Voto al film:

Rivoluzione a passo di danza

Indossano il tutù, hanno corpi perfetti e danzano sulle punte. E sono tutti uomini. Les Ballets Trockadero de Monte Carlo è ormai una compagnia mitica nel mondo della danza classica per la sua peculiare caratteristica di essere costituita soltanto da ballerini omosessuali.

Ma se qualcuno sta pensando che ciò sia sinonimo di frivolezza, di kitsch o di poca serietà si sbaglia di grosso: Rebels on pointe, l’intelligente documentario di Bobbi Jo Hart, lo prova mostrando la fatica, lo studio, l’impegno di ciascuno dei componenti del corpo di ballo. Perché è solo con una tecnica perfetta e ineccepibile che si può – e questa è la seconda caratteristica precipua dei Trocks – far ridere senza scadere nel volgare o nell’approssimativo. Come sottolinea un critico di danza intervistato dalla regista, l’esagerazione che permette di amplificare un movimento di danza o un suo significato al fine di suscitare l’umorismo è possibile soltanto con un’assoluta padronanza tecnica del proprio corpo. Da qui deriva la raffinatezza del lavoro dei Trocks, perché l’umorismo insito nelle espressioni facciali, nella mimica, nelle coreografie stesse ha due livelli di lettura e quindi due destinatari distinti: una comicità generica che diverte chiunque ed una più sottile che chiama in causa cliché, paure o elementi d’imbarazzo che originano direttamente dalla performance e che sono quindi comprensibili più che altro da un pubblico specialista.

L’eccellenza del documentario è costituita dal fatto che questo doppio livello di lettura travalica il contenuto filmico per coinvolgere la forma cinematografica. La Hart, pur non sottraendosi alla difficoltà di mostrare un microcosmo assai particolare, si serve dell’oggetto della sua analisi per parlare di storia culturale americana e della difficoltà per un individuo di trovare sé stesso attraverso la passione della propria vita. Rebels on pointe, infatti, colloca Les Ballets non soltanto all’interno del panorama della danza classica da un punto di vista culturale, ma anche in un percorso storico di lotta per l’emancipazione e per il riconoscimento dei diritti civili, segnatamente degli omosessuali, negli Stati Uniti: la fondazione della compagnia risale al 1974, sull’onda delle manifestazioni scatenate dai moti di Stonewall del 1969. Bobbi Jo Hart, veterana di narrazioni sportive (She Got Game, Rise) e musicali (I Am Not A Rock Star), riesce a spiegare chiaramente come Les Ballets si inseriscano all’interno di questo movimento sociale e anche come risultassero un’oasi per i ballerini omosessuali che riuscivano a coronare il loro sogno di danzare en travesti dopo anni di studio esasperati da discriminazioni e impedimenti di vario tipo (danzare sulle punte, per un uomo, era tabù fino alla nascita dei Trocks).

Il documentario riesce così a connettere il singolo individuo al microcosmo della compagnia e alla società nel suo complesso tramite la danza e la musica. Il corpo di ballo, sotto lo sguardo analitico ma partecipe della regista, diventa al contempo anello di congiunzione tanto tra passato e presente quanto tra l’interno dell’animo umano e l’esterno della società, tra il privato ed il pubblico. I vari approfondimenti delle biografie dei ballerini acquisiscono perciò valore esemplare di un percorso non solo individuale bensì umano. Ad esempio: il matrimonio di coppie nate all’interno della compagnia è particolarmente significativo proprio perché testimonia i conquistati diritti degli omosessuali, contrapponendosi alle riflessioni di un danzatore che, essendo italiano, lamenta il mancato riconoscimento nel suo Paese del suo stato di uomo sposato (elemento per fortuna non più attuale). O ancora, la gioia negli incontri con i familiari dopo parecchio tempo diventa lo spunto per approfondire temi quali la malattia, la lontananza da casa, il senso di riconoscenza dei figli verso i genitori, l’affermazione della propria indipendenza.

E allora quando, nelle sequenze in cui il figlio riabbraccia dopo quattro anni la madre che non poteva lasciare Cuba, oppure dove le consuocere si incontrano per la prima volta al matrimonio dei figli o alle prove di uno spettacolo, la colonna sonora abbandona le note del Lago dei cigni per prendere quelle di Good mother di Jann Arden, non possiamo che rimarcare, anche a questo proposito, la perfetta consonanza di forma e contenuto.

SCHEDA TECNICA
Rebels on pointe (Canada-Italia-Giappone-USA-Inghilterra, 2017) – REGIA: Bobbi Jo Hart. SCENEGGIATURA: Bobbi Jo Hart. FOTOGRAFIA: Bobbi Jo Hart. MONTAGGIO: Catherine Legault. MUSICHE: Pëtr Il’ič Čajkovskij, Jann Arden, Corey Hart. CAST: I ballerini di “Les Ballets Trockadero de Monte Carlo”. GENERE: Documentario. DURATA: 90’

About Alessandro Guatti

Laureato in Storia e critica del cinema presso il DAMS di Bologna e specializzatosi in Cinema, Televisione e Produzione multimediale con una Tesi di Studi Culturali sull’identità e la memoria nel cinema israeliano contemporaneo (110 con lode), delinea la sua attività professionale come critico cinematografico per Melegnano webtv, Cinemacritico, Farefilm, Interference e come videomaker orientato verso produzioni legate all'ambito musicale e teatrale, con documentari e videoclip.

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