Quando la musica diventa resistenza




Che cos’è un concerto? Qual è la sua definizione? Sono sicura che ognuno di noi risponderebbe in maniera diversa. Tutti saremmo però concordi nel dire che, durante un concerto, la protagonista non è soltanto la musica che ascoltiamo ma lo sono anche i nostri corpi che si muovono al ritmo dei suoni, il sudore, gli odori, le urla, le luci, il calore delle persone attorno. Qualcuno potrebbe dire un rito collettivo, un momento di evasione ma anche un momento catartico e di liberazione.
E cosa succede quando una pandemia globale decide di affacciarsi sulla Terra e scombussolare le nostre vite? La Prima Festa è la testimonianza vivida e visiva di tre anni di pianificazioni, incontri dal vivo e poi riunioni rigorosamente a distanza, rimandi e ricalendarizzazioni dovute alla pandemia di Covid-19, che si diffuse proprio mentre l’evento stava prendendo forma. A dirigerlo è Pietro Fuccio, al suo esordio come regista di lungometraggio documentario — e la sua prospettiva è tutt’altro che esterna: Fuccio è infatti fondatore di DNA Concerti e ha partecipato in prima persona, insieme a Nicola Romani, all’organizzazione dell’evento che racconta. L’organizzatore diventa così regista e testimone allo stesso tempo, con tutto il peso emotivo che questo comporta. Il film viene presentato in anteprima assoluta al festival torinese Seeyousound e ha come protagonista l’evento live La Prima Festa dell’Amore di Cosmo, andato in scena all’Arena Parco Nord di Bologna il 15, 16 e 18 aprile 2022.
Ma partiamo dall’inizio: nel 2019 Cosmo chiude Cosmotronic, un tour con più di 20 date, italiane ed estere, e svariati sold out, conclusosi con successo al Forum di Assago a febbraio di quello stesso anno. L’artista e il suo manager (Emiliano Colasanti, 42 Records) però sentono che quella non è la dimensione ideale di Marco, alias Cosmo: gradinate e spalti creano troppa distanza con il pubblico e il cantautore cerca una vicinanza che in un Forum non può esistere. Nasce così l’idea di un nuovo show capace di unire l’artista e le persone in una dimensione diversa, quasi “magica” — un tendone da circo. Gli organizzatori cominciano a cercare la location adatta, il service, il light designer e tutte le altre maestranze necessarie per un live che già dall’idea si dimostrava “fuori dagli schemi” — Colasanti racconta di essersi ispirato al tour dei Radiohead Kid A e alla tournée di Gigi Proietti A me gli occhi, please, quando venne dichiarato “A Roma tendone fa spesso rima con Rivoluzione”. Poi però qualcosa si inceppa: scoppia una pandemia globale. Tutto si blocca, i concerti si fermano.
È il 2020, tutti noi siamo spiazzati, a tratti impauriti e destabilizzati, non possiamo più uscire, abbracciarci, toccarci. Passano i mesi e arrivano i tamponi e i vaccini; nell’estate 2021 i live tornano a popolare i festival europei, grazie a test effettuati durante i concerti e all’introduzione di misure di controllo preventivo dei contagi. In Italia invece il governo non prende una posizione, anzi sembra non interessarsi al problema e ad un settore allo stremo: migliaia di lavoratori dello spettacolo sono fermi, senza stipendio e senza avere idea di quando potranno ricominciare a lavorare. Arriva il settembre 2021 e DNA Concerti e tutta l’organizzazione non hanno ancora risposte: La Prima Festa si potrà fare o no? Le prime date bolognesi erano state fissate ad ottobre e i biglietti già venduti, era il momento di avere delle risposte. Bisognava prendere posizione e rimettere in moto la macchina organizzativa, anche alla luce degli esperimenti positivi dei concerti europei che avevano dimostrato come il contagio non aumentasse durante gli eventi dal vivo.
Ci voleva qualcuno che prendesse posizione e agisse pubblicamente. E quel qualcuno fu proprio Marco “Cosmo”: l’artista decide di esporsi in prima persona e scrive una lettera aperta al Presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, e alla vicepresidente Elly Schlein. Una lettera lucida, appassionata, in cui Cosmo ricorda che il settore della musica fu il primo a fermarsi — ancora prima dei DPCM — e chiede pragmatismo, non pietà. Un testo in cui rivendica che l’evento «ha un significato politico nel senso più alto del termine», e conclude con fermezza: «oggi è proprio intorno alla musica che si gioca il senso della politica: oltre la burocrazia, per ritrovare la gioia di stare insieme.»
A rendere la storia sullo schermo ancora più potente è la scelta di Fuccio di intrecciare piani temporali diversi. Le immagini di repertorio ci riportano indietro con una forza quasi straniante: Piazza del Duomo vuota, il Papa che cammina solo per Roma, le edizioni straordinarie dei telegiornali, i decreti di Conte trasmessi in diretta. Cose che abbiamo vissuto sulla nostra pelle e che, riviste oggi, fanno ancora un effetto strano — un misto di incredulità e memoria fisica. A queste si alternano le interviste agli organizzatori, al manager, allo stesso Cosmo: voci che raccontano dall’interno la frustrazione, l’ostinazione, la speranza. E poi i live del 2019, l’energia di Cosmotronic, i corpi in movimento — un contrasto quasi doloroso con il silenzio che sarebbe arrivato dopo: le mascherine, i concerti da seduti e distanziati.
Quando La Prima Festa dell’Amore si tiene finalmente nell’aprile 2022 — primo vero concerto dopo più di ventisei mesi di silenzio — l’emozione non ha bisogno di essere costruita. È lì, già scritta nei volti del pubblico, nella musica che riempie di nuovo uno spazio fisico condiviso. Le immagini sono potenti, vive, quasi fisiche: si sente il calore, il rumore, la gioia di chi era lì. La Prima Festa dell’Amore non fu semplicemente un concerto di Cosmo — fu un festival a tutti gli effetti, con artisti dell’underground italiano accomunati da una stessa attitudine: sperimentare, contaminare, far ballare un pubblico che aveva mandato sold out tutte e tre le date. Fuccio non si limita a documentare — restituisce un’esperienza, quella di una musica ibrida capace di fondere la potenza del live con l’energia della club culture.

C’è un momento, in La Prima Festa, in cui il tendone blu da circo smette di essere solo uno spazio e diventa qualcosa di più grande: una dichiarazione, un atto collettivo, una risposta silenziosa a mesi di assenza forzata. La Prima Festa è anche la storia di un settore che ha scelto di non sparire in silenzio, di un artista che ha trasformato la frustrazione in azione, perché riunirsi, ballare, sentire la musica nel corpo è un atto politico. Lo era prima della pandemia, senza che ce ne accorgessimo. Lo è diventato ancora di più dopo.
Cos’è un concerto? Forse, dopo aver visto questo film, la risposta è più chiara: è il posto dove torniamo a sentirci vivi e parte di una comunità.
SCHEDA TECNICA:
LA PRIMA FESTA (Italia, 2026). REGIA: Pietro Fuccio. FOTOGRAFIA: Francesco Filacchione. MONTAGGIO: Pietro Fuccio. SUONO: Tommaso Barbaro. GENERE: Documentario.
DURATA: 60’.







