Due “Dune” a confronto

La nostra Martina Biscarini arricchisce il dibattito sull'uscita di "Dune" ponendo a confronto il film di Villeneuve con l'omonimo di Lynch.

Lynch e Villeneuve, gli anni Ottanta e gli anni Venti del Duemila. Lo stesso testo di riferimento – il primo capitolo (più o meno) di Dune.

La contestualizzazione e il cambio di autore sono molto importanti per comprendere perché i due film non sono neanche lontanamente parenti: se Lynch ci restituisce un Dune assai pop, il film di Villeneuve è già parte dell’immaginario dell’Antropocene. Basti pensare solo a come l’autore canadese recupera il tema della siccità su Arrakis, indotta per motivi commerciali legati all’importanza della spezia sul mercato galattico. Nel contesto in cui il film si colloca, la desertificazione progressiva a causa del cambiamento climatico è già un tema alla portata di spettatore, negli anni Ottanta di Lynch no. Il tema della presa di coscienza quindi aggiunge la questione ecologica a quella spirituale, cosa pienamente nello spirito di Herbert.

Il Post all’epoca scrisse di Lynch: “Esercizio pretenzioso insensatamente malato”. “Pointless“, nelle recensioni statunitensi dell’84, è un aggettivo che ricorre (“escursione insensata nel regno del torbido” scrisse a sua volta il Chicago Sun-Times). Il film di Villeneuve invece è tutto tranne che pointless. Questo insistere sul presente nel sottotesto del nuovo Dune – unito a una notevole maestria per la narrazione epica – rende coinvolgente il film; in quello di Lynch invece a un certo punto (lo spiegone veloce alla fine del secondo atto per problemi di tempistiche) sembra quasi che la trama in fondo non sia così importante, sia subalterna in qualche modo alla coloratissima resa virtuale e agli effetti speciali.

Ma Lynch è cosciente di avere almeno un mezzo fallimento alle spalle, dato che ha dichiarato di essere orgoglioso di tutto quello che ha fatto – eccetto Dune per il quale, dalla vergogna, si è pure inventato uno pseudonimo. Non c’è bisogno di ricordare che il suo fu un flop, mentre Villeneuve è candidato all’Oscar. Quel che si evince dal confronto dei due film è una specie di lezione – imparata, per Lynch, con “le cattive” – di come si traspone un’opera letteraria in termini di tono, di tempistiche nonché di gancio con il presente che coinvolga lo spettatore.

Epico è la parola che descrive il nuovo Dune: i costumi sono eleganti e di sapore antico e non kitch e pseudo-punk. I colori del film non descrivono un caleidoscopio delirante ma sono asettici e seri. Il materiale della trama addirittura è tagliato prima della fine del primo volume, così da dare modo ai personaggi di mostrarsi con calma (ricordiamo la figlia dell’imperatore che apre il film e non torna più in Lynch) e agli snodi narrativi di risultare chiari.

Lynch aveva fatto eseguire la colonna sonora del suo Dune ai Toto (all’epoca all’apice della carriera) in collaborazione con Brian Eno. L’orchestra è la Wiener Symphoniker: il meglio del meglio insomma. Infatti, dove spesso fallisce il video, la colonna sonora cerca di supplire: il suono è maestoso, davvero epico. C’è chi ha detto che sia più da rock opera che da fantascienza, ma del resto questo commento è applicabile a tutto il film (nel quale ricordiamo la presenza di Sting, pure all’apice della carriera con I Police). Inquietanti i synth di Eno nel Tema della Profezia, forse il più evocativo dei passaggi musicali del film, che dà ancora i brividi ascoltandolo da solo alla pari di alcuni pezzi del disco Low di Bowie (prodotto sempre da Eno), dal quale questo brano potrebbe tranquillamente provenire.

Hans Zimmer, un veterano (e un fan della saga di Frank Herbert), ha esplorato più a fondo questo tipo di epicità, facendo largo uso dei cori e dirigendo l’orchestra verso un suono monumentale, artificiale ma sinfonico di intenti. È partito da un punto fermo: la colonna sonora avrebbe dovuto liberarsi dall’effetto Star Wars sfumando referenti troppo “terrestri”, come il suono riconoscibile di una tromba o di un violoncello. Ecco perché ogni strumento è stato effettato per creare un ambiente nuovo e straniante, in sintonia con il sound design di Mark Mangini. Il risultato, nell’unione tra suono e video, è colossale e mai scollato.

Voti ai film:

Lynch: 2/5 – Villeneuve: 5/5

SCHEDE TECNICHE:

Dune (Dune; USA, 1984). REGIA: David Lynch. SCENEGGIATURA: David Lynch (basata sul romanzo omonimo di Frank Herbert). FOTOGRAFIA: Freddie Francis. MONTAGGIO: Anthony Gibbs. MUSICA: Toto, Brian Eno. INTERPRETI: Kyle MacLachlan, Francesca Annis, Jurgen Prochnow, Max von Sydow. GENERE: Fantascienza. DURATA: 137′.

Dune (Dune: Part One; USA, Ungheria, Canada; 2021). REGIA: Denis Villeneuve. SCENEGGIATURA: Eric Roth, Denis Villeneuve, John Spaihts. FOTOGRAFIA: Greig Fraser. MONTAGGIO: Joe Walker. MUSICA: Hans Zimmer. INTERPRETI. Timothée Chalamait, Rebecca Ferguson, Oacar Isaac, Stellan Skarsgard, Zendaya. GENERE: Fantascienza. DURATA: 155′.

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