Avengers: Infinity War

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Voto al film:

Suoni dal tragico infinito

Presentato in anteprima in occasione del midnight screening organizzato da Pop-Up Cinema al Medica Palace di Bologna, Avengers: Infinity War è l’odissea Marvel definitiva.

Se Kenneth Branagh, il più shakespeariano dei registi assoldati dalla Marvel, ha avuto molta difficoltà a bilanciare tragedia e intrattenimento in Thor, i fratelli Anthony e Joe Russo sono i fautori di vero e proprio miracolo pagano tra cielo e terra: la fusione in un’epica barocca e stratificata del pathos tragico dei Vendicatori con la leggerezza di una soft comedy interstellare.

Avengers: Infinity War, accolto trionfalmente in occasione del decennale dell’iconico Marvel Cinematic Universe, è prima di tutto un grandioso apologo morale sui concetti di colpa e redenzione, laddove gli altri due capitoli (Avengers e Avengers: Age of Ultron) miravano di più a costruire dei perfetti “oltre-film” ipertrofici, inclini ad una narrazione meno complessa e più arrembante per prepararci alle oscure trame della “guerra infinita”. Dalle inquietudini robotiche di Ultron arriviamo dunque al dissidio morale di Thanos, villain malvagio ma non troppo, capace di un amore distruttivo e calcolato, nonché di interpretare la fine di una parte della civiltà cosmica in chiave neomalthusiana. Secondo il “titano pazzo” è necessario spargere morte e distruzione per rifondare una nuova e più forte civiltà cosmica grazie alle sei Gemme dell’infinito, ma gli Avengers sono decisi più che mai a superare la logica del “divide et impera” per fermare l’avanzata del male. Più che essere (solo) cinema dello scontro convulsivo, Infinity War finisce per definire un nuovo, elevatissimo standard all’interno dell’intrattenimento commerciale e segna l’apice di un percorso seriale fondato su azione, umorismo e melting pot di generi narrativi e registri linguistici.

A infondere un timbro epico e sontuoso alle avventure dei Vendicatori ci pensa Alan Silvestri, che nel 2011 aveva portato nel mondo Marvel orchestrazioni eroiche capaci di legarsi in modo espressivo al sonoro roboante e vigoroso. La soundtrack di Avengers: Infinity War supera in parte l’imitatio legata alla temporary music, allontanandosi dai suoni troppo stereotipati delle precedenti avventure e vibrando insieme ai diversi cambi di rotta dell’azione: dai classici scontri frontali alle più altisonanti battaglie tra bande schierate in stile jacksoniano, dai momenti introspettivi e dialogati agli attimi concitati e frenetici; la musica si adatta emotivamente ad ogni sfumatura narrativa esaltando la rivolta grazie al leitmotiv portante, accompagnando le sequenze più intimiste, sottolineando la specificità di ognuno dei diversi personaggi e prendendosi le giuste pause come in ogni epica di largo respiro che si rispetti.

“Il re è morto, lunga vita al re!”, sembrano intonare all’unisono Kevin Faige e il suo fantastico entourage, perché è nella fine che si cela un nuovo corso per l’epopea Marvel. Il franchise delle meraviglie, dopo la riscrittura (origin-story, spin-off e remake) sceglie di chiudere la sarabanda pirotecnica iniziata nel 2008 con Iron Man in tragedia apocalittica, e di lasciare i nostri eroi nella scia dolorosa di Thanos, almeno fino alla prossima avventura.

SCHEDA TECNICA
Avengers: Infinity War (Id., USA, 2018) – REGIA: Anthony e Joe Russo. SCENEGGIATURA: Christopher Markus, Stephen McFeely. FOTOGRAFIA: Trent Opaloch. MONTAGGIO: Matthew Schmidt, Jeffrey Ford. MUSICA: Alan Silvestri. CAST: Robert Downey Jr., Chris Hemsworth, Mark Ruffalo, Scarlett Joahansson. GENERE: Azione. DURATA: 149’

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