29808"},"modified":"2025-09-07T09:13:18","modified_gmt":"2025-09-07T09:13:18","slug":"venezia-82-holofiction-intervista-a-paolo-marzocchi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/leitmovie.it\/en_gb\/venezia-82-holofiction-intervista-a-paolo-marzocchi","title":{"rendered":"Venezia 82 \u2013 Holofiction \u2013 Intervista a Paolo Marzocchi"},"content":{"rendered":"<p><\/p>\n\n\n\n<div class=\"author-post-rating\"><span class=\"author-post-rating-label\">Voto al film:<\/span> <span class=\"author-post-rating-stars\" title=\"5 out of 5 stars\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/leitmovie.it\/wp-content\/plugins\/author-post-ratings\/images\/star-active.png\" \/><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/leitmovie.it\/wp-content\/plugins\/author-post-ratings\/images\/star-active.png\" \/><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/leitmovie.it\/wp-content\/plugins\/author-post-ratings\/images\/star-active.png\" \/><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/leitmovie.it\/wp-content\/plugins\/author-post-ratings\/images\/star-active.png\" \/><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/leitmovie.it\/wp-content\/plugins\/author-post-ratings\/images\/star-active.png\" \/><\/span>\n<\/div><!-- .author-post-rating -->\n\n\n\n<p>\u00c8 stato presentato a Venezia 82, nella sezione \u201cVenezia Classici \u2013 Documentari\u201d, <em>Holofiction<\/em>, il documentario di Michal Kosakowski dedicato alla rappresentazione cinematografica della Shoah.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo la proiezione abbiamo incontrato l\u2019autore della colonna sonora, il compositore Paolo Marzocchi, gi\u00e0 responsabile delle musiche del <em>Parsifal<\/em> di Marco Filiberti.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/leitmovie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/m2-1-scaled.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1707\" height=\"2560\" src=\"https:\/\/leitmovie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/m2-1-scaled.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-29823\" srcset=\"https:\/\/leitmovie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/m2-1-scaled.jpg 1707w, https:\/\/leitmovie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/m2-1-200x300.jpg 200w, https:\/\/leitmovie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/m2-1-683x1024.jpg 683w, https:\/\/leitmovie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/m2-1-768x1152.jpg 768w, https:\/\/leitmovie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/m2-1-1024x1536.jpg 1024w, https:\/\/leitmovie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/m2-1-1365x2048.jpg 1365w, https:\/\/leitmovie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/m2-1-8x12.jpg 8w\" sizes=\"(max-width: 1707px) 100vw, 1707px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Alessandro Guatti<\/strong>: Vuoi raccontarci come si \u00e8 strutturata la collaborazione con Kosalowski?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Paolo Marzocchi<\/strong>: La lavorazione del film \u00e8 stata piuttosto complessa ma molto affascinante perch\u00e9 il progetto unisce un\u2019anima profondamente \u201cartigianale\u201d (\u00e8 un prodotto super indipendente, con un budget veramente limitato) a uno spirito estremamente professionale e meticoloso. Il documentario \u00e8 un <em>found-footage movie<\/em>, ovvero&nbsp;\u00e8 interamente composto da scene di altri film e Michal ha lavorato circa sette, otto anni alla parte di ricerca dei materiali. Una volta selezionate le scene, ha coinvolto me: avevamo gi\u00e0 lavorato insieme per <em>Zero<\/em> <em>Killed<\/em>, <em>The Heart of It<\/em>, <em>Fortynine<\/em> e soprattutto per il cortometraggio <em>Just like the Movies <\/em>(2006), in cui si ragionava sull\u201911 settembre attraverso immagini di film realizzati prima del 2001. Io dunque conoscevo gi\u00e0 il suo <em>modus operandi <\/em>e lui sapeva che io avrei aderito con entusiasmo a questo folle progetto perch\u00e9 l\u2019argomento mi interessa molto ed \u00e8 parte integrante della mia attivit\u00e0 professionale. Ho gi\u00e0 lavorato infatti sulla musica concentrazionaria (quella composta nei campi di concentramento) sia nella mia opera <em>Il viaggio di Roberto <\/em>sia in altri lavori in cui ho inserito musiche ritrovate nei campi. Kosakowski ha cos\u00ec iniziato a mandarmi delle sequenze del film man mano che si avvicinavano alla loro forma definitiva a livello di montaggio visivo: lui le aveva montate con una traccia musicale di lavoro di base (quella che si definisce \u201c<em>layout music<\/em>\u201d) che utilizzava prevalentemente il minimalismo americano come una sorta di lente di ingrandimento sulla struttura a \u201cpattern\u201d data dalle infinite ripetizioni di gesti che ricorrono costantemente nel film.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>A. G.<\/strong>: <em>Holofiction<\/em> \u00e8 infatti strutturato principalmente attraverso la giustapposizione di segmenti \u201cassonanti\u201d tra vari film, frammenti che si richiamano reciprocamente o che ripropongono gli stessi stilemi, gli stessi soggetti, le stesse forme.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>P. M.<\/strong>: Esattamente. Kosakowski voleva estremizzare questo aspetto anche da un punto di vista acustico. Io per\u00f2 mi sono incamminato su una strada diversa: volevo portare nella colonna sonora una narrazione \u201caltra\u201d, che si muovesse parallela alle immagini ma che le assecondasse su un altro livello.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>A. G.<\/strong>: Hai infatti dichiarato: \u201cPer <em>Holofiction<\/em> ho pensato prima di tutto alla colonna sonora di un film muto. Un film muto \u00e8 una sorta di sinfonia per immagini, in cui la forma musicale \u00e8 una drammaturgia parallela che scorre insieme all\u2019altra drammaturgia: il montaggio\u201d. In effetti c\u2019\u00e8 un fitto dialogo tra la colonna sonora e le immagini in questo film, che non dicono le stesse cose ma adottano la stessa grammatica per parlare tra di loro e con lo spettatore.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>P. M.<\/strong>: S\u00ec, \u00e8 proprio questo il senso. Volevo usare i codici del cinema per creare un senso drammaturgico anche nella musica. In un film come questo, non narrativo, lo sviluppo drammatico \u00e8 dato dal montaggio: \u00e8 la drammaturgia del montaggio a dettare la forma. C\u2019era quindi l\u2019ulteriore difficolt\u00e0 di tenere la tensione per sequenze di otto, dieci minuti senza cambiare tema per non spezzare la sintonia con le immagini. Ecco perch\u00e9 sono partito dall\u2019idea di basarmi su due melodie molto particolari da un punto di vista storico e poi rielaborarle per fare in modo che dialogassero con le immagini scelte da Kosakowski. La prima \u00e8 stata composta da Friedrich Schwarz e si intitola <em>Ich hab Kein heimatland<\/em>. Si tratta di un \u201ctango ebraico\u201d, un particolare tipo di tango che era molto in voga negli anni Venti e Trenta in Germania, in particolare negli ambienti culturali e musicali che gravitavano intorno all\u2019hotel Adlon di Berlino. Questa composizione ebbe una grandissima diffusione nei campi di sterminio di tutta Europa, dove fu conosciuto anche con altri titoli diventando di fatto l\u2019inno dei \u201csenza patria\u201d. Posso dire che questa \u00e8 la musica principale del film, quella da cui si sono originati tutti gli altri motivi. Prima del finale la si ascolta anche con il testo, in una mia rielaborazione sospesa, per voce e pianoforte (con Valentina Coladonato, ed io al piano). Mentre scorrono i titoli di coda per\u00f2 la si pu\u00f2 sentire nella sua versione completa e lineare, da me rielaborata nel 2017 con il mio ensemble <em>WunderKammer<\/em>. Una sera, alla fine di un concerto a cui era presente anche la senatrice Liliana Segre l\u2019abbiamo eseguita come bis e vedevo che lei la canticchiava perch\u00e9 la conosceva. \u00c8 stata un\u2019emozione molto forte. La seconda melodia portante del film \u00e8 invece <em>Wiegala<\/em>, una sorta di ninna nanna composta da Ilse Weber nel campo di Terezin. Questa si sente in tre momenti del film, il pi\u00f9 iconico dei quali \u00e8 forse quella che Michal ed io chiamiamo \u201csequenza della sofferenza\u201d, dove si susseguono i volti delle persone disperate e sofferenti.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>A. G.<\/strong>: E Kosakowski come ha reagito alle tue proposte?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>P. M.<\/strong>: Ti confesso che la sua reazione mi preoccupava molto. Per le altre collaborazioni il nostro dialogo era stato assiduo: io gli mandavo i montaggi e nel giro di un paio di giorni lui mi rispondeva con le sue riflessioni. Dopo avergli ho inviato il <em>rough cut <\/em>di <em>Holofiction<\/em> ho aspettato una risposta per due settimane! Per me sono state due settimane infernali: pensavo che non gli fosse piaciuto, che avrei dovuto riscrivere tutto da capo o cedere alle sue proposte di musicaalla Steve Reich. Invece quando mi ha chiamato mi ha detto che aveva avuto bisogno di tempo per riascoltare il tutto perch\u00e9 sul momento era rimasto totalmente spiazzato, per\u00f2 poi non riusciva pi\u00f9 a immaginare il film con una musica diversa da quella che gli avevo proposto. Per me \u00e8 stato un grandissimo sollievo!<\/p>\n\n\n\n<p><strong>A. G.<\/strong>: E come hai registrato la musica?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>P. M.<\/strong>: L\u2019ho registrata in un modo anticonvenzionale a causa del budget ridottissimo: quando possibile, uno strumento alla volta! Volevo assolutamente evitare tracce midi o simili, volevo il suono degli strumenti veri. Dopo aver visto sfumare l\u2019ipotesi di una registrazione orchestrale, e anche quella di una esecuzione da parte dell\u2019ensemble, ho ripiegato sulla registrazione dei singoli strumenti. \u00c9 una cosa folle, me ne rendo conto, perch\u00e9 sono 102 minuti di musica, ma in questo modo potevo ottenere esecuzioni magari imperfette ma autentiche. Io ho suonato il pianoforte e ho poi coinvolto colleghi professionisti sia per la parte esecutiva (Danusha Waskiewicz alla viola, Andrea Veneri per la composizione delle parti di musica elettronica) sia per la parte produttiva (Alessio Mastrorillo per il mixaggio, Damiano Ferretti e Gabriel De Pace come assistenti di direzione artistica), il coro di voci bianche <em>Novello InCanto<\/em> e la mia <em>WunderKammer Orchestra<\/em> solo per le parti pi\u00f9 complesse. Abbiamo registrato persino nell\u2019androne delle scale del Consevatorio di Ravenna durante le vacanze di Natale. Tra composizione, registrazione ed editing abbiamo impiegato otto mesi per realizzare l\u2019intera colonna sonora.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>A. G.<\/strong>: Hai menzionato il coro e il Conservatorio. Da insegnante ritieni che un progetto come <em>Holofiction<\/em> abbia anche valore educativo?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>P. M.<\/strong>: Naturalmente, e sotto un duplice aspetto. Il primo \u00e8 quello pi\u00f9 strettamente compositivo: comporre una musica, una colonna sonora per un film di questo tipo rappresenta davvero una sfida per un compositore. Portare avanti una linea narrativa musicale con il particolare rapporto con le immagini di cui abbiamo parlato \u00e8 molto stimolante (immaginare arcate lunghissime per i violini, ad esempio, per sostenere la tensione emotiva). L\u2019altro \u00e8 quello che guarda pi\u00f9 alla musica come linguaggio in relazione ad un altro linguaggio, quello cinematografico. Da questo punto di vista una colonna sonora &#8211; oltre ad essere un esempio concreto di musica applicata (corso a cui collaboro da oltre tre anni al Conservatorio di Ravenna) &#8211; permette di utilizzare i codici dei generi cinematografici&nbsp;per ottenere effetti attesi o spiazzanti a seconda della situazione. Penso ad esempio alla sequenza in cui i violini \u201cdiventano\u201d metaforicamente urla o alle percussioni, che nella sequenza dei treni ri-creano un ritmo particolare evocando dapprima i rumori dei portelloni che si chiudono, poi l\u2019attrito delle ruote sulle rotaie e infine le mitragliatrici che sparano sulla folla. Oppure pensiamo a quando vediamo i musicisti suonare ma la musica \u00e8 assente: anche questo aumenta la tragicit\u00e0 degli eventi. Se ricordi l\u2019inizio del film, c\u2019\u00e8 la sequenza dei grammofoni: la musica vera e propria per\u00f2 (il famoso tango) non inizia finch\u00e9 non appaiono i megafoni dei campi di concentramento. La musica pu\u00f2 dialogare con le immagini in molti modi diversi.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/leitmovie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/holofiction.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"970\" height=\"647\" src=\"https:\/\/leitmovie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/holofiction.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-29811\" srcset=\"https:\/\/leitmovie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/holofiction.jpg 970w, https:\/\/leitmovie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/holofiction-300x200.jpg 300w, https:\/\/leitmovie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/holofiction-768x512.jpg 768w, https:\/\/leitmovie.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/holofiction-18x12.jpg 18w\" sizes=\"(max-width: 970px) 100vw, 970px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>A. G.<\/strong>: Concluderei con una domanda apparentemente provocatoria: perch\u00e9 partecipare a un\u2019opera come <em>Holofiction<\/em>?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>P. M.<\/strong>: <em>Holofiction<\/em> \u00e8 un\u2019opera d\u2019arte: \u00e8 un film sul cinema ma \u00e8 anche un lavoro sull\u2019essere umano. Pensiamo alle varie sequenze in cui Kosakowski accosta immagini dello stesso attore che in film diversi ha interpretato la vittima e il carnefice, il prigioniero del lager e il nazista. Trovo che sia un\u2019operazione concettualmente molto significativa perch\u00e9 dimostra che l\u2019essere umano \u00e8 sia vittima che carnefice.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>SCHEDA TECNICA<br>Holofiction (Germania, Austria; 2025). REGIA, SCENEGGIATURA, MONTAGGIO: Michael Kosakowski. MUSICA: Paolo Marzocchi. SUONO: Andrea Veneri. PRODUZIONE: Kosakowski Film, Atelier Uli Aigner. GENERE: Documentario. DURATA: 102\u2019.<\/strong><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 stato presentato a Venezia 82, nella sezione \u201cVenezia Classici \u2013 Documentari\u201d, Holofiction, il documentario di Michal Kosakowski dedicato alla rappresentazione cinematografica della Shoah. 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