Direttamente dal 34° Torino Film Festival, Erica Testi scrive di Nessuno ci può giudicare, documentario di Stefano Dalla Casa e Chiara Ronchini dedicato ai musicarelli degli anni Sessanta

Voto al film:

Quando l’Italia ballava al cinema

Nessuno ci può giudicare, il documentario di Stefano Della Casa e Chiara Ronchini presentato al 34° Torino Film Festival in anteprima nazionale, appare come una ricostruzione divertente e divertita di un’epoca musicale che ha lasciato un segno in Italia. I registi raccontano una storia d’amore, o d’amicizia: la musica e il cinema si ritrovano in un ipotetico salotto dal quale nasce l’idea dei “musicarelli”.

Incuriositi da un genere che non è molto conosciuto, chiediamo a Stefano Della Casa di cosa si tratti: “Il termine ‘musicarelli’ all’inizio aveva un’accezione un po’ dispregiativa, che con il passare del tempo si è temperata. Sono i film musicali degli anni sessanta con i cantanti che piacevano ai giovani: prima i rock movie con Celentano, Mina, Tony Dallara, poi quelli beat e yeeyee con Caterina Caselli, Rita Pavone, i Rocks. […] Sono diversi dai film-canzone, che erano tipici del cinema italiano diretto ad un pubblico più maturo”.

È partendo da questa tipologia cinematografica che i due autori costruiscono un collage fatto di interviste, testimonianze ed estratti di film degli anni ‘60. Il documentario ci permette di fare un salto temporale, ballare e cantare con i giovani che hanno vissuto il movimento musicale di maggior rottura della seconda parte del ‘900. Se oggi pensiamo a Rita Pavone, Gianni Morandi e Caterina Caselli, forse non li immaginiamo come ribelli della musica, con caschetti spettinati e tute in pelle, ma piuttosto icone di movimenti giovanili che non avevano nulla da invidiare ad altre realtà straniere.

Già dalle prime immagini in effetto vintage, e senza accorgercene iniziamo a muovere il piede a ritmo di musica. Ma il buon ritmo del film non è solo musicale: anche dal punto di vista cinematografico, la pellicola ci tiene incollati alla sedia, a bocca e orecchie aperte, a seguire lo spaccato popolare naziinale che prende vita sullo schermo. Se a fine anni cinquanta le canzoni erano fatte di gorgheggi e voci dolci, in un lampo arrivarono i cosiddetti “urlatori”, tra i quali “il Molleggiato”, Rita Pavone e Caterina Caselli. Queste donne, oggi posate ed eleganti, sono state artefici di uno scossone musicale fatto di suoni, urla e balli scatenati che rivediamo sullo schermo, dive di questi film senza una trama ben costruita, dotati di una struttura leggera concepita unicamente per tenere assieme i brani musicali che facevano impazzire i ragazzi attorno ai juke-box.

A dirigere questi nuovi artisti scopriamo anche registi di grande fama: un esempio è Lina Wertmuller, che dietro i suoi occhiali eccentrici sorride al ricordo del set di Rita la zanzara (1966) che però si rifiutò di firmare per la scarsa resa finale. In effetti i musicarelli non volevano apparire “bei film”, ma semplicemente puntare a soddisfare le aspettative del pubblico più giovane, fosse per le canzoni o per la presenza dei loro idoli, garantendo gli incassi maggiori a fronte di budget davvero low cost. Come ricorda l’allora patron della Titanus Goffredo Lombardo, fu proprio grazie a queste pellicole che la casa di produzione rimase a galla. Ma perché − chiediamo a Della Casa − le sale erano sempre piene? “I musicarelli erano l’unica maniera con la quale i giovani potevano vedere i loro cantanti preferiti a basso costo”.

Oltre alle testimonianze dei cantanti (tra i quali manca Gianni Morandi) e agli spezzoni cinematografici, la nostra passeggiata storico-musicale è accompagnata anche da Steve Della Casa. “Invece di mettere i cartelli o la voce fuori campo ho deciso di mettermi in gioco assieme al mio amico Massimo Scarrafoni, che è venuto in mio aiuto. […]È un periodo che conosco bene, perché è quello nel quale ho vissuto prima la mia adolescenza e poi la mia giovinezza. Ricordo questi mutamenti che raccontiamo nel documentario perché stavano succedendo sulla mia pelle”.

Con la nuova influenza musicale folk-rock in arrivo direttamente dagli Stati Uniti negli anni Settanta, la leggerezza cantata all’inizio del decennio entra in crisi. Soppiantati da contenuti più impegnati legati a temi sociali, anche i musicarelli perdono terreno esaurendosi poi nell’arco di pochi anni. Resta allora il loro ricordo, emblemi di un decennio estremamente vivace e variegato sul piano culturale, un periodo – anche sul piano nazionale – molto più rivoluzionario di quanto possa apparire e che Nessuno ci può giudicare aiuta ad approfondire e conoscere meglio.

SCHEDA TECNICA
Nessuno ci può giudicare (Italia, 2016) – REGIA: Stefano Della Casa, Chiara Ronchini. SCENEGGIATURA: Stefano Della Casa, Chiara Ronchini. MONTAGGIO: Chiara Ronchini. MUSICHE: Don Backy, Caterina Caselli, Tony Dallara, Ricky Gianco, Mal, Rita Pavone, Gianni Pettenati, Shel Shapiro, Piero Vivarelli. CAST: Don Backy, Caterina Caselli, Tony Dallara, Rita Pavone, Shel Shapiro. GENERE: Documentario. DURATA: 60′

About Erica Testi

Nata nel 1986, Erica si avvicina alla scrittura dopo la laurea triennale in Comunicazione pubblica e sociale all'Università di Ferrara. I primi articoli sul cinema vengono stilati nel 2013 a Venezia nel team FEMS du Monde di FEMS du Cinema, programma radio e blog dedicato al magico mondo del grande schermo. L'area di interesse si stabilizza sui festival cinematografici, così al termine della laurea magistrale in Economia e Gestione delle arti e delle attività culturali si cala nel mondo cinematografico torinese per la tesi sulle origini del Festival Internazionale Cinema Giovani. Nel 2016 Inaugura un nuovo blog a tema musicale, The Festival's Backpack e inaugura una collaborazione con un quotidiano on line. Amante del cinema e della musica incrocia, rientrata a Bologna, il nucleo creativo di Leitmovie con il quale inizia un dialogo. Ovviamente a suon di musica e cinema.

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