Voto al film:

Essere Tupac

Tupac Shakur è stato probabilmente “il rapper più influente di ogni tempo” (Rolling Stone), vendendo oltre 75 milioni di dischi (l’album All Eyez on Me del 1996 e il Greatest Hits postumo del 1998 sono ancora tra i più venduti negli Stati Uniti). Un’icona della comunità afroamericana, la cui vita si è interrotta a soli 25 anni in un agguato a colpi d’arma da fuoco a Las Vegas il 7 settembre 1996, i cui responsabili non sono mai stati scoperti.

A Tupac è dedicato il biopic All Eyez on Me, diretto da Benny Boom, che ne ripercorre tutti i momenti più importanti: l’infanzia povera ad Harlem insieme alla madre attivista e appartenente al gruppo rivoluzionario Black Panther, la scuola d’arte e la passione per il teatro e Shakespeare, il trasferimento in California e la rapidissima ascesa come rapper, i dischi, i live, il successo, la carriera da attore, i problemi con la legge fino al carcere per un’accusa di stupro, l’aggressione a colpi di pistola che quasi lo uccide, il passaggio all’etichetta Death Row, ancora dischi trionfali, la rivalità con i colleghi dell’east coast ed infine il tragico epilogo.

Una biografia traboccante che il regista (una solida carriera nei videoclip) non riesce a governare: in particolare nella prima parte l’uso del flashback, con brevissimi e repentini stacchi sul passato, rende la narrazione zoppicante e meccanica, con tanto di voce fuori campo di Tupac insopportabilmente didascalica e retorica. Ma in generale tutto il film sembra una sequenza di scenette scollegate intervallate da momenti musicali, quasi una versione filmata della pagina Wikipedia dell’artista. Una pedissequa ricostruzione di una vita, preoccupatissima di non tralasciare nessun avvenimento ma totalmente disinteressata ad approfondire il personaggio: le sue passioni (come e perché inizi a fare rap non viene minimamente trattato), le sue contraddizione (l’impegno civile per la sua comunità insieme alla vita delinquenziale), il suo rapporto con la rabbia e la violenza.

In definitiva un ritratto superficiale, banale, a tratti agiografico, che si sforza di non trascurare nemmeno uno degli stereotipi dell’artista maledetto e di successo e che non rende giustizia né al vero Tupac né tantomeno all’attore che lo interpreta (Demetrius Shipp Jr.), somigliantissimo all’originale e autore di una buona prova recitativa.

La parte migliore di All Eyez on Me è indubbiamente la musica del rapper, capace molto meglio del film di raccontare le diverse sfaccettature del personaggio: il degrado di Brenda’s Got a Baby, la dolcezza di Dear Mama, la violenza di Hit ‘em Up, la denuncia di To Live & Die in L.A. e il divertimento di California Love.

Dispiace che Tupac non abbia avuto la stessa fortuna degli N.W.A., gruppo rap alla cui storia è stato dedicato Straight Outta Compton (2015), film di buon livello che paragonato con questo può quasi definirsi un capolavoro.

SCHEDA TECNICA
All Eyez on Me (Id., USA, 2017) – REGIA: Benny Boom. SCENEGGIATURA: Jeremy Haft, Eddie Gonzalez, Steven Bagatourian. FOTOGRAFIA: Peter Menzies Jr. MONTAGGIO: Joel Cox. CAST: Demetrius Shipp Jr., Kat Graham, Lauren Cohan, Hill Harper. MUSICA: John Paesano. GENERE: Biografico. DURATA: 140’

About Andrea Zacchi

Nato a Bologna nel 1971, si laurea in Scienze Politiche indirizzo internazionale presso l'Università di Bologna. E' un grande appassionato di cinema e di musica rock. Ha suonato per diversi anni il basso e la chitarra in un gruppo ed ha frequentato diversi corsi di cinema e di critica cinematografica. Ha un blog di recensioni di film e serie tv.

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