Voto al film:

«Il mio compositore preferito è Ennio Morricone»

Tra i vincitori della seconda edizione dell’Alessandria Film Festival, il premio per il miglior lungometraggio è stato assegnato a La vendedora de fósforos dell’argentino Alejo Moguillansky, presentato in anteprima nazionale.

Si tratta di un film che si inserisce nel processo di rinnovamento che sta avvenendo nel cinema argentino, iniziato nel 2008 con Historias extraordinarias di Mariano Llinás. Entrambi i registi sono membri di El Pampero Cine, non solo una società di produzione, ma un gruppo a favore della sperimentazione e dell’innovazione all’interno del cinema argentino.

Moguillansky utilizza la storia de La piccola fimmiferaia di Hans Christian Andersen, celebre opera del 1848 a cui infatti il film argentino deve il titolo.

La protagonista indiscussa di questo lungometraggio è la musica, che lo accompagna lungo tutta la sua durata. I due personaggi principali sono il regista Walter, alle prese con la realizzazione dell’opera La piccola fimmiferaia, e Marie, che lavora presso l’anziana pianista Margarita Fernandez. Tra ristrettezze economiche, cercano di crescere la propria figlia Cleo. Con Walter lavora al progetto il compositore tedesco Helmut Lachenmann, che a gennaio del 2014 si reca a Buenos Aires per la messa in scena di un’opera insieme all’orchestra del Teatro Colón. Come annuncia la voice over nella scena iniziale, il film è un diario che racconta la realizzazione di questo progetto, tra malcontenti dei membri dell’orchestra e scioperi dei mezzi pubblici. Il film argentino si pone quindi a metà tra la finzione e il documentario, sia per lo stile registico sia per la presenza nel cast del vero Helmut Lachenmann nei panni di se stesso.

Il compositore preferito di Helmut Lachenmann è, dichiaratamente, Ennio Morricone, che viene omaggiato due volte all’interno del film: in una delle scene iniziali, quando Helmut e Walter discutono in un bar dove il volto di Claudia Cardinale riempie lo schermo di un televisore che trasmette C’era una volta il West, cosìcché il dialogo si svolge con  la celebre musica del film in sottofondo; e nella scena finale, con Helmut che suona al pianoforte dei brani della colonna sonora di Giù la testa e di C’era una volta in America.

Una dichiarazione di amore al cinema, non solo italiano – attraverso l’omaggio a uno dei suoi più grandi compositori – ma anche francese. Il regista argentino infatti inserisce nel proprio film una citazione di Au hasard Balthazar, la delicata opera di Robert Bresson del 1966. Le celebri immagini dell’asino Balthazar e della giovane Marie (Anne Wiazemsky) scorrono sullo schermo e attirano lo sguardo stupito della piccola Cleo, che segue incuriosita il film in dvd mentre aspetta che la madre stacchi dal lavoro. Un’operazione metacinematografica, quella condotta da Moguillansky, accentuata dalla scelta del nome della protagonista che, come quella del film di Bresson, si chiama Marie.

SCHEDA TECNICA:
La vendedora de fósforos (Argentina, 2017) – REGIA: Alejo Moguillansky. SCENEGGIATURA: Alejo Moguillansky. FOTOGRAFIA: Inés Duacastella. MUSICHE: Helmut Lachenmann. CAST: María Villar, Walter Jakob, Helmut Lachenmann, Margarita Fernández, Cleo Moguillansky. GENERE: drammatico. DURATA: 71′.

About Mariangela Carbone

Nata a Brescia nel 1991, consegue la Laurea Triennale presso la Facoltà di Discipline dello Spettacolo e della Comunicazione dell'Università di Pisa, con una Tesi sulla dimensione metacinematografica del cinema di Brian De Palma. Continua il percorso universitario a Bologna, frequentando il corso magistrale di Cinema, Televisione e Produzione multimediale. Da un anno collabora con riviste online, tra cui “Rivista Paper Street”. Nel settembre 2016 vince il secondo premio al concorso “Scrivere di cinema – premio Alberto Farassino”, indetto da mymovies.it, con una recensione del film “Non essere cattivo”.

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