Voto al film:

Brigadoon o il ritorno al sogno

Scrivere a più di sessant’anni di distanza a proposito di un musical della Hollywood Golden Age Era significa fare i conti, in questa nostra epoca così fluida, con quell’idea di mise en scène in cui il film musicale era l’adattamento di uno spettacolo teatrale ma anche la rappresentazione di uno spettacolo stesso.

Diretto da Vincente Minnelli in uno splendido Cinemascope, Brigadoon è l’esaltazione dell’identità ambivalente del regista stesso, uno dei sognatori più oscuri che il mondo del cinema abbia mai conosciuto, raccogliendo così quell’idea in cui il musical è sia la rappresentazione di uno spettacolo in termini metalinguistici, sia la traslazione di ciò che accade sul palcoscenico di un teatro. Ispirato a un racconto di Friedrich Gerstäcker, Brigadoon è infatti tratto dalla pièce teatrale di Alan Jay Lerner e Frederick Loewe del 1947. Una sorta di favola in chiave moderna in cui due cacciatori americani, Tommy Albright e Jeff Douglas, si ritrovano per caso nel villaggio scozzese di Brigadoon: un luogo misterioso e magico che appare per un solo giorno ogni cento anni. Qui, uno di loro, si innamorerà a prima vista della bella Fiona.

Sviluppandosi attraverso un intreccio narrativo piuttosto semplice, il film intende riproporre quel fondamentale dualismo tra reale e sogno tipico del genere, ma caratteristico anche dello stesso cinema minnelliano. Un confronto tra concreto e astratto che si esprime attraverso il canto e la fisicità di Kelly e Charisse, tratti snaturati tuttavia delle loro componenti immediatamente verosimili. In questo senso viene a crearsi una dialettica attraverso cui, parafrasando Franco La Polla, non è possibile una risoluzione immediata come nei musical degli anni Trenta e Quaranta.

Si tratta di un linguaggio ancora in fase di evoluzione, ma anche avrebbe contribuito a ridefinire i termini stessi di musical (basti pensare al recente La La Land), la cui primaria peculiarità era data dal fatto che, citando sempre La Polla, “l’azione emerge strutturalmente e organicamente costituita da verosimile e sogno.”

Un sentimento che affiora nella celebre sequenza di Almost Like Being in Love, in cui l’accettazione del sogno da parte del protagonista, per l’appunto quasi come innamorato, non è ancora delineata. L’idea di musica (comprendente danza e canto), diviene un elemento distintivo del mondo onirico soltanto alla fine, quando viene posto in netta contrapposizione all’elemento sonoro del vocio indistinto di New York, il cui rifiuto da parte del personaggio di Gene Kelly è metafora stessa del ritorno al sogno di Brigadoon.

SCHEDA TECNICA
Brigaddon (Id., USA, 1954) – REGIA: Vincente Minnelli. MONTAGGIO: Albert Akst. MUSICHE: Alan Jay Lerner e Frederick Loewe. CAST: Gene Kelly, Cyd Charisse, Van Johnson. GENERE: Musical. DURATA: 108′

About Federica Marcucci

E' nata ad Assisi nel 1990. Si laurea nel 2013 in Lettere Moderne presso l'Università degli studi di Perugia con una tesi sull'enigmatico romanzo "Parigi" di Lorenzo Viani. Nel 2016 consegue la laurea specialistica in Cinema, Televisione e Produzione Multimediale con una tesi in Cinema e Studi Culturali sul rapporto tra Woody Allen e la musica. Attualmente è redattrice di cinema per GingerGeneration.it e collabora con Spotzer in veste di copywriter freelance.

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