Il film, basato su una storia vera, ha come protagonista Laerte Dos Santos che si sta preparando per entrare a far parte della più prestigiosa orchestra di tutta l’America Latina. Durante l’audizione rimane bloccato dalla tensione e dall’ansia e così è costretto a insegnare violino in una scuola pubblica nelle favelas di San Paolo. I ragazzi sono indisciplinati e con problemi familiari anche molto gravi, ma Laerte fa del suo meglio per dare a loro delle opportunità, delle occasioni e insegnare loro come si suona il violino partendo da zero.

La musica in questo film è un elemento di primaria importanza. La musica è uno dei pochi elementi che accomuna i ragazzi, è un elemento di sfogo per loro e quando la suonano si sentono veramente qualcuno. Soprattutto verso la fine del film, con la morte di Samuel, li fa star meglio e imparano a padroneggiarla.

Nel film è spesso presente la camera a spalla, per far sì che lo spettatore si impersoni nel film e l’ho gradito particolarmente perché non era troppo movimentato da far venire il mal di testa. Le angolazioni di ripresa sono quasi tutte orizzontali ma vi sono presenti anche angolazioni dall’alto. Ho notato l’inquadratura in primo piano del protagonista Laerte mentre suona per il provino.

Questo film l’ho particolarmente apprezzato. La trama è molto intrigante e mi è piaciuto il ruolo che ha la musica nel film, cioè quella di accomunare ragazzi con storie e vite diverse. Avrei preferito però che il progresso che hanno fatto i ragazzi fosse stato più graduale, perché non sembra molto reale. Mi sono un po’ dispiaciuta per la morte di Samuel ma mi rendo conto che è fondamentale nel film perché cambia la vita dei ragazzi protagonisti, che si sentono meglio e senza brutti pensieri quando suonano.

Alice Rausa – 3A
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