Photography By Myles Aronowitz

Un ragazzo di 12 anni di nome Stet, con dei problemi familiari (una madre alcolista morta per un incidente e un padre che non ha mai visto), finisce in un’accademia di musica d’élite, la National Boychoir Academy. Grazie all’aiuto del suo amico Fernando, conosciuto in questa accademia, impara a leggere la musica ed entra a far parte del coro dei professionisti conquistandosi la fiducia del severo maestro. Stet lungo il suo cammino incontra anche un nemico, invidioso della sua bella voce che cerca in tutti i modi di farlo cacciare. A fine anno Stet va a vivere da suo padre, con una nuova famiglia.

Il ruolo della musica è l’argomento principale del film. La musica riunisce tutti questi ragazzini e professori accomunati dalla passione per essa. È presente la musica classica, soprattutto brani di Händel, Britten, Thomas Tallis e altri. La musica ci mostra lo stato d’animo dei personaggi e accompagna il coro di voci bianche. La musica aiuta a sviluppare altri argomenti: la competitività fra i due solisti, amicizia, odio. Il canto è anche una valvola di sfogo per il protagonista che, come ho già detto, è in una situazione familiare problematica.

La parte che ho preferito è l’ultima, quando Stet ritorna dal padre, con una nuova madre e delle nuove sorelle. È una scena abbastanza commovente e mi ha colpito perché finalmente ha trovato la felicità dopo tutto quello che ha passato. La madre lo ha accolto a braccia aperte nonostante non fosse suo figlio. In quel momento mi sono immedesimata in lui. Un’altra scena che ho gradito è stata proprio la parte in cui il protagonista ha cantato come solista Hallelujah di Händel, perché è riuscito a dimostrare le sue capacità, anche davanti a suo padre.

La trama del film è abbastanza banale a mio parere, un po’ scontata, a differenza del film precedente Sing Street, che affronta ironicamente una tematica più ricorrente in noi adolescenti. L’ottava nota non mi è dispiaciuto nel complesso: alcune parti le ho trovate più noiose, altre più interessanti, come per esempio la scena in cui Stet scopre che la madre è morta. In conclusione penso che il titolo sia abbastanza azzeccato perché, secondo me, vuole indicare che ci si spinge aldilà delle note, oltre i limiti prestabiliti.

Alice Rausa – 3A

Questo film parla di un ragazzo particolare senza tanta voglia di fare che, attraverso vie casuali, si trova nella scuola del coro di voci bianche “Boychoir” che lo educa alla vita e lo cambia totalmente con un finale inaspettato. Stet, il ragazzino protagonista si trova a dover affrontare parecchi ostacoli, dalla sua situazione familiare al nemico nella scuola di canto: Devon.

Forse eventi troppo scontati iniettano nella storia alcune banalità, come la vittoria del povero e disagiato, o il legame con il professore del coro ufficiale che cambia in meglio. Per non parlare poi di alcuni personaggi, come Devon, sempre divertito dalla cattiveria nei confronti dell’avversario.

In generale questo film è particolare, un po’ scontato e con personaggi a volte esagerati, ma contemporaneamente avvincente ed educativo in quanto si vuole ottenere, in modo figurato, l’idea di accettare il cambiamento e sviluppare ciò che si ha in dono non sottovalutandolo, ma nemmeno facendolo diventare l’unico scopo della propria vita.

Insomma una trama molto elaborata e forse pure la scenografia un po’ troppo dettagliata non hanno contribuito a conferire molta umanità ai personaggi. Non tutto il male vien per nuocere in questo film, infatti le emozioni spinte degli attori, insieme alla scuola in quanto struttura paurosa e tenebrosa, danno l’idea di un ambiente sublime e oscuro che migliora l’atmosfera presente nella prima parte di film.

Ovviamente tutto incorniciato dalla musica e dal canto che danno vita alla trama trasmettendo un senso pratico ai messaggi figurati.

Sebastiano Sartori – 2E
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