Voto al film:

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Federica Maragno sul discusso Hair di Miloš Forman, stridente quanto affascinante adattamento cinematografico del noto musical di Broadway

Qui l’articolo apparso anche su Cinefilia Ritrovata

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Hippie a Central Park

Era il 1967 quando la controcultura, di fatto già evolutasi in moda, arrivò in teatro grazie a Hair. E Miloš Forman era tra il pubblico. The American Tribal Love-Rock Musical era in linea con i tempi che raccontava: un seducente pot-pourri di amore libero, pacifismo, droghe e coscienza cosmica.

L’adattamento cinematografico arriva però soltanto nel 1979, appena un paio d’anni dopo una riproposizione del musical a Broadway che si rivela un fiasco: i tempi sono cambiati, gli hippie non sono più à la page. Tremendamente in ritardo e perciò bollato come datato, anacronistico, il film di Forman si riferisce a un passato troppo recente per uno sguardo nostalgico e patinato alla Grease. Ne emerge invece una coloratissima parabola antimilitarista, con la rivisitazione di Claude Bukowski in chiave redneck e l’introduzione del tragico scambio di persona nel finale. Si sarebbe quindi tentati di ridurre il film a una tipica lettura a scoppio ritardato del Vietnam. E certamente lo è, ma non solo.

Qualcosa stride e disturba, al punto che in questo si potrebbe individuare la cifra distintiva e autoriale della pellicola. Da un lato infastidisce la posizione volutamente ambigua di Forman nel dipingere i personaggi, nell’ispirare a tratti un senso di compiacimento e tenerezza per un credo squisitamente naif, a tratti un disincantato distacco ironico. Parallelamente, la messa in scena del film oscilla tra rigidi stereotipi e pennellate di realismo. Stereotipati sono i personaggi e i loro comportamenti: se la brigata di Berger inscena un vero e proprio catalogo di dettami hippie, il milieu borghese, appena tratteggiato, è un covo di manichini. L’esercito, poi, è una fabbrica di automi. Tutto questo ha pieno diritto di esistere in un musical, ma ecco l’elemento stridente: nel complesso Hair non indulge all’onirismo tipico del genere. Certo, si tratta di dettagli, ma quando George Berger sale sul tavolo durante la scena della festa cantando I Got Life, quella scarpa da ginnastica lurida che sposta il bicchiere in qualche modo incrina il patto di finzione. E di certo girare in pieno Central Park, con un tappeto di foglie secche e i palazzi riconoscibili sullo sfondo, significa inserirsi di prepotenza nel reale e vivificare la vicenda sganciandola da uno sguardo strettamente estetizzante, cosicché molte sequenze di danza, complici le coreografie di Twyla Tharp, acquistano una spontaneità inusitata.

Sono proprio le contraddizioni a far vibrare ancora oggi la pellicola e ad ispirare un amore sofferto per una stagione di libertà che Forman preferisce non celebrare, perché una celebrazione equivarrebbe ad un elogio funebre.

SCHEDA TECNICA
Hair (Id., USA-Germania Ovest, 1979) – REGIA: Miloš Forman. SCENEGGIATURA: Michael Weller, basata sul musical di Gerome Ragni e James Rado. FOTOGRAFIA: Richard C. Kratina, Miroslav Ondrícek, Jean Talvin. MONTAGGIO: Sally Menke. MUSICHE: Galt MacDermot. CAST: Treat Williams, John Savage, Beverly D’Angelo, Annie Golden. GENERE: Musical. DURATA: 121′

Federica Maragno

Federica Maragno

Nata a Bologna nel 1985, si diploma in pianoforte nel 2005 presso il Conservatorio G.B.Martini. Nel 2011 consegue la Laurea Specialistica in Cinema, Televisione e Produzione Multimediale con una Tesi in Cinema e Studi Culturali sul lolitismo nel cinema statunitense. Appassionata di cinema nordamericano, ha finora ricoperto posizioni molto diverse, tra cui promoter, pianista accompagnatrice, responsabile del personale, sistemista informatica. Attualmente insegna pianoforte in una scuola elementare.

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