Alessandro Guatti rilegge Gigolò, dramma a sfondo storico di David Hammings con un seducente David Bowie

Voto al film:

People know the part I’m playing

David Bowie Just a gigolo 1Film non particolarmente apprezzato ai tempi della sua uscita in sala, Gigolò merita una riscoperta. Non si nega che uno dei punti di forza dell’opera sia l’ultima apparizione cinematografica di Marlene Dietrich, introdotta “with pride” (“orgogliosamente”) nei titoli di testa, ed è altrettanto vero che alcuni snodi della trama non sono particolarmente approfonditi; tuttavia la pellicola di David Hemmings – qui anche attore in un ruolo sordido ma ottimamente interpretato – presenta notevoli spunti di riflessione sulla situazione storica della Repubblica di Weimar.

Attraverso le esperienze dell’ufficiale prussiano Paul Ambrosius von Przygodski (David Bowie) viene presentata la situazione di un Paese che deve affrontare le conseguenze della Grande Guerra e il problema della ricostruzione economica e morale della società. Ad esempio, la difficoltà del reinserimento dei reduci (certamente molto più approfondita in film come I migliori anni della nostra vita di William Wyler) è illustrata seguendo i diversi tentativi di Paul di trovare lavoro ed è quindi funzionale alla costruzione di una linea narrativa che conduce il protagonista ad esercitare la professione di gigolò per mantenersi. O ancora, il personaggio del capitano Kraft mostra da un lato come certi individui carismatici sappiano e possano trasformare delle istanze di rivalsa personale in strumenti con cui fomentare un collettivo senso di frustrazione e insoddisfazione, dall’altro come la situazione di tensione sociale stesse gradualmente diventando incontrollabile.

Se si considera questo sottotesto, assume un significato particolare la presenza di David Bowie nel cast, particolarmente nel ruolo di un ex-soldato che – affascinato da un capitano che gli fa ascoltare L’anello del Nibelungo – ne condivide inizialmente i valori ma poi se ne allontana. Sin dalla prima scena il look e l’atteggiamento di Paul richiamano quel Thin White Duke (“Duca Bianco”) che fu l’alter ego di Bowie a partire dalla pubblicazione dell’album Station to Station (1976) e che venne accostato, per l’aspetto diafano e la sua freddezza, ai movimenti filo-nazisti. Bowie smentì qualsiasi affiliazione, in particolare dopo l’incidente ideologico della Victoria Station (1976) in cui fu immortalato mentre salutava i faDavid Bowie Just a gigolo 5n con quello che, a causa di una perfetta congiuntura tra il momento dello scatto e la posizione del braccio della star, sembrava proprio un saluto romano. Se per la produzione la presenza di Bowie era un sicuro richiamo al botteghino, per lui l’interpretazione di un personaggio che si distaccava dall’ideologia di estrema destra poteva essere utile per chiarire la propria immagine pubblica. Inoltre, un film girato e ambientato a Berlino cadeva a pennello negli anni in cui il suo punto di riferimento geografico era proprio quella città: a Berlino aveva infatti appena inciso Heroes (1977). Si dice tuttavia che ciò che definitivamente lo convinse a partecipare al film fu la presenza della Dietrich, che però non lasciò mai Parigi costringendo Bowie a recitare da solo anche le scene in cui sembra essere nella stessa stanza con la diva.

L’apporto di Bowie alla colonna sonora (che comprende composizioni jazz e brani da cabaret come Don’t Let It Be Too Long, di David Hemmings e Günther Fischer, cantata da Sydne Rome) fu quasi nullo: partecipò soltanto come co-autore e vocalist al brano dei The Rebels Revolutionary Song. Discorso opposto invece per Marlene Dietrich, la cui Just a Gigolo – originariamente composta da Leonello Casucci su testo di Julius Brammer – è ricordata non soltanto per essere la title song del film ma soprattutto perché la Dietrich ne offre un’interpretazione veramente toccante, regalandoci – estremo saluto al cinema e ai suoi ammiratori – un momento davvero emozionante.

SCHEDA TECNICA
Gigolò (Schöner Gigolo, armer Gigolo / Just a Gigolo, Germania Ovest, 1978) – REGIA: David Hemmings. SCENEGGIATURA: Ennio De Concini, Joshua Sinclair. FOTOGRAFIA: Charly Steinberger. MONTAGGIO: Susi Jäger. MUSICHE: John Altman, Günther Fischer. CAST: David Bowie, Kim Novak, Marlene Dietrich, Sydne Rome, Maria Schell, David Hemmings. GENERE: Drammatico. DURATA: 147’ (Germania Ovest) / 98’ (USA).

About Alessandro Guatti

Laureato in Storia e critica del cinema presso il DAMS di Bologna e specializzatosi in Cinema, Televisione e Produzione multimediale con una Tesi di Studi Culturali sull’identità e la memoria nel cinema israeliano contemporaneo (110 con lode), delinea la sua attività professionale come critico cinematografico per Melegnano webtv, Cinemacritico, Farefilm, Interference e come videomaker orientato verso produzioni legate all'ambito musicale e teatrale, con documentari e videoclip. Ha ideato e conduce, insieme a Massimiliano Colletti, la rubrica cinematografica "LeitRadio", inserita ogni settimana all'interno di "Piper" su radio Città del Capo.

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