Voto al film:

See You Sound Festival 2018, Torino 26 gennaio-4 febbraio

“You won’t see me in the morning”. Che fine ha fatto Betty Davis?

In Betty – They Say I’m Different, presentato in anteprima nazionale alla quarta edizione del Seeyousound Festival, il regista inglese Phil Cox racconta la straordinaria storia di Betty Davis, icona della musica soul e funk degli anni ‘60, misteriosamente scomparsa dalle scene più di quarant’anni fa.

La realizzazione del documentario ha richiesto più di quattro anni di lavoro, in parte per le difficoltà nel reperire i pochissimi e introvabili filmati d’epoca esistenti (raccontata dal regista come una vera caccia al tesoro terminata in remote e polverose soffitte americane), in parte per la reticenza della sua protagonista, ancora in vita, a rilasciare interviste e a rientrare in contatto con un passato che ha scelto di dimenticare.

Betty Davis, nata Mabry, è cresciuta tra le campagne del North Carolina e poi tra le acciaierie di Pittsburgh ascoltando i dischi di Bessie Smith, B.B. King e delle grandi voci del blues e del soul. All’inizio degli anni ’60, a soli sedici anni, si trasferisce a New York per immergersi in un Greenwich Village in pieno fermento. Studia moda al Fashion Institute of Technology, posa come modella e, completamente autodidatta, scrive canzoni per altri artisti.

Spronata dagli amici della scena musicale newyorchese, tra cui Jimi Hendrix e Sly Stone, inizia a cantare, esibirsi e incidere singoli, diventando istantaneamente un’icona del funk, ma anche un nuovo modello di donna libera e sovversiva con il suo look provocatorio, i testi espliciti e trasgressivi delle sue canzoni e la ricerca della più totale indipendenza da manager e qualsiasi figura maschile dominante. I suoi singoli vengono censurati dalle radio e Betty viene aspramente criticata dalla comunità nera, che nel cuore del movimento per i diritti civili è strenuamente decisa a omologarsi all’estetica e alla morale della società bianca borghese.

Nel 1968 Betty sposa Miles Davis – sarà un matrimonio brevissimo – e lo spinge a reinventarsi completamente, presentandogli gli amici della nuova scena funk e rhythm and blues e aprendolo alle contaminazioni che segneranno la sua svolta verso il fusion.

I brevi filmati di repertorio e la colonna sonora del film sono una viva testimonianza della potenza innovatrice della musica e del personaggio di Betty e dell’influenza che ha avuto su grandi nomi successivi come Prince, Madonna, Macy Gray e più tardi Amy Winehouse.

Ma la persona che il documentario vuole restituirci è la vera Betty, la ragazza, e poi la donna, fragile e riservata, di cui quell’icona è stata solo un esplosivo alter ego destinato a scomparire improvvisamente agli occhi del mondo. È la notizia della morte del padre a farla crollare, alla fine degli anni Settanta, in un baratro da cui non riemergerà mai del tutto. Il documentario lascia intuire un esaurimento nervoso e un lungo periodo di depressione e mostra con discrezione la vita che Betty ha condotto negli ultimi trent’anni, in completa solitudine e povertà in un piccolo appartamento vicino a Pittsburgh, dove era cresciuta.

La Betty di oggi non si identifica minimamente con la protagonista di quell’intenso decennio, quasi si trattasse di un’altra persona. È proprio a partire da questo suo distacco, unito alla scarsità di immagini di repertorio, che hanno preso vita le scene più suggestive del film. Phil Cox ha infatti avuto l’intuizione di colmare questi vuoti visivi e narrativi con delle delicate sequenze animate su cui la voce di Betty condivide i ricordi parlando in terza persona di “Crow”, il corvo che da sempre identifica come suo spirit animal. Questi inserti toccanti e poetici, quasi una serie di spoken poem animati, aggiungono valore artistico a un documentario già prezioso per la storia raccontata, ancor più per gli spettatori che si avvicinano al personaggio di Betty Davis per la prima volta.

SCHEDA TECNICA

Betty – They Say I’m Different (Inghilterra, Francia; 2017) – REGIA: Phil Cox. SCENEGGIATURA: Phil Cox. CAST: Betty Davis. GENERE: Documentario. DURATA: 52’ .

About Elena Pizzetti

Si è laureata in Comunicazione Interculturale con indirizzo comparatistico letterario presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Torino e poi si è specializzata Cinema, Televisione e Produzione Multimediale presso il DAMS di Bologna con una tesi sul ruolo del file sharing nell'evoluzione digitale del prodotto audiovisivo. Da sempre divide tempo, interessi e attività professionali tra traduzione, cinema, musica, videomaking e fotografia. Si guadagna da vivere come copywriter e traduttrice di sottotitoli di film e serie TV e ha scritto di musica per Buscadero, beehype e indie-rock.it.

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