Voto al film:

Luci, sipario, azione!

“You hear the drums”

Quando un film esplicita la sua presa in carico di stilemi e topoi provenienti da un’altra arte, accogliendoli per comunicare certi valori o certi temi cari al proprio autore, le probabilità che esso sia più di una semplice opera cinematografica sono già piuttosto alte. Se poi questo film, nel farlo, riesce a sviluppare un discorso prettamente cinematografico senza rischiare di poter essere definito semplicemente “derivativo”, non ci si può esimere dal considerarlo un’opera d’arte.

È quanto accade nel 47° film di Woody Allen, perché La ruota delle meraviglie è tanto teatrale quanto profondamente cinematografico.

Se la narrazione in prima persona operata da un narratore in scena − che è anche un aspirante drammaturgo amante dei personaggi tragici − fornisce sia il pretesto per un’impostazione teatrale del racconto sia le coordinate per giustificare dapprima e comprendere poi il personaggio della protagonista Ginny (Kate Winslet), è il lavoro stupefacente di Vittorio Storaro alla direzione della fotografia che funge da trait d’union tra l’essenza del teatro soggiacente ad ogni scena del film e la composita riflessione sui sentimenti e sulla natura umana (specialmente femminile) sviluppata dal regista americano.

La ruota delle meraviglie è un’opera complessa, che sulla struttura di un melodramma alla Douglas Sirk (l’ambientazione nella Coney Island del 1950, oltre che elemento autobiografico, è anche un omaggio a questa tradizione di genere) innesta un linguaggio cinematografico da mélo rinnovato che più che ad Almodovar sembra guardare al Todd Haynes di Lontano dal paradiso. E proprio in seno a questa tradizione, Storaro illumina ambienti e protagonisti applicando la sua teoria della fisiologia del colore sia per suscitare particolari emozioni nello spettatore sia per marcare l’attraversamento del confine tra realtà e finzione che ripetutamente Ginny attua, a volte con coscienza, altre inconsapevolmente. Allen e Storaro attuano uno studio luministico che richiama opere come La donna che visse due volte (Alfred Hitchcock, 1958) nell’illuminazione degli interni o Che fine ha fatto Baby Jane? (Robert Aldrich, 1962) nel sapientissimo uso della luce sui volti che permette di ottenere una straordinaria espressività. I colori del tramonto che s’irradiano sul viso della Winslet richiamano sì la passione amorosa, ma segnano anche le entrate del suo personaggio sulla scena della sua storia d’amore: notate come i cambiamenti di luce simboleggino il passaggio dalla realtà squallida ed incolore alla vitale e tragica passione amorosa (e viceversa).

Ma naturalmente, oltre che citazionista, La ruota delle meraviglie è anche un film profondamente alleniano, con una protagonista che non potrebbe trovarsi in un film (o piéce?) di nessun altro autore, con un umorismo che stempera ironicamente anche il dramma più pungente, con riferimenti al gangster movie che echeggiano altri film del regista americano, e, certo, con una colonna sonora che rende alla perfezione sia il contesto storico in cui è ambientato il racconto (il leitmotiv Coney Island Washboard dei The Mills Brothers), sia − come ha evidenziato Federica Marcucci − la psicologia e la situazione umana dei personaggi (ad esempio You Belong to Me di Jo Stafford).

E se Woody Allen opera sempre una scelta oculata dei brani per le colonne sonore dei suoi film, non si può non notare come al genio di questo regista basti un rullo di batteria che rende udibile un ricordo interiore per intrecciare visivo e sonoro, per rendere alla perfezione uno stato emotivo, una situazione psicologica, la vera essenza di un personaggio.

Ginny “sente la batteria” del suo grande amore, ma noi, attraverso questa musica, sentiamo lei.

SCHEDA TECNICA
La ruota delle meraviglie (Wonder Wheel, USA, 2017) – REGIA: Woody Allen. SCENEGGIATURA: Woody Allen. FOTOGRAFIA: Vittorio Storaro. MONTAGGIO: Alicia Lepselter. MUSICHE: Artisti vari. CAST: Kate Winslet, Juno Temple, Jim Belushi, Justin Timberlake. GENERE: Drammatico. DURATA: 101′

About Alessandro Guatti

Laureato in Storia e critica del cinema presso il DAMS di Bologna e specializzatosi in Cinema, Televisione e Produzione multimediale con una Tesi di Studi Culturali sull’identità e la memoria nel cinema israeliano contemporaneo (110 con lode), delinea la sua attività professionale come critico cinematografico per Melegnano webtv, Cinemacritico, Farefilm, Interference e come videomaker orientato verso produzioni legate all'ambito musicale e teatrale, con documentari e videoclip.

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