[:it]Biografilm 2017 – To Stay Alive: A Method[:]

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Voto al film:

Quando l’arte diventa una soluzione

Vincitore del Premio della Giuria al Biografilm 2017, To Stay Alive: A Method diretto da Arno Hagers, Erik Lieshout e Reinier van Brummelen, inizia con una promessa: state per assistere ad un film piacevole sulla sofferenza.

Tristezza e divertimento insieme quindi, dove un cicerone d’eccellenza ci prende per mano e ci accompagna in un ambito tanto delicato quanto interessante. Iggy Pop scosta la tenda e ci apre un percorso sul legame tra l’arte e la pazzia, sugli artisti tormentati e sui confini sociali.

Può la musica salvare una vita? Può la poesia essere una valvola di sfogo per la sofferenza? Può l’arte, in generale, trasformarsi in un’alternativa al suicidio, alla morte?

Il punto di partenza per sbrogliare questa matassa è un saggio dell’artista Michael Houellebecq Rester vivant: méthode. Leggendo frasi e incipit di questo lavoro Iggy Pop, personaggio eccentrico e in passato soggetto a periodi di permanenza in centri di igiene mentale, conosce tre artisti. Quattro, contando lo stesso Houellebecq, con il quale si instaura infine un dialogo tra pari, tra artisti che si ammirano e parlano la stessa lingua.

Michael Houellebecq scrisse il saggio in un periodo molto duro, dopo anni di mostre e partecipazioni ad eventi d’arte internazionali, quando però il suo equilibro decise di incrinarsi sino a sfiorare il punto di rottura. Ora, vive in una casa estremamente vintage che fu della famiglia, non parla con nessuno e lavora ad un progetto nello scantinato di casa. Come dice Iggy: “Michael è un caso difficile”. Ma l’arte lo ha salvato dal baratro. E lo stesso è stato per Jerome, Mariè Claire e Jeff, rispettivamente due poeti e un pittore. Iggy Pop sveste il chiodo di pelle e indossa le ali da angelo custode e si avvicina al loro percorso, alla loro storia, raccontata in prima persona con estrema lucidità. Per ognuno di loro, in maniera sempre crescente, percepiamo il ruolo fondamentale che l’arte ha avuto per loro. Una conferma vivente di quanto dice il metodo Houellebecq: “L’universo è sofferenza, calati al centro di quella sofferenza e trova un modo di veicolarla. E stai tranquillo, il peggio è passato. Ma soprattutto tieni a mente una semplice regola: un poeta morto è un poeta che non scrive nulla”. Da qui, l’importanza di restare vivi.

La passeggiata panoramica è scandita dalla voce e dell’espressione sempre ironica e canzonatoria di Iggy Pop, che lentamente, anche attraverso spezzoni di vita personale e frasi delle sue canzoni, cambia la sua posizione: quasi impercettibilmente un movimento continuo lo porta a sfilarsi le ali da angelo e rimettersi il chiodo, sino a raggiungere infine lo stesso livello dei suoi protetti: anche lui folle, anche lui salvo grazie alla sua poesia.

Il risultato è più che gradevole, pur mantenendo una serietà estrema nel tema, senza scivolare mai nei pietismi legati agli stereotipi del malato mentale. Grazie anche ad una fotografia molto intima e lontana dallo stile documentario, il film alterna confidenze ravvicinate a carrellate quasi allegre, con giochi frequenti di toni e calore. La presenza musicale di Iggy Pop riesce a rafforzare l’atmosfera mutevole ma mai pesante, facendo anzi spuntare sovente un sorriso.

SCHEDA TECNICA
To Stay Alive: A Method (Paesi Bassi, 2016) – REGIA: Erik Lieshout, Arno Hagers, Reinier van Brummelen. SCENEGGIATURA: Erik Lieshout [dall’omonimo saggio di Michel Houellebecq]. MONTAGGIO: Reinier van Brummelen. FOTOGRAFIA: Reinier van Brummelen. MUSICA: Iggy Pop. CAST: Michel Houellebecq, Iggy Pop. GENERE: Documentario. DURATA: 70′

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