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Biografilm 2026 – Everything Works Out (in the End)


Voto al film:

Swan Song. Or maybe not.

Katelyn Louise Doty è l’esempio perfetto di come nell’arco di una sola esistenza si possano vivere molteplici vite. O meglio, per dirlo con parole sue, si possa essere “tanti qualcuno”.

La protagonista del documentario di Maximilien Dejoie Everything Works Out (in the End), infatti, è una creatura polivalente: ora lavora in una casa di riposo per sacerdoti cattolici ma nel corso degli anni è stata un idolo della musica pop, una spogliarellista e una scrittrice. Certamente, un drastico cambio di rotta e prospettiva: dopo aver passato anni a rincorrere la fama, lo spettacolo, lo showbiz, l’essere “qualcuno”, ora sta vivendo una sorta di rivoluzione interiore che la porta a cercare di essere irriconoscibile quando cammina per strada, a voler restare dietro le quinte quando il suo compagno (il famoso musicista “Chip” Z’Nuff) si esibisce nei locali, a tentare un riavvicinamento emotivo e quotidiano con la madre e con la casa di famiglia dove è sepolta la nonna. In fondo, anche l’attività di scrittrice (Katelyn è la co-autrice – insieme a Jack Russell – dell’autobiografia del leader dei Great White intitolata The True Tale of Mista Bone: A Rock + Roll Narrative) si può leggere come la volontà di reclamare un posto più defilato, nelle retrovie di quell’ambito della cultura musicale pop/rock che lei conosce molto bene.

Il cambiamento, analizzato in modo molto frontale dalla stessa Katelyn, è effetto diretto e indiretto di un avvicinamento alla religione cattolica, dopo una sorta di trance in cui la donna ha avuto la netta consapevolezza del mondo come campo di battaglia tra Bene e Male e come luogo di “rumore” dal quale era necessario allontanarsi. In una sorta di “film-confessionale”, Katelyn si racconta a Dejoie e agli spettatori, reclamando attenzione e rispetto, mostrando consapevolezza dell’essersi messa a disposizione di un progetto artistico e cinematografico molto impegnativo dal punto di vista emotivo (“Sto dando così tanto di me stessa a te e al mondo”) perché sta “sacrificando i suoi momenti personali per il film”. La vediamo infatti riabbracciare la madre dopo tanto tempo o parlare al telefono in vivavoce con il compagno, ascoltandone anche conversazioni particolarmente intime o riflessive, come quello in cui lui la lascia libera di decidere se trovare un lavoro a Buffalo per stare vicina alla madre (il che implicherebbe rivedere drasticamente la loro vita di coppia).

In Everything Works Out (in the End) Dejoie – già autore di The Gerber Syndrome: il contagio – riesce a costruire il ritratto sfaccettato di una personalità interessante, alternando momenti on the road sulle note di Swan Maiden (il nuovo progetto musicale di Katelyn), sessioni di registrazione discografica, condivisione di ricordi d’infanzia (l’inizio della carriera da stripper per pagare la prima tastiera professionale), momenti di concerti di Chip, allenamenti di boxe, photo shooting, rituali e preghiere.

Il film fa riflettere sull’importanza della fama, sul bisogno di “arrivare” che caratterizza la nostra società così improntata alla ricerca di consenso e di esposizione pubblica, per poi ribaltare in toto questa prospettiva e regalarci l’entusiasmo di una ragazza che si emoziona per le piccole cose così come per l’uscita del proprio libro (“This is my book!” ripetuto decine di volte con le lacrime agli occhi).

E mentre noi osserviamo il percorso controcorrente di una donna, le canzoni di Enuff Z’Nuff (Gorgeous) e della stessa Katelyn (Stay, The Tall Grass, When We Had the Moon, Goddess) ci accompagnano anche in un viaggio socio-culturale in un’America che sta cambiando: sullo sfondo, infatti, aleggia la seconda elezione di Trump a Presidente degli Stati Uniti d’America.

SCHEDA TECNICA
Everything Works Out (in the End) (USA; 2025). REGIA: Maximilien Dejoie. SCENEGGIATURA: Maximilien Dejoie, Igne Barkauskaite. FOTOGRAFIA: Maximilien Dejoie. MONTAGGIO: Luca Vigliani. MUSICA: Katelyn Doty, Enuff Z’Nuff, Nico Palermo. CAST: Katelyn Doty, Chip Z’Nuff. GENERE: Documentario. DURATA: 80’.
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