Voto al film:

Tutto su Abigail

La regina Anna Stuart e la duchessa Sarah di Marlborough sono grandi amiche, perfino amanti. Si conoscono fin da piccole e, delle due, Sarah è la più determinata tanto da essere la dama favorita a corte. Anna Stuart è una regina incerta e inadeguata: ha perduto diciassette figli e vive con diciassette conigli che associa ai bambini morti.L’influenza di Lady Sarah in parlamento invece è forte: Lady Marlborough sostiene gli Whigs e il proseguimento della guerra di successione al trono spagnolo con la Francia. È in contrasto con Lord Harley, leader Tory, che lamenta le eccessive spese belliche sostenute dai proprietari terrieri. In questo contesto si situa l’arrivo di Abigail a palazzo: è una cugina di Lady Sarah caduta in disgrazia e si aspetta un qualche ruolo a corte dalla parente influente. Piano piano però arriverà a scalzarla politicamente (Abigail sostiene Lord Harley) e nel ruolo di favorita.

Devo ammettere che sono uscita dal cinema pensando di aver visto una versione primosettecentesca di Eva contro Eva. Intendiamoci, La favorita ha dei punti visivi estremamente forti: la regia è molto interessante, soprattutto l’uso ardito del grandangolare, in genere considerato rischioso perché sforma le figure ai lati dell’inquadratura. Furbo l’uso pop delle didascalie che riprendono battute topiche della sceneggiatura, o la grafica che riprende un certo gusto equilibrato dell’epoca. Il lavoro fatto sui costumi è encomiabile: saranno anche di forgia anacronistca, ma creano immaginario. Johnnie Burn ha fatto un eccellente lavoro sulle musiche originali, coi suoi bassi ossessivi, e grande è stato il lavoro sulla scelta delle musiche non originali, con gli immancabili Bach e Purcell e qualche anacronismo romantico (Schubert, Schumann). Colpo basso, Elton John sul finale – nell’immaginario indissolubilmente legato a Lady Diana Spencer, discendente di Lady Sarah.

Anche la vicenda è estremamente fedele al reale. Certo, non sappiamo niente delle possibili derive saffiche di Anna Stuart (a parer mio improbabili e nate proprio da un commento storico di Lady Marlborough sul rapporto con Abigail). Ma è vero che le due cugine, per un certo periodo, si contesero il favore della sovrana ed è vero che entrambe sostenevano partiti diversi in parlamento. È anche vero che Abigail era caduta in disgrazia e riuscì, grazie al favore di Anna, a fare un matrimonio conveniente.

Il mio personale problema col film, quello che mi mette dubbi sul Golden Globe come miglior film e mi porta a non dare cinque stelle, è strutturale di sceneggiatura. Mankiewickz e la sua Eve Harrington sostengono completamente il personaggio di Emma Stone: stesso carattere, stesso arrivismo, stessa impostazione del conflitto con Margo/Sarah, stesso rapporto con Harley/De Witt. Lady Sarah si discosta vagamente da Margo Channing, è meno fragile, le coordinate storiche grazie al cielo hanno evitato una completa mimesi. Ma resta che il conflitto fra una donna di potere e un’arrivista, raccontato in una certa maniera lineare e classica, non evita (anzi sottolinea) il richiamo ad All About Eve. Mi chiedo se questa cosa sia voluta, in senso post-moderno, per cercare di raccontare il reale secondo convenzioni già note. In ogni caso, non mi ha molto convinto.

L’unico personaggio interessante, poiché non riferito a nessun modello Mankiewicksiano, è la regina Anna. Anna Stuart è stata la regina più incerta, nel suo ruolo, della storia d’Inghilterra dai Tudor in avanti. Viene poco rappresentata, dunque è poco presente nell’immaginario collettivo mondiale (fan di Jonathan Swift a parte). Olivia Colman, ingrassata per l’occasione, ha rappresentato un’interessante figura di sovrano inadeguato al proprio ruolo: una donna comune, complessata, che avrebbe forse preferito essere madre e amante piuttosto che occuparsi di politica (della quale sembra non capire granché). C’è un po’ di Re Lear in lei nel finale, ma non disturba. Ecco, il film sarebbe stato perfetto se tutti e tre i personaggi principali fossero stati costruiti così: con una loro personalità non esplicitamente dipendente da modelli pre-esistenti.

SCHEDA TECNICA
La Favorita (The Favourite, USA-Inghilterra-Irlanda, 2018) – REGIA: Yorgos Lanthimos. SCENEGGIATURA: Deborah Davis Tom McNamara. FOTOGRAFIA: Robbie Ryan. MONTAGGIO: Yorgos Mavropsaridis. MUSICA: (originale) Johnnie Burn (non originale) Bach, Purcell, Schumann, Shubert, Elton John . CAST: Olivia Colma, Emma Stone, Rachel Weisz, Nicholas Hoult. GENERE: Storico. DURATA: 120’

About Martina Biscarini

Martina Biscarini è traduttrice, saggista e videomaker. Nata a Empoli nel 1985, si laurea nel 2009 in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo con una tesi sull'autobiografia di Harpo Marx che in seguito verrà ampliata e tradotta integralmente. Tutto ciò confluirà nel volume, edito nel 2017 da Erga editore (Genova) "Harpo Speaks". Nel 2012 consegue il Master Degree in videomaking all'università di Kingston-upon-Thames (Surrey) specializzandosi in sceneggiatura. Nel 2016 consegue la Laurea in Lingue e Letterature Moderne e Classiche con una tesi sui temi dell'utopia e della distopia rapportati al videogioco. Collabora con la rivista "Tysm" ed è autrice del libro "Mannarino, Cercare i colori" (Arcana Editore) che uscirà nel marzo 2018.

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