Biografilm 2023 – Les beaux parleurs


Voto al film:

Retorica cinematografica sui banchi di scuola

Inventio. Una scuola prestigiosa di Parigi; studentesse e studenti alle prese con l’organizzazione di un concorso di eloquenza; un discorso che si fa meta-discorsivo: “O rabbia, o disperazione, o élite, mio nemico!” da argomento del concorso diventa per i giovani protagonisti una riflessione su sé stessi e sul mondo a cui appartengono.

Dispositio. I discepoli di Guillame Lafond, insegnante di lettere e filosofia che da anni tiene corsi di eloquenza in progetti extra-curriculari, si confrontano continuamente: dapprima sul tema che dovrà costituire la linea guida del concorso, poi sulla selezione dei giovani candidati che intendono partecipare, infine sui modi e sugli strumenti utili a migliorare i discorsi dei finalisti. Se una tale ripetitività di concetto potrebbe apparire monotona, la regia di Gianluca Matarrese (torinese attivo in Francia da diversi anni), la solida sceneggiatura di Matarrese/Lafond e il montaggio di Tess Gomet rendono un film “di parola” un’opera estremamente cinematografica, che sa sfruttare le potenzialità del mezzo sia per creare un coinvolgente dinamismo drammatico sia per dare risalto a contenuti che trascendono la specificità del contesto fino a parlare di temi alti ed importanti.

Elocutio. Ecco allora che emerge da questo bellissimo documentario, esattamente come sottolinea il professor Lafond nei suoi insegnamenti, l’importanza del linguaggio come strumento di trasmissione del sapere non soltanto ad un livello contenutistico ma anche e soprattutto estetico. Il concetto espresso da Marshall McLuhan nel suo famoso assioma “il medium è il messaggio” si esprime qui dunque in una vera e propria mise-en-abyme linguistica. Ad un primo livello troviamo i discorsi dei candidati, che devono rispettare delle regole quali la presenza di riferimenti letterari o storici e un impianto retorico ben definito. La progressione del film segue i cambiamenti di queste orazioni man mano che i membri della commissione offrono suggerimenti, ipotesi, consigli. Le sequenze in cui si alternano spezzoni di questi componimenti nei diversi momenti del film (nella fase di selezione, durante i lavori di preparazione al concorso, nella serata finale) sono gestite cinematograficamente con grande maestria. Un secondo livello è costituito dalle riflessioni che scaturiscono (implicitamente ed esplicitamente) dal tema scelto per il concorso: da soggetto di trattazione retorica, l’elitismo culturale si trasforma in oggetto di profonde considerazioni da parte di questi liceali che si rendono conto di appartenere a quel nemico che vorrebbero combattere. “Élite” è concetto ambiguo: è separazione dal mondo reale o strumento culturale? È una colpa o un privilegio? Seguendo i dibattiti e le riflessioni dei ragazzi, non solo in classe ma anche in momenti di amichevole ritrovo sociale, Matarrese fa emergere dubbi e paure di una generazione che si appresta a lasciare il porto sicuro delle scuole superiori per affrontare il mondo dell’età adulta. E qui si inserisce un nuovo livello di lettura. Ma prima di parlarne, è bene soffermarsi un attimo sull’interessante colonna sonora composta da Davide Giorgio. Riflettendo sull’importanza della parola nel film, Giorgio ha costruito un tappeto musicale attraverso un uso assai particolare delle voci, che riecheggia sonorità antiche richiamando il canto gregoriano pur restando ancorato a una profonda contemporaneità. Giorgio, che ufficialmente firma la colonna sonora come Cantautoma, ha registrato, oltre a brani strumentali, musica corale utilizzando soltanto la propria voce e quella di un soprano, eseguendo egli stesso le parti più gravi e poi mixandole fino ad ottenere una resa acustica molto suggestiva. Brani come Étude Triomphant o Valse Étude riportano all’attenzione dell’ascoltatore la solennità del tema del film nonché dell’impostazione concettuale dei discorsi dei suoi protagonisti. Sono in genere brani “melanconici” che da un lato giocano sul concetto di variazione per ribadire l’affinamento di un discorso retorico anche musicale, dall’altro fanno risuonare emotivamente lo spirito dello spettatore con una malinconia che si muove sottile nelle conversazioni dei ragazzi, specialmente quando parlano delle proprie insicurezze o del proprio futuro.

Memoria. In questo esercizio di stile – di cui sarà ora manifesta la trasposizione delle regole della costruzione del discorso retorico al contesto cinematografico – volendo continuare nelle analogie tra l’oratore e il regista e tra il discorso verbale e quello filmico, poco avremmo da dire sulla memoria (quarto punto della retorica classica), in quanto gli stessi protagonisti del film non mancano di affidarsi a una traccia scritta per ricordare i passaggi dei loro discorsi. Operiamo dunque una traslazione per parlare delle impressioni che il film lascia sugli spettatori. Resta infatti nella nostra memoria lo sguardo affettuoso del regista verso i suoi protagonisti; restano i primi piani, bellissimi, di questi giovani; restano i loro occhi profondi, spalancati e commossi all’ascolto di un discorso scritto e recitato in alessandrini; resta la capacità di Matarrese di osservare con un linguaggio documentaristico l’oggetto della sua indagine senza trascurare i piccoli, grandi drammi che i ragazzi vivono nell’arco di quest’anno, come l’esclusione di uno dei protagonisti dal concorso.

Actio. E torniamo dunque, per le nostre conclusioni, all’ultimo livello di lettura di quella molteplicità di cui dicevamo sopra. Non molto si può dire della actio (intesa come recitazione dell’oratore, uso del corpo e della gestualità) riferita ai protagonisti del film, che in quanto oggetti di uno sguardo documentaristico sono ripresi nella loro naturalità, pur se consapevoli della discreta presenza della macchina da presa. Di più si può invece dire della actio di Matarrese in quanto autore di un discorso filmico. Il suo cinema è cinema di parola, cinema scritto, ma resta incontrovertibilmente, nello spirito, cinema del reale. Matarrese agisce sulla realtà in modo pudico e discreto ma innegabilmente indirizzandola: già in fase di sceneggiatura la collaborazione con Lafond è stata fondamentale per organizzare la progressione narrativa e drammatica della storia. Il fluire del discorso è piano; qualche dissolvenza incrociata rende la parallela progressione del lavoro dei candidati, ma sono soprattutto i primi piani dei protagonisti a svolgere un ruolo fondamentale all’interno dal film. È cinema di prossimità, questo, dove il linguaggio documentaristico, da chiave d’accesso al racconto di un’esperienza didattica, diventa strumento di narrazione dei pensieri di una generazione che si esprime con un linguaggio aulico e puntuale.

SCHEDA TECNICA
Les beaux parleurs (Francia, 2023) – REGIA: Gianluca Matarrese. SCENEGGIATURA: Gianluca Matarrese, Guillaume Lafond. MONTAGGIO: Tess Gomet. FOTOGRAFIA: Gianluca Matarrese, Kevin Brunet. MUSICA: Davide Giorgio (Cantautoma). CAST: Guillaume Lafond. GENERE: Documentario. DURATA: 67′.

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