Voto al film:

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N.W.A., Boyz n the Hood

Dopo il grande successo negli Stati Uniti, arriva in Italia Straight Outta Compton forse tra i migliori lavori di F. Gary Gray (Il negoziatore, 1998; Giustizia privata, 2009), capace di raccontare in maniera non retorica l’ascesa, i conflitti interni e il declino dei N.W.A., gruppo gangsta rap divenuto a metà degli anni Ottanta uno dei maggiori innovatori della scena musicale nazionale coeva.

Più che ripercorrere a ritroso la fortuna della band, Gray descriveStraight-Outta-Compton-Movie-Still-1 con cura minuziosa l’ambiente e il contesto sociale e culturale in cui si formano Eazy-E, Dr. Dre, Ice Cube e gli altri componenti del la band coltivando quel sentimento misto di frustrazione e rabbia sfociato poi nei testi delle loro canzoni, di cui l’allora discussa Fuck tha Police resta uno dei brani fondanti del genere.

Caratterizzati da uno stile diretto ed aggressivo, polemico e brutale, i pezzi dei N.W.A. si differenziano dal rap canonico proprio per lo stretto legame con la realtà dei ghetti, raccontanti negli aspetti più duri che caratterizzano la vita di chi vi vive. Sono storie di ordinaria violenza: gang criminali che si contendono il territorio, intimidazioni e pestaggi da parte della polizia, furti, droga, omicidi, un limbo descritto senza remore che circonda i quartieri altolocati delle metropoli statunitensi relegando il resto della comunità a un inferno etico quanto fisico. I gangsta – deprecabili per i contenuti sessisti, la mitizzazione della malavita e il pacchiano materialismo, ostentata espressione di una presunta posizione conquistata nel “sistema” ghetto – sono espressione viva condivisa soprattutto tra i giovani neri di un disagio spesso ignorato da istituzioni che preferiscono reprimere piuttosto che risolvere.

Straight Outta ComptonGuardando ai recenti fatti di cronaca aventi come vittime afroamericani, la valenza politica del film si manifesta in tutta la sua forza, facendosi portavoce di una dimensione culturale allora come oggi dolorosamente attuale. È certo prevedibile che il lavoro di Gray si trasformi in Italia da blockbuster a prodotto di nicchia, sia per il forte legame con il contesto nazionale originario, ma soprattutto per l’edulcorato rap nostrano, lontano dall’originaria realtà a stelle e strisce di cui tendenzialmente ha preso l’immaginario e il look senza saperne trasferire i contenuti critici e di denuncia tipici del periodo d’oro del genere. Un’eco che ripete ed estende una voce, senza però riuscire a trasmetterne la sua intensità.

SCHEDA TECNICA
Straight Outta Compton (Id., USA, 2015) – REGIA: F. Gary Gray. SCENEGGIATURA: Jonathan Herman, Andrea Berloff. FOTOGRAFIA: Matthew Libatique. MONTAGGIO: Billy Fox, Michael Tronick. MUSICA: Joseph Trapanese. CAST: O’Shea Jackson Jr., Corey Hawkins, Jason Mitchell, Keith Stanfield, Paul Giamatti. GENERE: Biografico. DURATA: 147′.

https://www.youtube.com/watch?v=xN-3sTTssQw[:en]

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Lapo Gresleri

Lapo Gresleri

Lapo Gresleri è critico e storico del cinema, operatore culturale e docente. Collaboratore esterno della Cineteca di Bologna dal 2009, è autore di numerosi saggi, articoli e recensioni, pubblicati in volumi e riviste, tra cui “Inchiesta”, “Archphoto 2.0”, “Cinergie”, “Parole Rubate”, “Studi Pasoliniani”, “Le Magazine Littéraire” e “K.”. Da anni si occupa prevalentemente di cinema afroamericano. Nel 2019 ha tenuto il primo corso in Italia sull’argomento presso l’Università Primo Levi di Bologna. Ha inoltre pubblicato la monografia Spike Lee. Orgoglio e pregiudizio nella società americana (Bietti, 2018) e il saggio Body and Souls. Il corpo nero, #BlackLivesMatter e il cinema afrosurrealista (Bietti, 2021). Nel 2020 tiene la prima masterclass in Italia sul cinema afroamericano contemporaneo all’interno del Rome Independent Film Festival per il quale dal 2021 è curatore ufficiale della sezione “Black Films Matter”.

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