Voto al film:

Evasione di massa

Più di altri film, Cappello a cilindro rappresenta l’essenza del musical americano anni Trenta, quel perfetto connubio di commedia sofisticata e musica che trova le proprie origini negli spettacoli di varietà dei vaudeville ed è emblema della cultura popolare di quel tempo.

cappello-a-cilindro1L’effimera trama legata al giovane ballerino americano Jerry in tournée in Europa intento a conquistare l’indossatrice Dale Tramont, è l’espressione di quello spirito con cui gli Stati Uniti si affacciavano al vecchio continente: una travolgente e irresistibile ventata di novità, spensieratezza e ottimismo a cui era praticamente impossibile resistere.

Negli anni della crisi economica, la settima arte diventa il veicolo ideale di fantasie collettive, a cui il pubblico si abbandona per dimenticare la dura realtà di tutti i giorni. Il musical si fa allora genere per eccellenza del cinema a stelle e strisce, non solo perché naturale evoluzione dell’invenzione del sonoro avvenuta in America solo pochi anni prima, ma perché incarnazione di quella leggerezza atta ad affrontare con serenità e fiducia nel domani le sfide dell’oggi.

Non a caso, il lento processo di corteggiamento tra i protagonisti avviene proprio attraverso la danza, espressione fisico-artistica delle rispettive interiorità. Come di tradizione,cappello-a-cilindro-2 anche in questo film, se in principio entrambi desiderano esprimere il rispettivo punto di vista e la propria indipendenza (No Strings), è attraverso la reciproca conoscenza che il loro legame si consolida (Isn’t This a Lovely Day) fino al culmine, in una danza di coppia espressione dell’unità finalmente raggiunta (Cheek to Cheek). Le musiche stesse di Irving Berling, dunque, seguono l’andamento della trama, facendosi puntuale commento delle diverse fasi dell’innamoramento, dai solo di tip-tap di Fred Astaire fino al romantico ballo finale sullo sfondo di una Venezia arabeggiante e volutamente kitsch, luogo idealizzato in cui ambientare le frivole vicende di cuore dei personaggi e dei comprimari.

A ben vedere, nulla in Cappello a cilindro pare da prendere troppo sul serio: una favola moderna in cui la voglia di fuga, di evasione – paradossalmente dentro una sala cinematografica – è il vero motore, capace di alimentare i sogni ad occhi aperti di numerose generazioni, ieri come oggi.

SCHEDA TECNICA
Cappello a cilindro (Top Hat, USA, 1935) – REGIA: Mark Sandrich. SCENEGGIATURA: Dwight Taylor, Allan Scott. FOTOGRAFIA: David Abel. MONTAGGIO: William Hamilton. MUSICHE: Irving Berlin. CAST: Fred Astaire, Ginger Rogers, Edward Everett Horton. GENERE: Musical. DURATA: 101′

About Lapo Gresleri

Critico e storico cinematografico iscritto al Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (SNCCI). Nato a Bologna nel 1985, si laurea nel 2008 in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo con una Tesi in Caratteri del Cinema Nordamericano sul noir classico. Nel 2010 consegue la Laurea Specialistica in Cinema, Televisione e Produzione Multimediale con una Tesi in Cinema e Studi Culturali sull’opera di Spike Lee. Collaboratore esterno presso la Cineteca di Bologna dal 2009, è autore di saggi, articoli e recensioni a carattere cinematografico pubblicati su volumi e riviste tra cui Inchiesta, Archphoto 2.0, Cinergie, Mediacritica, Parole Rubate, Fermenti, Studi Pasoliniani, Cineforum Web, Cinefilia Ritrovata e Le Magazine Littéraire.

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