Voto al film:

Who’s the Man behind the Mirror?

“Life ain’t so bad at all, if you live it off the wall”

La figura di Michael Jackson è universalmente conosciuta come emblema della musica pop. La sua musica va ben oltre il semplice crossover di generi: ne racchiude in sé le caratteristiche più forti e a volte contrastanti unendole fra loro con il fil rouge del suo timbro vocale, quale erede della tradizione soul di Stevie Wonder. Ma Jackson è anche molto di più. Se risulta facile parlare dell’artista di Thriller e di Bad e dell’indelebile segno da lui lasciato nell’industria musicale e più in generale nella cultura pop, diventandone una delle figure chiave, ben più complicato e complesso pare ripercorrerne la strada che l’ha portato a diventare il mito senza tempo che è.

Nel suo documentario Michael Jackson: viaggio dalla Motown a ‘Off the Wall’ – presentato in anteprima mondiale al Sundance Film Festival nel febbraio 2016 – Spike Lee celebra l’amico descrivendone l’indole e la creatività, ripercorrendo il suo cammino da bambino prodigio nei Jackson 5 fino a Off the Wall (1979), il suo primo album solista nel quale l’artista definisce ed emerge il suo inimitabile stile musicale. È infatti Off the Wall il primo lavoro nel quale emerge il talento di Michael e la sua visione del pop. Da un punto di vista musicale, l’opera di Jackson è un allegro e impetuoso trascolorare delle sonorità soul della Motown in qualcosa di diverso, di nuovo, difficilmente ascrivibile ad un genere specifico; e Spike Lee è attento a metterne in risalto ogni sfumatura, ogni riflesso, così come la particolare e fragile anima umana sempre un po’ Bad, un po’ controcorrente.

Il regista statunitense organizza un viaggio che racconta la crescita di Michael come artista e come uomo, tratteggiandone luci e ombre, genio e contraddizione. Ne emerge il ritratto a tutto tondo di un mito letteralmente umano, vicino a tutti perché parte della stessa cultura, dello stesso essere; un ritratto piacevolmente arricchito da frammenti di interviste nelle quali è lo stesso Michael a raccontarsi, esprimendo i propri sogni e insicurezze. Spike Lee non presenta semplicemente una selezione di materiale di archivio, ma suscita riflessioni sulla musica di Jacko e sulla sua figura, incentrando il film proprio sulla musica, di cui è sottolineata la capacità di costituire un valore costante nel tempo: è elettricità pura, un’energia sinonimo di libertà di essere e di esprimersi.

Tutto questo è raccontato da chi ha condiviso con lui questo cammino: qualche esempio? È notevole l’affetto con il quale è ricordato dai suoi fratelli Marlon e Jackie, e l’ammirazione di Benny Gordy – fondatore della Motown – ma anche Cohen e Quincy Jones, che in seguito al musical The Wiz fu talmente affascinato dal suo talento nel canto e nel ballo da voler produrre il disco in oggetto. Sono inoltre presenti numerose testimonianze di chi è stato in qualche modo toccato e condizionato dalla musica di Michael: molti hanno trovato in lui una fonte d’ispirazione e motivazione per intraprendere la carriera nell’industria musicale, come Marc Ronson, The Weekend, John Legend e Pharrell Williams.

Sono proprio queste le testimonianze più utili a rendere il contributo di Michael al rinnovamento dell’industria musicale, finalmente libera da quei condizionamenti di razza che ancora marcavano i confini tra un genere e l’altro e che rendono Michael Jackson: viaggio dalla Motown a ‘Off the Wall’ un autentico atto di riconoscenza e rispetto verso una figura centrale nella cultura del Novecento, che ha lasciato un segno indelebile nella popular music (e non solo): un artista così grande da entrare di diritto nell’immaginario collettivo.

SCHEDA TECNICAMichael Jackson: viaggio dalla Motown a ‘Off the Wall’ (Michael Jackson’s Journey From Motown to Off the Wall, USA, 2016) – REGIA: Spike Lee. FOTOGRAFIA: Kerwin DeVonish. MONTAGGIO: Ryan Denmark. MUSICHE: Michael Jackson. CAST: Michael Jackson, Spike Lee, Pharrell Williams, Quincy Jones. GENERE: Documentario. DURATA: 93’

About Lucia Bianco

Nata a Torino nel 1987, si laurea nel marzo 2018 presso il Conservatorio di Cuneo in Pianoforte Jazz, con una tesi incentrata sul rapporto tra musica e immagini che analizza in modo particolare il ruolo della musica Jazz nei film Noir del periodo del cinema classico. Interessata all'analisi della funzione della musica nei Nuovi Media e all'Antropologia della Musica – ambiti di studio che approfondirà nella Laurea Magistrale - è insegnante di Pianoforte Moderno e Propedeutico presso l'associazione “Sportkids-Musicland” di Ciriè.

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