La nuova sezione di Leitmovie dedicata alle colonne sonore inaugura con la recensione di Federica Marcucci di Buster Kluster, esperimento di rimusicazione de Le sette probabilità a cura di Sousaphonix & Mauro Ottolini

Voto al film:

Love is like a hydrant turns off and on

“La musica africana americana era parte del bagaglio dei musicisti che lavoravano sui film muti. E anche se sonorizzazioni successive hanno associato il cinema muto a un buster kluster (2)novelty ragtime frivolo e superficiale, intrinsecamente allegro, se non comico, in realtà quella musica, in particolare quella nera da ballo, rappresentava un ingrediente importante ma né unico né preponderante. Certo il vitalismo del jazz degli anni Venti, il suo calore danzante e contagioso, erano particolarmente adatti a valorizzare i film di genere comico.”

Con queste parole Stefano Zenni, direttore del Torino Jazz Festival, coglie il fermento culturale dell’epoca in cui ha visto la luce il film di Buster Keaton Le sette probabilità (1925): un momento in cui la musica black e i ritmi sincopati dei ragtime di New Orleans incontrano le ballate di tradizione bianca. Il risultato è quel jazz spurio ma incredibilmente affascinante che ha dato il nome a un decennio intero, quello dei Roarin’ Twenties. Non a caso l’operazione compiuta da Mauro Ottolini & Sousaphonix dal nome Buster Kluster ha visto la luce nel 2014 proprio in occasione del festival del capoluogo piemontese, per poi essere presentata con rinnovato successo nell’edizione 2016 di Umbria Jazz.

In Le sette probabilità, tra i film più celebri di Buster Keaton, si ritrovano tutti gli ingredienti che caratterizzano il suo cinema. Uno spirito trasognato, distratto e naïf, accompagnato da una ricercatezza linguistica e stilistica è il tessuto di base in cui si muove l’antieroe keatoniano, impassibile, sempre alle prese con i paradossi dell’esistenza. In buster_kluster (3)questo senso la partitura scritta appositamente da Mauro Ottolini & Sousaphonix (effetti sonori compresi) rappresenta un valore aggiunto, riuscendo a ricollocare il film nel contesto culturale d’appartenenza, in cui l’improvvisazione giocava un ruolo pressoché fondamentale.

Una colonna sonora composta quindi con un rigore filologico, che alterna pezzi originali – in cui la sperimentazione incontra le sonorità ragtime – e classici degli anni Venti e Trenta. Tra questi The Red Rose Rag e The International Rag, eseguite sulle partiture originali conservate presso l’archivio “Robert Darch”. Una fusione molto interessante che va a coniugarsi alla voce di Vanessa Tagliabue Yorke. Un susseguirsi di sensazioni, diegetiche e non diegetiche, che, tra classico e contemporaneo, giocano sull’illusione e sul paradosso della realtà con la stessa sensibilità di Keaton.

SCHEDA TECNICA
Le sette probabilità (Seven Chances, USA, 1925) – REGIA: Buster Keaton. SCENEGGIATURA: Clyde Bruckman, Jean Havez, Joseph A. Mitchell. FOTOGRAFIA: Byron Houck, Elgin Lessley. MONTAGGIO: Buster Keaton. MUSICHE: Mauro Ottolino & Sousaphonix. CAST: Buster Keaton, Ruth Dwyer, T. Roy Barnes, Jean Arthur. GENERE: Commedia. Durata: 65’.

About Federica Marcucci

E' nata ad Assisi nel 1990. Si laurea nel 2013 in Lettere Moderne presso l'Università degli studi di Perugia con una tesi sull'enigmatico romanzo "Parigi" di Lorenzo Viani. Nel 2016 consegue la laurea specialistica in Cinema, Televisione e Produzione Multimediale con una tesi in Cinema e Studi Culturali sul rapporto tra Woody Allen e la musica. Attualmente è redattrice di cinema per GingerGeneration.it e collabora con Spotzer in veste di copywriter freelance.

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