Voto al film:

Vestire i ricordi

Se penso ai fratelli Taviani, penso a La notte di San Lorenzo, un film del 1982 che tra ricordo e fantasia ricostruisce un episodio di guerra accaduto durante i bombardamenti alleati nell’estate 1944 nel paese natale dei due cineasti, San Miniato, che in sceneggiatura diventa S. Martino.

La forza de La notte di San Lorenzo è la coralità. La maestria con cui la narrazione riesce a gestire tanti personaggi tutti assieme mi fa pensare a un altro film dei due cineasti, quel bizzarro esperimento che fu Sotto il segno dello scorpione (1967), pensato talmente al plurale che perfino Gian Maria Volonté a tratti si confonde nel gruppo. È come se la Notte di San Lorenzo desse un senso alle trovate ardite precedenti, le migliorasse. Probabilmente perché, azzardo, non è di una pseudo-età mitica dominata da lana e iuta che si sta parlando ma di un periodo che i due fratelli, nella prima adolescenza all’epoca dei fatti, avevano conosciuto bene.

La ricostruzione storica del tempo passato è molto accurata, dal punto di vista psicologico, linguistico, iconografico e narrativo, anche nelle virate al fantastico (le visioni epiche e avventurose della piccola Cecilia), alla favola nera (il giovane Marmugi e il suo vizio di ripetere “vero, babbo?”) o nelle allucinazioni pre-mortem di Mara, elementi questi tutti riconducibili allo stile di Tonino Guerra, autore che ha fatto del “ricordo” un tema centrale della sua poetica. Come ricordare allora? La possibilità che offre, quando ricostruita bene, la finzione filmica rispetto al libro o al documentario, è quella di dare una veste al passato rievocandolo, riportandolo così in qualche modo di nuovo a galla. È così che La notte di San Lorenzo riesce a stare “in continua oscillazione tra ricordi personali e memoria collettiva”, poco importa quale versione dei fatti reali venga raccontata.

Di particolare rilevanza, in questo senso, l’apporto drammaturgico delle musiche di Nicola Piovani, qui alla sua prima collaborazione con i due cineasti. Durante la diegesi, la musica partecipa attivamente alla tragedia, tanto che il nome di battaglia di uno dei sammartinesi in fuga è Requiem, perché in chiesa cantava il Requiem di Verdi. Ed è l’offertorio di quel Requiem, adattato da Piovani, che viene suonato in chiesa durante la benedizione del pane (Hostias et preces tibi, Domine, laudis offerimus), poco prima del disastro e subito dopo, attutito. Una preghiera per l’anima dei morti che parte poco prima che si compia il loro destino. Un lamento rimasto nelle orecchie come il boato di un ordigno. E quel Requiem torna nelle visioni “iliadiche” della piccola Cecilia, stavolta è il Tuba Mirum con gli accenti cambiati in tono meno funereo e più guerresco che rende l’intera scena fantasticamente epica e meno cruda. Il tema che rimane più in mente però è sicuramente la marcia scritta da Piovani stesso che anticipa e accompagna i momenti di tensione e che ricorda un po’ quella che Bernard Herman scrisse per Faherenheit 451. Se il dolore degli italiani lo esprime Verdi, gli americani in arrivo sono introdotti da un allegro John Brown mentre dopo la strage, un tedesco canta pieno di pathos il Tannhäuser di Wagner. Viene ripescato anche un grande classico popolare toscano ancora conosciuto e cantato, La strada dell’amore (“la mamma un vole, un vole, un vole/ch’io faccia l’amor con te/ma vieni amore/quando la mamma un c’è”) che all’improvviso, poco prima del rumore delle bombe, volge inaspettatamente al minore.

Come miglior colonna sonora, Piovani ebbe due nomination al Davide di Donatello 1983 e al Nastro d’Argento dello stesso anno. Il film invece si aggiudicò cinque David (miglior film, migliore regia, miglior produttore, migliore fotografia, miglior montaggio), il Grand Prix speciale della Giuria a Cannes e i Nastro d’Argento per la Miglior Regia e Sceneggiatura. Fu la consacrazione per i Taviani, dopo il successo di Padre padrone (1977). Quel vestito che il cinema ha dato al ricordo oggi, dal momento che Vittorio Taviani non è più fra noi per raccontare di persona, appare ancora più prezioso.

SCHEDA TECNICALa notte di San Lorenzo (Id., Italia, 1982) – REGIA: Paolo e Vittorio Taviani. SCENEGGIATURA: Paolo e Vittorio Taviani, Tonino Guerra. FOTOGRAFIA: Francesco di Giacomo. MONTAGGIO: Roberto Perpignani. MUSICHE: Nicola Piovani. CAST: Omero Antoniutti, Margarita Lozano, Enrica Maria Modugno, Paolo Hendel. GENERE: Storico. DURATA: 105′

About Martina Biscarini

Martina Biscarini è traduttrice, saggista e videomaker. Nata a Empoli nel 1985, si laurea nel 2009 in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo con una tesi sull'autobiografia di Harpo Marx che in seguito verrà ampliata e tradotta integralmente. Tutto ciò confluirà nel volume, edito nel 2017 da Erga editore (Genova) "Harpo Speaks". Nel 2012 consegue il Master Degree in videomaking all'università di Kingston-upon-Thames (Surrey) specializzandosi in sceneggiatura. Nel 2016 consegue la Laurea in Lingue e Letterature Moderne e Classiche con una tesi sui temi dell'utopia e della distopia rapportati al videogioco. Collabora con la rivista "Tysm" ed è autrice del libro "Mannarino, Cercare i colori" (Arcana Editore) che uscirà nel marzo 2018.

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