Venezia 77 – Paolo Conte, via con me

Voto al film:

Un artista a tutto tondo

Si costruisce da sé il documentario di Giorgio Verdelli su Paolo Conte: una narrazione talmente fluida e naturale da rendere inutile qualsiasi artificio macchinoso. I tasselli che vanno a delineare la personalità artistica del cantautore sono così ben inanellati che paiono richiamarsi l’un l’altro, presentando un elemento musicale immediatamente analizzato da un commento critico o una riflessione teorica subito suffragata da un’esecuzione dal vivo. Quando il regista interviene in modo più diretto, ad esempio dirigendo i movimenti di un intervistato, non è per sfoggio di perizia ma per mantenere quella fluidità tra le parti di un continuum in cui Paolo Conte, via con me si realizza pienamente.

Verdelli ci accompagna in un viaggio che non è una biografia di Paolo Conte: sebbene non manchino – come è naturale – riferimenti alle esperienze di vita, all’infanzia, alla giovinezza, agli affetti, essi pure sono presi come fonte scaturente dell’espressione artistica. La scelta di dedicarsi al jazz anziché alla musica leggera, ad esempio, viene attribuita dal musicista al carattere di “tragediografi” degli astigiani, originari di una città che non ha mai prodotto poeti. Eppure Paolo Conte è ormai universalmente riconosciuto come poeta, tanto grande è l’impatto emotivo che le sue canzoni hanno avuto e hanno tuttora su un pubblico multigenerazionale e internazionale. Dall’interno di questo pubblico Verdelli fa emergere le voci di alcuni amici e collaboratori del cantante che raccontano la passione per la musica che Paolo respirò sin dai suoi primi giorni (i genitori erano pianisti), la piccola orchestra formata con il fratello, le esperienze al trombone e al vibrafono prima di dedicarsi alla composizione di canzoni che affidava a cantanti come Adriano Celentano, Caterina Caselli e Patty Pravo. Non dimentichiamo che dietro canzoni famosissime come Azzurro o Insieme a te non ci sto più ci sono le musiche di Conte.

È nel 1974 che Paolo decide di non affidare più le sue canzoni ad altri interpreti ma di eseguirle personalmente: forte del suo passato da avvocato egli afferma di aver preso questa decisione “per difendere le mie canzoni: sono l’avvocato difensore dell’identità delle mie canzoni”.  La sua “voce da svenire” (Patrice Leconte) diventa rapidamente l’inconfondibile marchio di fabbrica di un’opera poetica che gradualmente delinea un affresco dell’uomo italiano e dei suoi sentimenti. Paolo Conte è un artista decisamente poliedrico e sfaccettato: lui stesso, alla richiesta di fornire una definizione del genere che pratica, risponde: “confusion mental fin-de-siècle”. In quel “crossover di varie suggestioni musicali” (De Gregori) coesistono infatti – anche secondo Vincenzo Mollica – “musica, poesia e pittura”. Proprio la pittura è uno dei primari interessi del cantautore, che ha ricevuto dall’Accademia di belle arti di Catanzaro la Laurea honoris causa: analizzando i testi delle sue canzoni possiamo vedere come le parole disegnino il bozzetto di un carattere o di una situazione. Conte si definisce infatti “scrittore di paesaggi” e con La Topolino amaranto ha percorso e percorre numerose strade reali e immaginarie, cavalcando i ricordi (Gelato al limon) in quel modo particolare che gli ha permesso di “non fermarsi mai al particolare ma di cercare sempre l’universale” (Mollica).

Forse è per questa caratteristica che Roberto Benigni gli ha chiesto di scrivere le musiche per il suo debutto cinematografico Tu mi turbi (1983)? Oppure è perché la musica di Conte è intrinsecamente legata alla settima arte? Il cantautore dichiara infatti di amare la musica proprio perché “in una pagina, in tre minuti, può contenere tutto un film”.

SCHEDA TECNICA:    

Paolo Conte, via con me (Italia, 2020) – REGIA: Giorgio Verdelli. SCENEGGIATURA: Giorgio Verdelli. FOTOGRAFIA: Federico Annicchiarico. MONTAGGIO: Emiliano Portone, Matteo Bugliarello. MUSICA: Paolo Conte. CAST: Paolo Conte, Caterina Caselli, Pupi Avati, Francesco De Gregori, Vincenzo Mollica, Roberto Benigni, Patrice Leconte. GENERE: Documentario. DURATA: 100′.

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