Voto al film:

La musica della nevrosi

Il capolavoro si manifesta quando, in un film, ogni cosa è curata con maestria invidiabile e l’apporto performativo sopra la media – di tutti – concorre al prodotto finale. Petri, Pirro e Volonté litigavano talmente tanto che il regista, per il terzo anello della trilogia della nevrosi (il secondo è La classe operaia va in paradiso) scelse Ugo Tognazzi. Ma la squadra litigiosa era comunque una squadra vincente.

Il commissario interpretato da Volonté, un Calabresi filtrato da Brecht, è uno zelante manager, un perverso, una personalità scissa che da una lato supporta dall’altro ignora la morale. Ci aiuta a definirlo l’autore di Suffrance en France, Christopher Dejours: parla di “virilità” per definire il costrutto culturale che “si misura col metro della violenza che si è capaci di commettere sui dominati”. Ecco, il commissario è un campione di quel tipo di virilità cinica. Augusta, la vittima, il personaggio di Florinda Bolkan, da prima asseconda le perversioni dell’amante: il suo peccato è però quello di accorgersi che, sotto la scorza, il personaggio di Volonté è infantile e impotente. E allora il femminile destabilizzante prima tradisce poi non tace la verità e così facendo mina alla coesione virile della personalità del suo amante, indispensabile per il suo lavoro.

Dopo l’omicidio, inizia il balletto degli zelanti collaboratori del commissario, che inizialmente sembra divertirsi a seminare indizi. Poi però la sua personalità morale viene fuori ed è sempre più difficile controllarla. Scoppierà nel confronto con il rivale, l’anarchico Pace. Che non ha paura a dire che “il re è nudo”, come nella celebre favola di H.C. Andersen: vomita in faccia al commissario la verità che ha ricostruito e, di fronte alle sue responsabilità morali, questo crolla. Viene messo in scena allora un magistrale pezzo di cinema dove l’interrogatorio si ribalta e la maschera dell’accusatore diventa la supplica dell’accusato – Volonté svela finalmente il conflitto morale del suo personaggio. “Braves gens” è il termine con cui Dejours chiama i manager reclutati dalle aziende nei posti di potere che collaborano al perpetuarsi della sofferenza. Volonté cerca di gridare a Tramonti: “Io sono una persona p…”. Si ferma. Il “per bene” non gli esce.

Il confronto è un confronto di potere. Ed è il potere, e la virile perversione di chi è in una posizione di tutela dell’ordine ma, di fatto, compie il male il grande protagonista di questo inimitabile film, a tratti squisitamente anni Settanta, a tratti attualissimo.

Da Sergio Leone, Petri non aveva preso solo Gian Maria Volonté ma anche Ennio Morricone. Non c’è trilogia della nevrosi senza Morricone: tutte e tre le colonne sonore sono, in maniera differente l’una dall’altra, perfettamente in linea con il progetto di Petri e Pirro. Il tema de La proprietà non è più un furto è un’intrigante fraseggio di violini e oboe su basso per niente rassicurante. Il tema de La classe operaia è fatto di timpano, di synth cattivo, di archi inchiodati sulla nota del timpano e di un dialogo fra l’ottone arrabbiato e il serio fagotto. Il tema di Indagine è di poche note strategiche e perturbanti che insistono sul quinto grado degli accordi utilizzati – il giro armonico è La-, Sib, La- Sol#. È un tema di violini pizzicati e xilofono, di fiati stridenti tra i quali di nuovo s’insinua il serioso fagotto. Le frasi musicali principali serpeggiano nel corso della diegesi: appaiono e scompaiono seguendo le vicende (o, in questo caso, la psicologia) dei personaggi incarnati da Volonté. Il tema di Indagine parla per il commissario, è una sorta di proiezione del suo pensiero. Le variazioni sono in sincrono con i suoi cambiamenti. Vale insomma, anche per la musica, quello che Petri diceva a Sergio Tramonti (l’anarchico Pace) riferito al personaggio di Volonté: “Guardalo, imitalo, vedi com’è cambiato. Anche tu devi essere in quella tensione, in quella essenzialità”.

SCHEDA TECNICA:
Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (Id., Ita 1970) – REGIA: Elio Petri. SCENEGGIATURA: Elio Petri, Ugo Pirro. FOTOGRAFIA: Luigi Kuveiller. MONTAGGIO: Ruggero Mastroianni. MUSICHE: Ennio Morricone CAST: Gian Maria Volonté, Florinda Bolkan, Salvo Randone, Sergio Tramonti. GENERE: thriller drammatico. DURATA: 112’

About Martina Biscarini

Martina Biscarini è traduttrice, saggista e videomaker. Nata a Empoli nel 1985, si laurea nel 2009 in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo con una tesi sull'autobiografia di Harpo Marx che in seguito verrà ampliata e tradotta integralmente. Tutto ciò confluirà nel volume, edito nel 2017 da Erga editore (Genova) "Harpo Speaks". Nel 2012 consegue il Master Degree in videomaking all'università di Kingston-upon-Thames (Surrey) specializzandosi in sceneggiatura. Nel 2016 consegue la Laurea in Lingue e Letterature Moderne e Classiche con una tesi sui temi dell'utopia e della distopia rapportati al videogioco. Collabora con la rivista "Tysm" ed è autrice del libro "Mannarino, Cercare i colori" (Arcana Editore) che uscirà nel marzo 2018.

© 2016 Leitmovie - Associazione culturale | CF:91379950370 | info@leitmovie.it | Cookie Policy
Top

Web design a cura di Beltenis.it