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Voto al film:

La sinfonia del caso

“Un colpo di dadi non abolirà mai il caso”, scriveva Mallarmé. Anche Lelouch sembra esserne convinto. Da sempre il suo cinema è profondamente e intimamente intessuto dei giochi della casualità, di ciò che di imprevedibile e dunque anche di possibile, può accadere nella vita di una persona. Non sarà dunque un caso (mi si perdonerà la fin troppo facile ma assolutamente non oziosa ripetizione) se il protagonista di Uno più una, noto compositore francese, viene presentato come il vincitore di un Oscar per la pellicola La sinfonia del caso.

Antoine Abeilard, viene infatti invitato a recarsi in India per scrivere e registrare le musiche per un film, Giulietta e Romeo, una sorta di rilettura del classico shakespeariano che un regista indiano ha adattato ad un fatto di cronaca locale (con un procedimento di attraversamento della realtà nella finzione scenica curiosamente non dissimile da quello utilizzato da Eastwood in Ore 15:17 – Attacco al treno, utilizzando come attori, gli stessi protagonisti degli eventi narrati). Durante un ricevimento in suo onore conosce Anna, la moglie dell’ambasciatore francese, con la quale intrattiene da subito un fitto scambio di confidenze, inizialmente mosso solo dal suo impeto di seduttore incallito, poi via via, in modo sempre più coinvolto.

Lelouch non sembra credere mai troppo agli snodi narrativi delle storie che racconta e forse poco gli interessa che ogni passaggio sia perfettamente chiaro e verosimile ed in questo film, certamente non fra le sue cose migliori, questo risulta particolarmente evidente.

L’intreccio, i fatti, gli avvenimenti, nelle sue mani, diventano spesso semplici occasioni in cui far deflagrare l’istante magico, l’incontro fortunato, lo sguardo giusto, meccanismi ad incastro dentro ai quali il caso può compiere il suo gioco libero e imprevedibile.

Persino la morte, qui ad un certo punto evocata da una diagnosi medica infausta, si trasforma immediatamente in una occasione di vita, attraverso un viaggio non previsto, che a sua volta diviene l’occasione per due persone distanti e molto diverse, di innamorarsi.

Parlando di compositori e di colonne sonore, mentre assistiamo alla storia di Antoine Abeilard, è davvero impossibile non pensare a Fracis Lai, il grande e premiatissimo compositore che ha scritto, oltre a questa, quasi tutte le musiche dei film di Lelouch. Una collaborazione iniziata nel 1966 con Un uomo, una donna e che dopo più di 30 pellicole, ancora prosegue inesausta. Un sodalizio che va evidentemente ben oltre la semplice sintonia professionale, soprattutto se si considera che, in maniera piuttosto inusuale, Lelouch è solito far scrivere l’intera colonna sonora senza mostrare al compositore nessuna scena. Il procedimento permette al regista di non ottenere un semplice commento sonoro ma una musica che realmente contrappunta le immagini, secondo una dialettica ben precisa che sarà lo stesso regista a calibrare in fase di ripresa e montaggio. Inoltre spesso le scene vengono girate dal regista – come racconta lo stesso Lai – con la musica in sottofondo in modo che gli attori entrino meglio nel tipo di clima emotivo che il regista vuole che venga evocato: un procedimento affascinante che, oltre ad influenzare il coinvolgimento degli attori nelle scene, e diremmo forse anche dello stesso regista mentre le gira, va alla ricerca di una fusione intima e inscindibile fra musica e immagini.

Orgogliosamente fedele a se stesso e programmaticamente anti-intellettualistico, il cinema di Lelouch, così libero e incurante di mode, tendenze e categorie, che da sempre rifugge, ancora oggi coinvolge e seduce, attraverso una raffinata riflessione sul tempo (giocando con l’alternanza fra passato, presente e futuro), un intrigante lavoro sui misteriosi percorsi del caso (che lui geometricamente intreccia, ora negandolo, ora abbandonandocisi) e una totale dedizione al quel valzer dei sentimenti che tutto travolge e sovverte.

Come ci insegna lo stesso Lelouch, scegliere di vedere un film, significa correre un rischio e a maggior ragione, quando si tratta del suo cinema, crediamo sia un un rischio che valga sempre la pena correre.

SCHEDA TECNICA
Uno più una (Un plus une, Francia, 2015) – REGIA: Claude Lelouch. SCENEGGIATURA: Claude Lelouch. FOTOGRAFIA: Robert Alazraki. MONTAGGIO: Stéphane Mazalaigue. MUSICHE: Francis Lai. CAST: Jean Dujardin, Elsa Zylberstein, Christopher Lambert, Alice Pol. GENERE: Commedia. DURATA: 115′. Disponibile su Netflix dal 1 agosto 2017

About Edoardo Graziani

Classe 1980, nasce e lavora a Bologna come grafico editoriale e come fotografo. Amante del cinema da sempre, folgorato lungo la via da Antonioni e Wenders, dopo aver atteso molti anni per ragioni di lavoro, si è finalmente trovato nella condizione di poter intraprendere gli studi di cinema presso il Dams di Bologna, dove attualmente, è iscritto.

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