Voto al film:

Il ritmo della città

Gli orari delle corse del tram scandiscono le giornate di una Gerusalemme dove le microstorie si connettono alla Storia. A Tramway In Jerusalem, ultima opera di Amos Gitai, segue il percorso di un tram lungo la città e a partire dai diversi punti di vista dei vari protagonisti che si susseguono offre differenti visioni di Israele.

Tutti noi abbiamo fantasticato sulla vita delle persone che incontriamo sull’autobus o in metropolitana: chi sono? Qual è la loro storia? Gitai ci fa incontrare degli estranei e per il tempo di una corsa in tram ce li rende meno tali: impariamo a conoscere delle persone e dei modi di vedere e vivere la vita. C’è il turista (uno splendido Mathieu Amalric) innamorato del sole e della luce di Israele che porta suo figlio a visitare i luoghi dove Flaubert era stato, rivelando però come in un confronto più serio sul Paese non sia in grado di portare il suo interesse a focalizzarsi sulla realtà delle cose; c’è la coppia che deve decidere se divorziare; c’è il prete (un intenso Pippo Delbono) che parla di Dio, forse più agli spettatori che ai suoi compagni di viaggio; c’è la ragazza che sta andando dal suo amante per un incontro piccante; c’è una donna chiacchierona che provoca un ebreo ortodosso, invitandolo a guardare fuori dai finestrini la bellissima città invece di continuare a studiare come prevede il Talmud; c’è il soldato in partenza che saluta la fidanzata cercando di trattenere le lacrime e c’è anche la ragazza che si sente minacciata da un arabo solo perché arabo.

E poi c’è la musica, che in questo film diventa un vero e proprio personaggio. Molti episodi sono essenzialmente musicali, ma non costituiscono semplici stacchetti. I diversi musicisti che si alternano lungo il percorso (il rapper palestinese, il suonatore di banjo, la cantante) sono sì personaggi che dimostrano un ulteriore modo di vivere il mezzo pubblico (artisti di strada in movimento), ma anche metonimie della loro musica: attraverso di loro, il percorso del tram porta i diversi generi musicali da una zona all’altra di Gerusalemme, permettendo che vengano a contatto con un pubblico che a loro può non essere avvezzo (noi spettatori compresi). In questo senso la musica è un passeggero del tram. Essa diventa però anche veicolo di un messaggio di integrazione perché Gitai sa trasformare questo elemento astratto prima in uno concreto e poi in uno metaforico, dato che attraverso i vari stili musicali Gitai compone un affresco sonoro che dà conto del multiculturalismo israeliano.

Il viaggio di noi spettatori sul tram di Gerusalemme acquista dunque una dimensione sonora tutt’altro che irrilevante, perché le musiche tradizionali palestinesi si avvicendano ai canti degli ebrei ortodossi e alle sonorità pop, mentre in sottofondo l’annuncio delle varie fermate fa da corrispettivo spaziale alla scansione temporale eseguita dagli orari. Intensamente poetica la sequenza dei titoli di testa, con Noa che canta appoggiata al finestrino.

SCHEDA TECNICA
A Tramway in Jerusalem (Id., Israele-Francia, 2018) – REGIA: Amos Gitai. SCENEGGIATURA: Amos Gitai, Marie-José Sanselme. FOTOGRAFIA: Eric Gautier. MONTAGGIO: Yuval Orr. MUSICA: Louis Sclavis, Alex Claude. CAST: Yaël Abecassis, Mathieu Amalric, Lamis Ammar, Pippo Delbono, Hana Laslo. GENERE: Commedia. DURATA: 94′

About Alessandro Guatti

Laureato in Storia e critica del cinema presso il DAMS di Bologna e specializzatosi in Cinema, Televisione e Produzione multimediale con una Tesi di Studi Culturali sull’identità e la memoria nel cinema israeliano contemporaneo (110 con lode), delinea la sua attività professionale come critico cinematografico per Melegnano webtv, Cinemacritico, Farefilm, Interference e come videomaker orientato verso produzioni legate all'ambito musicale e teatrale, con documentari e videoclip.

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