Voto al film:

La vita segreta del pop italiano in Russia

Franco, manager con problemi economici, viene contattato da Olga per riunire il quartetto vocale anni 80 preferito del magnate russo Vladimir Ivanov, i Popcorn. La bella è diventata un’alcolizzata svampita, il ribelle è diventato un ferramenta invecchiato precocemente, il frontman è diventato un “famoso” televisivo e il chitarrista un polemico musicista di strada. Nessuno ha voglia di tornare a cantare assieme. Ma le circostanze vorranno diversamente.

Fa ridere, fa molto ridere il nuovo film di Fausto Brizzi. Martani, Bardani e Falcone evidentemente si sono studiati a fondo gli aneddoti che girano attorno alla vita segreta dei tour in Russia di alcune band di riferimento, cioè che hanno aiutato a rendere credibili i Popcorn e il loro mondo. Le liti fra Ricchi e Poveri per impropri scambi di mariti. Custodie di chitarra piene di cocaina che, secondo Pupo, sarebbero costate la vita a Rossano, un cantante melodico pugliese che avrebbe accettato di fare una consegna per la mafia statunitense. Il pezzo di Francesco e Giada “Turuturuturu” inspiegabilmente diventato un classico in Brasile, i magnati russi che ricuciono a suon di rubli ferite prima considerate insanabili come quella fra Al bano e Romina Power. E gadget, gaget anni 80 di tutti i tipi. In questo film, che è come una pralina sfiziosa di cioccolato, c’è tutto. In più a un cast tanto improbabile quanto perfetto: due milanesi (Paolo Rossi e Angela Finocchiaro) e due romani (Massimo Ghini e Christian De Sica). Le canzoni originali dei Popcorn ricordano i Ricchi e Poveri, Bella senza trucco di carloverdoniana memoria con una spruzzata di espressioni iconiche del pop melodico più celebre, tipo “dolcemente complicate”. Non a caso le ha scritte Zambrini, che fra le altre cose è reo di aver lanciato i Cugini di Campagna oltre che di aver scritto la musica di Margheritando il cuore di Ambra. Il resto è la vecchia impalcatura dei Soliti Ignoti, i cialtroni che s’improvvisano criminali. Con le dovute variazioni sul tema funziona sempre, a maggior ragione in un ambiente così connotato come questo. Il magnate (Rinat Khismatouline) e il capo della sicurezza (Natasha Stefanenko) sono un po’ delle macchiette ed è giusto così, è una commedia. Chicca delle chicche, non si tralascia neanche un’allusione al complesso rapporto fra Timperi e le bestemmie televisive. I cultori del pop al limite del trash lo ameranno.

SCHEDA TECNICA
La mia banda suona il pop (Italia, 2020) – REGIA: Fausto Brizzi. SCENEGGIATURA: Fausto Brizzi, Marco Martani, Edoardo Falcone, Alessandro Bardani. FOTOGRAFIA: Gino Sgreva. MONTAGGIO: Luciana Pandolfelli. MUSICHE: Bruno Zambrini. CAST: Diego Abatantuono, Natasha Stefanenko, Christian De Sica, Massimo Ghini. GENERE: Commedia. DURATA: 95′

About Martina Biscarini

Martina Biscarini è traduttrice, saggista e videomaker. Nata a Empoli nel 1985, si laurea nel 2009 in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo con una tesi sull'autobiografia di Harpo Marx che in seguito verrà ampliata e tradotta integralmente. Tutto ciò confluirà nel volume, edito nel 2017 da Erga editore (Genova) "Harpo Speaks". Nel 2012 consegue il Master Degree in videomaking all'università di Kingston-upon-Thames (Surrey) specializzandosi in sceneggiatura. Nel 2016 consegue la Laurea in Lingue e Letterature Moderne e Classiche con una tesi sui temi dell'utopia e della distopia rapportati al videogioco. Collabora con la rivista "Tysm" ed è autrice del libro "Mannarino, Cercare i colori" (Arcana Editore) che uscirà nel marzo 2018.

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