Keith Richards: Under the Influence

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Stefano Careddu su Keith Richards: Under the Influence, documentario di Morgan Neville prodotto e distribuito da Netflix

Voto al film:

“You’re not grown up until the day they put you six feet under”

keith-richards-2La macchina da presa pedina un uomo dai capelli bianchi che cammina scalzo in un giardino, indugia sui bizzarri dettagli di una villetta, come ad esempio una chitarra elettrica a mo’ di antenna sul tetto o l’ampia oggettistica raffigurante iconografia legata alla morte: scheletri e teschi stampati persino sul bicchiere di scotch. In questo modo si apre il sipario su Under the influence, documentario firmato Morgan Neville e di produzione Netflix dedicato a Keith Richards, uomo e musicista che sembra aver scoperto il segreto dell’eterna giovinezza, perlomeno morale e professionale.

Come recita il titolo, il film si pone l’obiettivo di scandagliare le influenze e le collaborazioni che hanno reso Richards l’icona che tutti noi oggi conosciamo, partendo dalla grande passione per la musica ereditata dalla madre, passando per l’ascolto del blues proveniente dagli Stati Uniti e influenzato dalla musica celtica, ma anche di Mozart e Beethoven, per gli insegnamenti di nonno Gus che gli faceva fare pratica con la Malaguena spagnola, il migliore esercizio al fine di allenare le dita, fino ad arrivare alla devozione verso Chuck Berry (colui il quale “ha influenzato tutti i chitarristi, anche se loro non lo sanno”) e Muddy Waters, grazie ai quali si formeranno gli Stones.

Il film mantiene un impianto abbastanza superficiale per tutta la sua durata, non approfondisce mai veramente gli argomenti che tocca volendo essere in qualche modo anche un’operazione commerciale atta a rilanciare il Richards solista, che voleva ritirarsi, ma è stato convinto a non farlo dal proprio produttore, ma anche uno spot per Life, il suo libro autobiografico “secondo solo alla Bibbia”. Tutto questo prende comunque un’accezione positiva, in quanto lo sviluppo della narrazione è leggero, scorrevole e divertente. Lo spettatore è accompagnato alla scoperta di alcuni aneddoti che vanno a rinsaldare l’immagine della vita d’eccessi per cui è divenuto famoso Richards, come la testimonianza di Tom Waits che racconta in questi termini uno dei loro incontri: “Bevemmo molto, cercai di stare al suo passo, cosa che non si dovrebbe mai fare, dopo un’ora non sapevo più dove mi trovavo”.

keith-richardsMa emerge anche la volontà di non sminuire il grande musicista e personaggio a questo e cercare di rendere la gente partecipe di chi realmente sia Keith Richards, oltre a una rockstar eccentrica e sregolata. Per questi motivi ha scritto il libro e sembra che questo documentario cerchi in qualche modo di esserne complementare, perlomeno a livello comunicativo e di diffusione.

Un percorso lungo circa 90 minuti, tra molte sigarette, tanti giri di chitarra (e non solo) e un paio di scotch, in compagnia di Keith, un uomo che alla soglia dei 73 anni “non sta invecchiando, si sta evolvendo”.

SCHEDA TECNICA
Keith Richards: Under the Influence (Id., USA, 2015) – REGIA: Morgan Neville. FOTOGRAFIA: Igor Martinovic. MONTAGGIO: Joshua L. Pearson. MUSICA: Keith Richards. CAST: Kith Richards, Tom Waits, Steve Jordan, Waddy Wachtel. GENERE: Documentario. DURATA: 81′. Trasmesso da Netflix Italia dal 22 ottobre 2015.

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