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Voto al film:

Il rap italiano, dalla A alla Z

Sono passati ormai quasi trent’anni da quei primi dischi di rap italiano che hanno fondato le basi di un genere ormai diffuso in tutto il panorama musicale nazionale. Non è difficile adesso trovarsi ad ascoltare un brano rap, in una radio, come colonna sonora di un film, dalle casse di una macchina ferma ad un semaforo, in programmi televisivi e lo possiamo trovare ormai in scaletta persino nel tempio della musica leggera italiana, Sanremo.

La cultura hip hop, di cui il rap è una delle espressioni più note al grande pubblico, è ormai diffusa, sdoganata e in parte anche culturalmente riconosciuta. Ma agli inizi degli anni 90, tutto doveva ancora succedere, tutto doveva ancora essere scritto. Quando arrivano dall’America i primi dischi di rap, nessuno ancora pensa sia possibile tradurre quel genere nella lingua italiana: problemi di metrica, accenti, rime. La lingua italiana ha delle peculiarità che rendono insidiosa la sfida del rappare in italiano. Eppure qualcuno ci prova e l’avventura ha inizio.

Di tutto questo e non solo parla Numero Zero l’interessante documentario di Enrico Bisi, che cuce con grande abilità spezzoni video di repertorio e brani musicali, con gli interventi dei protagonisti di quell’epoca, che si raccontano con grande sincerità, attraverso una voce fuori campo (quella di Ensi, un rapper italiano) che narra, spiega e introduce all’ascolto dei vari brani. Con la perizia di chi la cultura Hip Hop l’ha studiata a fondo, Bisi ricostruisce quella che viene considerata l’età dell’oro del rap italiano: da quei primi dieci anni (il documentario interrompe la sua indagine alle soglie degli anni 2000) bisogna infatti ripartire se si vuole comprendere il senso profondo di questo genere musicale e il peso che ha avuto nella cultura musicale italiana.

Nato, come spesso accade, come forma di protesta principalmente politica, il rap si fa veicolo di disagio, ricerca di senso, sperimentazione, osservazione della realtà e analisi di una condizione giovanile che fatica a trovare una propria collocazione.

La connotazione politica dei primi rapper che si affacciano sulla scena è molto forte, fra i primi in questa direzione, Assalti Frontali e Frankie hi-nrg (ascoltare Fight da Faida per farsi una idea); connotazione che non sparirà mai del tutto, pur affievolendosi negli ultimi anni: ma il suo essere fieramente underground manterrà sempre i rapper in una posizione polemica verso una certa idea di società e di cultura di massa. Autentici capolavori di quei primi anni novanta sono sfida il buio di Speaker Dee Mo & Dj Gruff e Passaparola degli Isola Posse All Stars.

Non è nostalgico il regista in questo suo percorso: il gesto che compie Bisi è in effetti quello di storicizzare quel periodo di straordinario fermento musicale e creativo legato alla cultura hip hop, metterlo nella giusta prospettiva per comprenderlo e analizzarlo. Non troviamo mai domande dirette ai rapper nel suo documentario, ma solo racconti, lasciati liberi di fluire, quasi fossero delle confessioni. Si raccontano infatti frontalmente quegli stessi protagonisti di ieri (Neffa, Kaos One, Esa, Ice One, fra i tanti) tirando fuori ricordi, episodi e aneddoti che, se da un lato non potranno non emozionare chi in quegli anni ne ascoltava gli album consumando le loro prime musicassette, non potranno lasciare indifferenti nemmeno quanti dovessero avvicinarsi a questo mondo anche solo per curiosità.

SCHEDA TECNICA
Numero Zero, alle origini del rap italiano (Id., 2015) – REGIA: Enrico Bisi. Sceneggiatura: Enrico Bisi. Montaggio: Stefano Cravero. CAST: Ensi (voce narrante), Speaker DeeMo, Kaos One, Ice One, Neffa, Colle der Fomento, Big Fish, Tormento, Fabri Fibra, Frankie hi-nrg, J-Ax, Fritz da Cat (e molti altri) GENERE: Documentario. Durata: 91′. Disponibile su Netflix da aprile 2018

About Edoardo Graziani

Classe 1980, nasce e lavora a Bologna come grafico editoriale e come fotografo. Amante del cinema da sempre, folgorato lungo la via da Antonioni e Wenders, dopo aver atteso molti anni per ragioni di lavoro, si è finalmente trovato nella condizione di poter intraprendere gli studi di cinema presso il Dams di Bologna, dove attualmente, è iscritto.

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