Voto al film:

Save the last dance

Se nel 1972 sul New Yorker Pauline Kael poneva il suo sguardo sui sentimenti irrisolti, oggi siamo ancora scossi da quella lucida irrisolutezza che è lo spirito dominante di Ultimo tango a Parigi di Bertolucci.

ultimo tango a parigi 2Soltanto in un luogo segreto, un appartamento spoglio, un uomo e una donna possono decidere di provare a dimenticare tutto il resto facendosi trascinare dalla passione. Senza chiamare l’altro per nome e nemmeno se stessi. Fuori da lì lui è Paul (Marlon Brando), americano trapiantato a Parigi e in crisi dopo il suicidio della moglie, lei è Jeanne (Maria Schneider), parigina borghese prossima al matrimonio. L’appartamento diventa un’isola, un luogo che non esiste se non per chi vi entra, in cui i due diventano altro da loro stessi o forse toccano con mano quella che è la loro vera natura.

Tuttavia come dice la protagonista “l’amore non è pop”, a differenza del matrimonio, e infatti la musica che accompagna la passione sfrenata di Paul e Jeanne è un jazz che profuma di sonorità latine. Una colonna sonora che avvolge Parigi e che ci stringe dentro le mura dell’appartamento, fino a portarci nel mondo reale in una vera e propria danza mortale. Gato Barbieri, recentemente scomparso, gioca con una serie di variazioni su tema nel comporre un tema musicale che Bertolucci alterna a silenzi quasi totali.

Nello specifico possiamo anche affermare che la colonna sonora va a rafforzare la climax di erotismo, malinconia, incomunicabilità e disperazione che culmina nella sequenza alla Salle Wagram dove è in corso una gara di tango. Il vaso di Pandora è ormai aperto e i demoni della realtà divorano i due protagonisti, lasciando solo quel barlume di elpìs, di speranza, che da lì a poco avrà una sua fine. Lo sparo della pistola di Jeanne porta l’eco del suo nome e di colui che ha ucciso. Eppure nel frastuono del momento finale, mentre il sax strilla sempre più forte, ci rendiamo conto che il mantra ipnotico della ragazza – “non lo conosco… uno sconosciuto, un pazzo… non lo so come si chiama…” – non è nulla più che una menzogna.

Da considerare anche la rilevanza data nel film alle fonti della multimo tango a parigi 3usica. Infatti il tango nella sequenza della Salle Wagram è diegetico, anche se acusmatico, ma non possiamo dire lo stesso per altre sequenze in cui la musica assume diverse funzioni sul piano comunicativo, ma sempre a livello extradiegetico. Rappresentano un’eccezione il sassofonista che alloggia nella pensione gestita da Paul e il giradischi di Jeanne, unico caso di musica pop.

Ma tutto il film è pervaso dal sax di Gato Barbieri che, così fumoso e sensuale, ci travolge trascinandoci nella torbida spirale di passione dei due protagonisti. Come fece notare egli stesso, “Nel tango c’è sempre tragedia – lei lo lascia, lei lo uccide. È come un’opera, ma si chiama tango”.

L’articolo è apparso anche su Cinefilia Ritrovata
SCHEDA TECNICA:
Ultimo tango a Parigi (Id., Italia, Francia, 1972) – REGIA: Bernardo Bertolucci. SCENEGGIATURA: Bernardo Bertolucci, Franco Arcalli. FOTOGRAFIA: Vittorio Storaro. MONTAGGIO: Franco Arcalli, Roberto Perpignani. MUSICA: Gato Barbieri (arrangiata e condotta da Oliver Nelson). CAST: Marlon Brando, Maria Schneider, Jean-Pierre Léaud, Massimo Girotti, Veronica Lazar. GENERE: Drammatico. DURATA: 129′

About Federica Marcucci

E' nata ad Assisi nel 1990. Si laurea nel 2013 in Lettere Moderne presso l'Università degli studi di Perugia con una tesi sull'enigmatico romanzo "Parigi" di Lorenzo Viani. Nel 2016 consegue la laurea specialistica in Cinema, Televisione e Produzione Multimediale con una tesi in Cinema e Studi Culturali sul rapporto tra Woody Allen e la musica. Attualmente è redattrice di cinema per GingerGeneration.it e collabora con Spotzer in veste di copywriter freelance.

© 2016 Leitmovie - Associazione culturale | CF:91379950370 | info@leitmovie.it | Cookie Policy
Top

Web design a cura di Beltenis.it